Riflessioni per le coppie sul tema “I nostri figli ci guardano”
Prosegue, con la seconda tappa che si è tenuta lo scorso fine settimana, 13-14 giugno, a Pasturo (LC), l’esperienza, dedicata alle coppie, dei “Percorsi di Betania” alla quale hanno partecipato Diego e Larives, Fabio e Anna, della nostra diocesi, insieme ad altre coppie provenienti dal nord Italia, incentrata sul tema “I nostri figli ci guardano”.
Il metodo Betania è una proposta che l’ufficio per la famiglia diocesano vuole portare nel nostro territorio come strumento prezioso grazie al quale le coppie, guidate da équipe di coppie preparate e attente, imparano a prendersi cura della loro relazione, attraverso la preghiera alla luce della Parola, l’ascolto, la condivisione, utilizzando dinamiche laboratoriali e, soprattutto, aiutandole a vivere un tempo di qualità.
L’esperienza vissuta in questo week-end di riflessione sulla famiglia e sulla genitorialità è stata un percorso di consapevolezza della nostra fragilità nata dall’esperienza del peccato originale descritto nella Genesi e di cui ognuno di noi fa esperienza quotidiana, illuminato però dalle riflessioni antropologiche e teologiche di Laura Viscardi (il limite di ciascuno fa nascere l’altro). Claudio Gentili, nell’approfondimento sulla Dottrina Sociale della Chiesa, ci ha poi aiutato a leggere la realtà che ci circonda, ossia un tempo segnato dal nichilismo e dalla perdita di senso a cui si può opporre il valore positivo di relazioni più accoglienti e libere da retaggi storici e culturali, spesso ereditati dalle generazioni passate.
Papa Francesco, in “Amoris Laetitia”, ci ricorda che “nascono difficoltà nella coppia quando uno non ha guarito ferite di qualche fase della sua vita” (AL 239) e invita a prendersi cura del cuore, spesso segnato da affettività instabili e narcisistiche (AL 41). Questo ci ha spinto a lavorare sulle nostre ferite, a ricucire rapporti e a offrire perdono, trasformando i fallimenti in occasioni di crescita e riconciliazione.
Papa Leone, nella “Magnifica humanitas”, sottolinea che “le nostre bassezze non devono provocare disperazione, ma invitare a cogliere la grazia di essere creature risanate e divinizzate”. La sua esortazione a non aver paura delle fragilità e a lasciarsi sorprendere dalla misericordia divina ci ha aiutato a guardare con comprensione anche le nostre imperfezioni.
In questo cammino, la rivoluzione della tenerezza, come la definisce papa Francesco, è la via migliore per le relazioni, per superare indifferenza e chiusure e costruire famiglie capaci di accogliere, di sostenersi e prendersi cura uno dell’altro. La felicità si costruisce con relazioni autentiche e nella capacità di trasformare le ferite in nuove possibilità di rinascita.
Il cuore dei percorsi sono state le dinamiche vissute nei laboratori che hanno fatto emergere i legami con le nostre radici familiari, e ci hanno aiutati a riconoscere i “copioni” che inconsapevolmente condizionano le nostre relazioni col partner, coi figli e con gli altri, rendendoci consapevoli che ogni gesto e parola dei genitori lascia un’impronta profonda nelle successive generazioni. Nella famiglia i figli sono al centro ma la coppia è il centro, la casa sulla roccia sulla quale i figli, ma anche la società stessa si possono aggrappare.
Questa tappa è stata davvero un’esperienza di guarigione e di rinascita sia personale che nella coppia, vissuta in clima fraterno e accogliente, in cui abbiamo preso in mano le relazioni vissute nella nostra infanzia e con le famiglie di origine per riconoscere in noi atteggiamenti e comportamenti spesso condizionati dalla nostra storia personale.
Abbiamo avuto la gioia di vivere la Celebrazione Eucaristica con la presenza di don Simone Bruno, sacerdote appassionato della famiglia nonché psicologo-psicoterapeuta esperto nell’accompagnamento delle coppie, direttore delle edizioni San Paolo, che ci ha mostrato come la compassione di Gesù sia un modo per vivere le relazioni in famiglia e nelle comunità: al termine della Santa Messa ha pregato su ogni coppia benedicendola e inviandola come missionaria della compassione di Dio nel mondo.
I “Percorsi di Betania”, che complessivamente sono costituti da quattro weekend in presenza nei quali si allacciano nuove e spesso profonde relazioni, proseguono lungo il corso dell’anno e tra una tappa e l’altra, attraverso i vari incontri di condivisione (pit stop) e negli impegni s.m.a.r.t. (acronimo di Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici e a Tempo) che ognuno individua nel corso dei laboratori per migliorare le dinamiche e le relazioni quotidiane.
I “Percorsi di Betania”, sono promossi anche dalla pastorale familiare regionale come esperienza per la relazione di coppia di parrocchie, movimenti, credenti e non, sposi o conviventi: un dono per tutti che desideriamo portare anche tra le famiglie della nostra diocesi per aiutare la coppia a rinnovare la propria relazione, a vivere un matrimonio nuovo così com’è stato sognato nel cuore di Dio.
Dall’esperienza di Betania invitiamo tutti gli innamorati a prendersi spesso del tempo, a fare kenegdo, ponendosi faccia a faccia e specchiandosi negli occhi l’uno con l’altra e in esso riscoprire lo sguardo innamorato di Dio per i suoi figli.
Per saperne di più contattate l’ufficio per la famiglia diocesano: famiglia@diocesialessandria.it
Diego e Larives
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
