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Ecco un libro unico al mondo… ad Alessandria

Nella Biblioteca storica diocesana del seminario

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei Beni culturali della nostra Diocesi. In questa puntata don Marco Camillo Visconti, direttore della Biblioteca del seminario diocesano, ci illustra un volume unico al mondo.

Come primo approccio al patrimonio librario diocesano propongo un libro molto raro (secondo il catalogo SbnWeb il nostro è l’unico esemplare) che si conserva nella Biblioteca storica diocesana del seminario “De Rossi – Charrier”.
Quattro opere di Marco Tullio Cicerone radunate in un unico volume.
De officiis. Opera scritta sotto forma di lettera al figlio Marco dove si discute sui doveri del buon cittadino e dell’uomo coscienzioso. Scritto nel 44 a.C.
Laelius de amicitia. Opera scritta sotto forma di dialogo tra Muzio Scevola, Gaio Fannio e Lelio dove si discute sull’amicizia. Scritto nel 44 a.C.
Cato Maior de senectute.
Opera scritta sotto forma di dialogo tra Catone il Censore, Gaio Lelio Minore e Publio Cornelio Scipione Emiliano dove si discute della vecchiaia. Scritto nel 44 a.C.
Paradoxa. Opera scritta sotto forma di dialogo tra diversi personaggi dove si discute sui paradossi stoici.
Scritto tra il 48 ed il 47 a.C.
Il libro si presenta con un aspetto alquanto povero: due piatti (copertine) in cartone abbastanza rovinati e scuciti; fogli di guardia (pagine non scritte tra la copertina ed il resto delle pagine) maldestramente acquarellate di un tetro marrone; modeste dimensioni (17×10, 5×2 cm); testo ciceroniano di non particolare rilevanza.
Se non ci fermiamo all’apparenza ma iniziamo a studiare il volume scopriamo un ricchissimo mondo.


Se si guarda con attenzione il primo foglio di guardia si nota che, annebbiate dal marrone, ci sono delle note fatte con due differenti inchiostri:
– “Amor mi spinge vechietà mi trista” scritta con inchiostro scuro e sopra al marrone;
– Lungo testo illeggibile scritto con inchiostro color seppia e sotto al marrone, questo fa pensare che la colorazione sia stata fatta per cancellare quest’ultimo.
È il frontespizio che però presenta la più intrigante particolarità. In un primo e superficiale sguardo pare diviso in due parti, la superiore stampata e l’inferiore intonsa. Guardando attentante però si nota che nella parte inferiore c’è un disegno in rilievo (come una stampa a secco). Questo altro non è che la continuazione della stampa del frontespizio fatta senza inchiostro.
La parte stampata presenta all’interno di una simpatica incisione architettonica (due colonne sorreggono un arco dentro il quale due faccine scapigliate si guardano sorridendo) la descrizione del testo:
Officia: amicitia: Senecta: Paradoxa. M. T. Ciceronis. Habes diligens lector M.T. Ciceronis officiorum tres libros necnon eiusdem authoris Amicitia Senecta; Paradoxa speciosissimo caractere impressa: disertissimi viri Desiderij Erasmi Roterodami anotamentis elucidata ac correcta. Ad cui venustatem in cuiusquem voluminis principio sunt adunctae bistoriae quod in lorum singulo continent denotantes.
Queste due colonne poggiano sulla parte a secco di complicatissima lettura. Si potrebbe ipotizzare che il tutto altro non è che la marca tipografica del Lescuyer. Questa prevede due colonne che sorreggono un arco sotto il quale un santo cavaliere (forse san Giuliano o sant’Eustachio) si intrattiene con un cervo. Nel nostro caso la scena può aver ceduto il posto alla descrizione del testo ed essersi spostata sotto dove in effetti s’intravvede una figura di santo.
Purtroppo questa parte bianca si è prestata per ospitare delle scritte che hanno reso ancor più difficile la lettura della stampa a secco.
Scritte non prive di misteri:
– Nicolai Jer.mi Varty et Amicorum usum (ex libris… di Nicola Geronimo Varzi e ad uso degli amici)
– H.C.A.V.E.R.L. (successione di iniziali)
– L.C.A.R. (iniziali ben disegnate e sormontate da una corona)
La pagina seguente ha in alto una nota di possesso cancellata e quindi illeggibile e tre diversi timbri della nostra Biblioteca messi in tempi diversi che impediscono anch’essi una nitida lettura della stampa a secco.
I singoli libri sono aperti con delle stampe il cui soggetto è sempre il medesimo (Cicerone seduto in cattedra che consegna l’opera), ma su tre disegni diversi.
Molti e di vario tipo sono i capilettera e sparse ovunque si trovano le manicule: piccole manine disegnate dal lettore che puntando il dito invitano alla lettura di un particolare punto…quelle che noi oggi chiamiamo: “nota bene” (nella foto a sinistra).
Nel colophon (ultime parole del testo) si legge che il libro è stato stampato a Lione presso Bernardo Lescuyer l’8 ottobre del 1517.
Per noi alessandrini questo personaggio è importante perché ha lavorato più volte con il teologo carmelitano Stefano Gorgonio da Bassignana, che nella città francese aveva aperto una sua stamperia. Si deve, forse, a questo bassignanese il merito di aver portato il libro in Alessandria.
Ultima pagina altre tre note:
– “Bartolomeus (cognome illeggibile)”
– “Nicolai Hier.mi Varzi et amicorum”
– “sic fortuna segnor. Alex.a”
Direi che possiamo terminare quest’articolo con gli auguri di buon compleanno visto che il mese scorso questo libro ha ricordato i suoi 505 anni.

don Marco Camillo Visconti 

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