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Un luogo dove ci si sente a casa

Collegio Santa Chiara

Il Collegio universitario Santa Chiara ha aperto le sue porte agli studenti dell’Università del Piemonte Orientale nel 2018: una cappella, 43 posti letto, un salone per il tempo libero (il salone san Francesco), tanti ambienti pensati per lo studio, una cucina dove i ragazzi possono prepararsi i pasti da soli e un’osteria contemporanea all’interno, il “Favorite!”, con tante proposte sane e gourmet preparate da chef Giorgio e il suo staff. Si tratta di un collegio di ispirazione cristiana, dove chi viene accolto non trova solo un letto e un posto dove mangiare e dormire ma un luogo in cui è chiamato a vivere come se fosse in famiglia. La storia di questa struttura però non inizia nel 2018 ma affonda le sue radici nel XIV secolo. Ce l’ha raccontata monsignor Gianni Toriggia (nel tondo), vicario generale della Diocesi di Alessandria.

Don Gianni, a quando risalgono le prime notizie relative al Collegio?
«L’edificio che attualmente ospita il Collegio universitario ha origini antichissime: nel tempo ha subito profonde modifiche strutturali. Inizialmente era un convento di monache francescane. Sappiamo della sua esistenza già nel 1300: infatti in esso vi predicò San Bernardino da Siena (1380-1444). San Bernardino soggiornò ad Alessandria, come è attestato dalla stele in piazza della Cattedrale: ulteriore conferma di questo ci viene anche da un manoscritto, il cui probabile titolo è “Diario di Suor della Valle”, una cronistoria che cita anche la presenza di San Bernardino, che è conservato nell’archivio del Collegio. Ricordo che San Bernardino, nelle sue predicazioni, esortò le suore a una vita di penitenza e preghiera e a “non vivere come polli in gabbia che ingrassano”».

Questa struttura viene ricordata spesso come “Collegio vescovile Santa Chiara”: ci racconta di più su questo?
«Questo accade perché successivamente l’edificio fu adibito a collegio vescovile, prendendo il nome di “Collegio vescovile Santa Chiara”. Ospitò moltissimi studenti maschi che frequentavano le scuole cittadine. Nel collegio c’era un rettore, un vicerettore, dei sacerdoti e dei chierici di teologia per l’assistenza degli studenti. Il vitto era assicurato dalle piccole suore della divina provvidenza, le suore di madre Michel, che prestavano servizio come cuciniere».

Nel 1988, il passaggio a seminario.
«Chiuso e venduto il seminario di via Vochieri, i pochi seminaristi furono ospitati nel Collegio vescovile Santa Chiara che ormai aveva cessato la sua attività di accoglienza degli studenti laici proprio nel 1988. Ricordo i rettori del Collegio: monsignor Ivaldi, morto in concetto di santità e monsignor Armando Cuttica, che esercitò la carica di rettore per molti anni e apportò profonde modifiche strutturali al complesso Santa Chiara. Tra i rettori del seminario, oltre a me (che sono arrivato nel 1988, e ci sono rimasto per 12 anni, un periodo di cui conservo bellissimi ricordi) voglio menzionare anche il canonico Innocenzo Merlano e don Emanuele Rossi. Quando il Collegio divenne sede del seminario, le addette alla cucina furono prima le Suore del Sacro Cuore di Sale e poi le sorelle di Santa Cecilia. L’attività di accoglienza dei seminaristi è cessata nei primi anni 2000».

Il Complesso Santa Chiara ospitò in seguito anche scuole ed istituti: ci ricorda quali?
«Per diversi anni le mura dell’attuale Collegio Santa Chiara hanno ospitato la scuola media San Pio V, che è stata fortemente voluta da monsignor Ferdinando Maggioni negli Anni 80, l’Istituto Superiore di scienze religiose (per i laici) e lo Studio Interdiocesano di teologia (per i seminaristi), tutte attività che hanno chiuso, come lo stesso seminario, prima che il Collegio riprendesse vita per accogliere gli attuali residenti, ovvero gli studenti universitari».

Ricorda qualche oggetto prezioso a livello culturale e artistico che ora non c’è più?
«La libreria storica del seminario di via Vochieri fu trasportata all’interno del Collegio e venne collocata al pian terreno. Purtroppo l’alluvione del 1994 danneggiò molti volumi preziosi, che successivamente furono restaurati e catalogati. Molti mobili preziosi del seminario di via Vochieri e della grande villa del seminario di Oropa Bagni, a Biella, furono collocati nel Collegio e furono diligentemente restaurati: alcuni di questi si trovano in cappella o nell’appartamento del rettore. I prestigiosi paramenti del seminario di via Vochieri furono custoditi nella sacrestia del Collegio, con calici e pissidi».

Zelia Pastore

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