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Le Olimpiadi partono… e gli sponsor scappano

Venerdì la cerimonia di apertura

Sono cominciate (ufficiosamente) le Olimpiadi di Tokyo 2020. Anche se la cerimonia di apertura è in programma per venerdì 23 luglio, già mercoledì 21 sono partite le prime gare inserite nel calendario delle discipline dell’edizione dei Giochi in Giappone. In campo, per la fase a gironi, i tornei di softball e calcio femminile. Queste, come tutte le gare e cerimonie, si svolgeranno senza pubblico. Ma se le delegazioni e gli atleti di tutto il mondo, tra tamponi e lunghissimi protocolli anti-Covid, sono arrivati in terra nipponica, non sembrano placarsi le polemiche.

A scaldare ancora di più il clima, è la questione sponsor. Per le sponsorizzazioni, si stimano circa 3 miliardi investiti da circa 60 aziende di tutto il mondo. Tra tutti Asahi Breweries, Fujitsu e Canon, che hanno pagato circa 135 milioni di dollari a testa per diventare “Tokyo 2020 Gold Partners“. Ma su tutti fa discutere la scelta, a pochi giorni dall’inizio ufficiale, di Toyota Motor Corp. L’azienda, uno degli sponsor principali, ha annunciato che non trasmetterà spot televisivi relativi ai Giochi giapponesi e che il suo presidente non parteciperà alla cerimonia di apertura. «Le Olimpiadi stanno diventando un evento che non ha il favore del pubblico» ha detto Jun Nagata, dirigente delle pubbliche relazioni della Toyota. Una scelta, secondo i media nipponici, per prevenire un possibile danno d’immagine del marchio, vista la forte opposizione pubblica e i timori di un’ulteriore diffusione del coronavirus.

Paure rilevate anche nel sondaggio del quotidiano Asahi Shinbun, il 68% degli intervistati ha detto di dubitare della capacità degli organizzatori olimpici di controllare le infezioni da Covid, mentre il 55% ha detto di essere contrario ai giochi.

Come se non bastasse, a dare un ulteriore scossone è stato Toshiro Muto, il capo del Comitato organizzatore di Tokyo. Nella conferenza stampa di martedì non ha escluso una possibile (e grottesca) cancellazione last-minute: «Non possiamo prevedere cosa accadrà con il numero di casi. Se ci sarà un picco, ne discuteremo. Abbiamo concordato che in base alla situazione del Covid, convocheremo di nuovo un meeting a cinque. I contagi potrebbero aumentare o diminuire, quindi penseremo a cosa dovremo fare quando si presenterà la situazione». Di tutt’altra idea il presidente del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach, che ha più volte ribadito che «la cancellazione non è una opzione». Di una cosa siamo certi: nessuno ha le idee chiare.

Intanto, il villaggio olimpico si riempie. E le norme da seguire, per atleti, addetti ai lavori e giornalisti, sono rigidissime. È vietato avere contatti con la popolazione locale, ma anche solo prendere la metro, gli autobus o i taxi. Insomma, una vera e propria bolla, che però non sembra placare il numero di contagi. Al momento, dai primi di luglio, sono 71 i casi di positività tra tutti gli addetti, a vario titolo, atleti compresi.

Tra paura e timore, c’è una notizia delle ultime ore ha strappato un sorriso alla Federazione italiana. La pallavolista azzurra Paola Egonu è stata scelta come portabandiera olimpica nella cerimonia di apertura. Il 23 luglio, insieme ad atleti di altri Paesi, sfilerà portando il vessillo a cinque cerchi. Proprio in quegli istanti, finalmente, inizieranno le Olimpiadi, e finiranno le polemiche. Forse.

Alessandro Venticinque

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