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«In Europa si dice di aiutare i migranti a restare in Africa, ma spesso sono solo parole…»

8xmille

Prosegue la campagna di sensibilizzazione della Conferenza Episcopale Italiana

Non è mai solo una firma. È di più, molto di più. Questo il claim della nuova campagna di comunicazione 8xmille della Conferenza Episcopale Italiana, che mette in evidenza il significato profondo della firma: un semplice gesto che vale migliaia di opere.

La campagna racconta come la Chiesa cattolica, grazie alle firme dei contribuenti riesca ad offrire aiuto, conforto e sostegno ai più fragili con il supporto di centinaia di volontari, sacerdoti, religiosi e religiose. Così un dormitorio, un condominio solidale, un orto sociale diventano molto di più e si traducono luoghi di ascolto e condivisione, in mani tese verso altre mani, in occasioni di riscatto.
Gli spot mettono al centro il valore della firma: un segno che si trasforma in progetti che fanno la differenza per tanti.

Dal dormitorio Galgario che, nel centro storico di Bergamo, offre ospitalità e conforto ai più fragili, alla Locanda San Francesco, un condominio solidale nel cuore di Reggio Emilia per persone in difficoltà abitativa; dalla Casa d’Accoglienza Madre Teresa di Calcutta, un approdo sicuro, a Foggia, per donne vittime di violenza a Casa Wanda che a Roma offre assistenza e supporto ai malati di Alzheimer e ai loro familiari, passando per la mensa San Carlo di Palermo, a pieno regime anche durante la pandemia per aiutare antiche e nuove povertà. Farsi prossimo con l’agricoltura solidale è, invece, la scommessa di Terra Condivisa, orto solidale di Faenza, che coltiva speranza e inclusione sociale.

L’8xmille consente anche di valorizzare il patrimonio artistico nazionale con preziose opere di restauro come è accaduto a Grottazzolina dove la Chiesa del SS. Sacramento e Rosario, da tempo inagibile, è stata restituita alla cittadinanza continuando a tramandare arte e fede alle generazioni future.

«L’obiettivo della campagna 2022 è dare ancora una volta voce alla Chiesa in uscita» afferma il responsabile del Servizio Promozione della Cei Massimo Monzio Compagnoni «motivata da valori che sono quelli del Vangelo: amore, conforto, speranza, accoglienza, annuncio, fede. Gli spot ruotano intorno al ‘valore della firma’ e ai progetti realizzati grazie ad essa. Chi firma è protagonista di un cambiamento, offre sostegno a chi è in difficoltà ed è autore di una scelta solidale, frutto di una decisione consapevole, da rinnovare ogni anno. Dietro ogni progetto le risorse economiche sono state messe a frutto da sacerdoti, suore, operatori e dai tantissimi volontari, spesso il vero motore dei progetti realizzati».

La campagna, ideata per l’agenzia Another Place da Stefano Maria Palombi che firma anche la regia, sarà pianificata su tv, con spot da 30 o 15 secondi, web, radio, stampa e affissione. Le foto sono di Francesco Zizola. Sul web e sui social sono previste campagne “ad hoc” per raccontare una Chiesa in prima linea, sempre al servizio del Paese, che si prende cura degli anziani soli, dei giovani in difficoltà, delle famiglie colpite dalla pandemia e dalla crisi economica a cui è necessario restituire speranza e risorse per ripartire.

Su www.8xmille.it sono disponibili anche i filmati di approfondimento sulle singole opere mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille a livello nazionale e diocesano. Nella sezione “Firmo perché” sono raccolte le testimonianze dei contribuenti sul perché di una scelta consapevole. Non manca la Mappa 8xmille che geolocalizza e documenta con trasparenza quasi 20mila interventi già realizzati.

Sono oltre 8.000 i progetti che, ogni anno, si concretizzano in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nel Terzo mondo. La Chiesa chiede ai fedeli ed ai contribuenti italiani di riconfermare con la destinazione dell’8xmille la fiducia e il sostegno alla sua missione per continuare ad assicurare conforto, assistenza e carità grazie ad una firma che si traduce in servizio al prossimo.

Don Renato Chiera, prete “fidei donum”: da Mondovì alla Guinea Bissau, passando per il Brasile

«È da qualche mese che sono in Guinea Bissau, Africa. Tante sensazioni, tanti volti, tante situazioni, tante immagini, tanta povertà con dignità, e una certezza: sono entrato in un mondo differente e misterioso, in una cultura sconosciuta ma con grandi tradizioni. Sono ritornato alla mia infanzia in campagna. Senza luce, acqua, tv, senza bagno in casa, lavoro in campagna con mezzi semplici: falce e zappa e nessuna industria». Chi scrive, via messaggi WhatsApp, è padre Renato Chiera, della diocesi di Mondovì, prete “fidei donum” tra gli oltre 300 che dall’Italia sono in missione nel Terzo mondo, sostenuti dai fondi 8xmille per la Chiesa italiana.

Don Renato arriva dal Brasile, dalle “Case do menor” che ha fatto nascere oltre 35 anni fa per i bambini e i ragazzi di strada, i “meninos de rua”. In accordo con i vescovi della Guinea Bissau è partito per uno dei Paesi più poveri dell’Africa e tra i cinque più poveri del mondo: una piccola nazione con circa un milione e novecento mila abitanti.

Padre Renato Chiera viaggia verso gli 80 anni, portati benissimo: «Siamo venuti in Guinea con volontari da due comunità brasiliane, Casa do menor-Familia Vida di Nova Iguaçù e Obra Lumen di Fortaleza, con cui ci identifichiamo per carisma e rapporti già stretti, da tempo. Attualmente siamo in cinque, me compreso. Due giovani della Lumen, due adulti, Marcus e Celina, della Casa do menor che fanno parte inoltre della Familia Vida. Da 44 anni siamo in Brasile e da 36 anni accanto a bambini, ragazzi e giovani vulnerabili. Adesso rimaniamo in silenzio, ascoltiamo, osserviamo, on questa nuova realtà cercando di cogliere le grida e le necessità urgenti. Qui si deve andare molto adagio. Non dobbiamo colonizzare o arrivare sapendo già tutto. Mi sento un bambino che, con quasi 80 anni, deve imparare. Mi devo fare povero, svuotarmi di tutto per accogliere e per capire, per fare con loro, non per loro. E per fare ciò che potrà continuare dopo di noi. Siamo venuti per amare con gesti concreti che devono annunciare Dio Amore».

Spiega ancora padre Chiera: «Nella Guinea Bissau ci sono solo due diocesi: Bissau e Bafatà, questa nata appena 21 anni fa. È una Chiesa giovane e Bambadinca è un paesone di circa 32 mila abitanti, ben distante dalla capitale Bissau. Siamo in mezzo a foreste e soprattutto piante de caju, unica ricchezza di questo Paese essenzialmente agricolo. Qui esiste un’economia rurale di pura sussistenza. Non ci sono fabbriche o mezzi di trasformazione dei prodotti agricoli. La lingua ufficiale è il portoghese, ma la gente usa una lingua “creola”. Ognuna delle 39 etnie ha la sua lingua. Ma tutti capiscono la lingua dell’amore. Non abbiamo auto e andiamo a piedi nel grande villaggio. I bambini, i ragazzi già ci conoscono e ci chiamano per nome. Arrivano a gruppi in casa nostra. Sbirciano dalle finestre. Aspettano un bicchiere di acqua e soprattutto una “amendoa”, così chiamano le caramelle. È subito festa: giocano in un nostro piccolo spazio, come pallone, si servono di gomitoli di stoffa o ciabatte. E sono felici anche se pieni di polvere rossa o bianca».

Padre Chiera riflette anche sulla necessità di ripensare l’esperienza di accoglienza. «Sto cambiando e molto la mia idea di evangelizzazione. Prima di noi missionari è già arrivato lo Spirito Santo e ha lasciato, nel cuore di questo popolo silenzioso e osservatore attento, valori comunitari di solidarietà, di rispetto del sacro e della natura, di appartenenza a una grande famiglia, con un forte senso della vita che continua dopo. Sono le sementi del Verbo che dobbiamo cogliere e riscattare. Sono loro che mi e ci evangelizzano. E hanno molto da insegnare al mondo cristiano occidentale…».

Servizio a cura del settimanale
“L’Unione Monregalese” – Mondovì

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