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“Titanic” di Vittorio Emanuele Parsi

La recensione

«Lo scopo ultimo di questo libro è allora quello di fornire a ogni lettrice e a ogni lettore un’interpretazione della trasformazione globale, al cui centro sta proprio quel possibile naufragio dell’ordine internazionale liberale richiamato nel titolo», Titanic, pubblicato nei mesi scorsi dal Mulino in seconda edizione rinnovata (pp 358, euro 24).

La metafora nautica pervade anche la genesi del volume e il curriculum dell’autore. Vittorio Emanuele Parsi, infatti, oltre a essere Ordinario di relazioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è anche riserva della Marina militare come capitano di fregata. Proprio durante una serie di imbarchi ebbe modo di rivedere e ampliare il testo, maturato a Venezia presso l’Istituto di Studi Marittimi.

Le democrazie liberali sono in crisi in quanto insidiate sia dall’ascesa di movimenti neopopulisti sia dalla mancanza di coordinamento a livello internazionale. L’iceberg che può provocare la fine del Titanic contemporaneo ha varie forme: la crisi della leadership statunitense, l’ascesa delle potenze autoritarie, in particolare Cina e Russia, la frammentazione della minaccia del jihad, la deriva revisionista portata dalla presidenza Trump. La rottura dell’equilibrio tra democrazia ed economia di mercato, che ha fornito lo spazio politico per la prosperità sociale dell’Occidente, ha negli ultimi decenni propiziato il sorgere di un ordine neoliberale, che ne ha alterato la sostanza: l’invasione russa dell’Ucraina è l’emblema ultimo di questo turbamento.

Paradossalmente la pandemia da Covid-19, pur nella sua drammaticità, offre «una chance per uscire da una crisi etica e di sostenibilità (tanto in senso ambientale quanto umano) dell’ordine neoliberale globale […] e di muoverci verso una direzione […] più rispondente a quel principio di equità (uguaglianza e libertà) a cui le democrazie non possono sottrarsi. La mia tesi – spiega il professore – è che un’economia globale sostenibile deve essere tale non solo rispetto all’ambiente nel quale l’essere umano si muove, ma anche rispetto allo stesso fattore umano» (p. 271). Rimettendo la persona al centro si possono arginare le derive del populismo sovranista, deformazione della democrazia, e dell’oligarchia tecnocratica, deformazione del mercato.

Sicuramente il programma delineato dall’autore è vasto, coraggioso e impegnativo ma è altrettanto vero che se non si cerca, ai vari livelli di responsabilità, d’invertire la rotta, il naufragio è per tutti assicurato.

Fabrizio Casazza 

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