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Quel tornado che incute paura

“Il punto di vista” di Adriana Verardi Savorelli

Terra di Romagna nel mese di maggio. Passeggio tranquilla nella strada davanti a casa: a destra il bosco degli uccelli, a sinistra i campi arati dove gli uccelli cercano e trovano cibo e più in là l’immensità verde dove gli occhi si perdono beati. Dalla zona del mare, però, avanzano nubi minacciose che diventano sempre più scure e un vento freddo solleva foglie dovunque, gli alberi danzano frenetici al ritmo loro imposto con i rami che s’incurvano, si raddrizzano e io, spaventata, corro verso casa spinta da una forza incredibile. Mi sento finalmente sicura tra le mura domestiche!

Dai vetri della finestra guardo preoccupata e all’improvviso ricordo. Qualche anno fa… Siamo un gruppo di amici a pranzo in un ristorante, coppie di sposi da lunga data che si ritrovano per trascorrere in armonia un paio di ore insieme, ricordare il bel tempo che fu quando la giovinezza pareva non finire mai, ma anche pensare al tempo presente. Sorrisi, voglia di dire e di ascoltare. Poi, alla fine del piacevole incontro, lampi e tuoni fanno prevedere un temporale. Non ci fidiamo a uscire e a ritornare nelle nostre case e aspettiamo che passi in fretta la turbolenza. Ma il cielo si fa sempre più scuro, addirittura diventa tutto nero come se la notte fosse giunta in anticipo… Uno spettacolo pauroso!

Luci d’emergenza nel locale, il vento sibila, crescono i rumori… È un tornado! Le voci si alzano nitide… Mai visto un fenomeno naturale così violento! Alle ore tre del pomeriggio noi amici ci ritroviamo assai inquieti. Una pioggia scrosciante batte sui vetri e noi a guardare quello strano mondo d’intorno che non conoscevamo. Arriva la fine di quell’incubo! Ritorna la luce del giorno, il cielo si schiarisce, continua a piovere a dirotto. Ancora attesa. Quando finalmente usciamo, con precauzione, riprendiamo la via del ritorno, ma le sorprese non finiscono. Le strade non sono più le stesse perché in vari punti sono impraticabili a causa di grossi rami di alberi caduti in terra che impediscono il transito.

Nuovi percorsi, il rientro diventa difficile. Giriamo a lungo e, infine, siamo a casa! I ricordi svaniscono… Oggi guardo le nuvolacce nere che il vento impetuoso porta lontano, là verso la città di Ravenna, a spaventare altri occhi. Il temuto tornado passa e non lascia rovine. Penso alla nostra fragilità umana, nulla possiamo fare di fronte alle forze della natura che quando esplodono sono terrificanti. In questi momenti ci ricordiamo di Dio che tutto può e preghiamo affidandoci alla speranza…

«Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome… non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male e così sia!». Nella normale quotidianità ci ricordiamo del nostro Padre per ringraziarlo di tutto il bene che ci offre, oppure ci rivolgiamo a Lui solo nelle avversità che ci fanno temere per la nostra vita? È doverosa una risposta per verificare la nostra fede.

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