La storia di suor Scolastica e degli amici italiani che le danno una mano a Goma
Suor Scolastica, 50 anni, proviene da Goma, città nella Repubblica Democratica del Congo. È una suora francescana di Nostra Signora del Monte, e nel suo Paese si prende cura dei bambini e delle famiglie in difficoltà. Su Voce vi avevamo raccontato di quella terra, e delle sue ferite, attraverso la preziosa testimonianza di Paolo Buzzi, professore alessandrino in pensione che da anni, con l’associazione Need You odv, si è speso con progetti e opere di sensibilizzazione. Oggi Buzzi è accanto a suor Scolastica, che è tornata in Italia per visitare la Caritas di Genova.
Suor Scolastica, in questo momento il tuo Paese è martoriato dall’ebola.
«Sì, soprattutto a nord, un po’ lontano da dove abitiamo. Da noi, nulla».
A Goma quanti siete?
«Nella mia comunità siamo otto suore. Ci occupiamo della scuola e dell’apostolato dei bambini, soprattutto di quelli in difficoltà: abbiamo la scuola materna, elementare e secondaria. Ogni giorno ne accogliamo più di 200 nel nostro convento per dar loro da mangiare. E attraversiamo anche la città per andare a incontrarli per strada. Molti si trovano senza niente: senza cibo, senza casa… Allora, noi li accogliamo e nel frattempo facciamo un lavoro con le mamme, dando loro un piccolo “commercio” che può aiutarle ad avere qualcosa da mangiare. Abbiamo visto che le mamme congolesi danno la vita, si donano. Senza la mamma non c’è la famiglia. Come hanno sempre detto: “Chi educa una mamma educa tutta la popolazione”».
Com’è la situazione, oggi?
«Noi siamo sottomessi dai ribelli. Sono loro che controllano la nostra terra. Occupano tutto, fanno anche l’amministrazione e governano il territorio».
Con voi come si comportano?
«Noi non abbiamo mai avuto problemi con loro. Ci lasciano lavorare, solo che i genitori hanno difficoltà a pagare la scuola, non avendo lavoro. E noi siamo in grossa difficoltà, perché non sappiamo più come sostenere gli insegnanti».
Come si vive a Goma?
«Si vive con difficoltà, ed è per questo che le suore cercano sempre di essere presenti in mezzo alla gente, per dare speranza. Abbiamo dei benefattori che ci aiutano, così riusciamo a dar da mangiare ai bambini e alle persone bisognose».
Di che cosa c’è più bisogno?
«Noi abbiamo bisogno della pace. Se abbiamo la pace, ogni famiglia può tornare a casa sua, può tornare nella sua terra, può lavorare e avere da mangiare».
E come si fa ad avere la pace? Oggi è una tregua, non è una pace.
«Ma neanche una tregua. Gli interessi sono le ricchezze minerarie, dietro c’è il Rwanda e i “bianchi” (intende noi occidentali, ndr)».
Come possiamo aiutarvi?
«Come avete sempre fatto. Però ora, per finire la scuola, bisogna sostenere gli insegnanti. Altrimenti i bambini non possono finire la scuola».
È un’emergenza umanitaria di cui si parla poco, la vostra.
«Poco? Non ne parla nessuno».
Suor Scolastica, come è nata la tua vocazione?
«A me piaceva essere al servizio dei più piccoli, e così ho scelto la vita religiosa come via per poter servire i più deboli e amare i poveri. Sono entrata a 18 anni, il percorso intero è durato cinque anni, tra postulantato, aspirantato e noviziato. Sono venuta in Italia per due anni a fare la formazione, e ho chiesto di tornare a casa per restare con il mio popolo, proprio durante questo momento di guerra. Anche mia sorella ha fatto questa scelta, è nell’ordine delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria».
Povertà, guerra e miseria… non hai mai pensato: «Dio ci ha abbandonato»?
«No, c’è sempre la speranza. Come ci diceva papa Francesco, che ci ha chiesto di dare la speranza alla gente, con partecipazione e comunione».
E la tua speranza qual è?
«La mia speranza è stare con la mia gente, perché so che Dio c’è e non ci abbandona mai, è il nostro papà. Anche quando i nostri amici vengono ci danno più speranza, vediamo la mano di Dio».
Veniamo ora a Paolo Buzzi, che ha accompagnato Suor Scolastica qui ad Alessandria, facendole raccontare la sua storia durante le Messe della domenica in alcune parrocchie della città. Paolo, come hai conosciuto Suor Scolastica e Goma?
«Tutto è iniziato nel 2005, quando sono andato in pensione. Ho conosciuto le esperienze in terra d’Africa che i miei amici don Pino Piana e Giorgio Olivieri avevano intrapreso da alcuni anni, e ho deciso di unirmi a loro, inizialmente in Burundi. Poi nel 2012 ci hanno segnalato questo caso di 2 mila persone ammassate sotto uno “pseudo capannone”, con un po’ di stracci e qualche metro quadrato, che racchiudeva nuclei familiari di cinque o sei persone. Abbiamo chiesto subito che cosa avremmo potuto fare: ci è stata data, come indicazione primaria, quella di fare delle scuole. Abbiamo chiesto se c’era la possibilità di avere un pezzo di terra, e da lì è nato tutto. Quella che era una discarica è diventata una scuola, dove oggi gli alunni stanno finendo il ciclo delle superiori. Solo lì ci sono mille bambini. Pensa che prima della costruzione della scuola, in quel capannone, c’è stato anche un incendio…».
Un incendio?
«Lì, per cucinare, hanno delle piccole braci e per la disattenzione ha preso fuoco tutto. Ci sono stati dei morti, il capannone si è piegato e questa gente non ha fatto nient’altro che spostarsi di qualche metro più in là. Poi, in breve tempo, è scoppiato il colera, e allora hanno dovuto bruciare e smantellare. Hanno spostato tutti in una zona di collina, dove hanno provato a costruire delle case di stracci e cartone. Vivevano con un tubo d’acqua, e il gabinetto per quella gente era distante qualche centinaio di metri… Dopo sono stati costruiti 48 bagni, docce e sei punti di approvvigionamento dell’acqua. E poi è stato creato un altro spazio, dedicato all’asilo, dove ci sono 362 bambini».
Come si fa a credere in Dio, in questa situazione?
«Guarda, è impossibile non credere. A Goma vedi e tocchi con mano che cos’è la Provvidenza. In questi anni, quando arrivo, mi si allarga il cuore (si commuove); e ti confesso che quando vado via piango. L’ultima volta che sono stato lì risale al novembre del 2024. Ecco… adesso tutti preghiamo perché vogliamo ritornare!».
Andrea Antonuccio
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
