«Con ogni probabilità le diocesi di Alessandria e Acqui non verranno accorpate»
Eccellenza, si sarebbe mai aspettato di avere a che fare con la nostra città e con la nostra diocesi?
«Ovviamente no (sorride). È prassi che quando ci sono da nominare degli amministratori apostolici si scelga il vescovo più vicino o comunque quello che può più facilmente intervenire per motivi di trasporto e di distanze. Quindi è stato abbastanza ovvio e naturale che si arrivasse a me».
Lei ha già parlato con il suo predecessore, monsignor Gallese: che cosa vi siete detti?
«Ho incontrato ancora pochissime persone: il Collegio dei Consultori e alcuni responsabili della Curia, ma sono ancora in una fase interlocutoria. Ho anche parlato con monsignor Gallese un paio di volte in questi giorni, e lui mi ha dato tutte le indicazioni che riteneva potessero essere utili. Ovviamente è presto per avere un’idea della situazione. Me la farò con calma, prima possibile».
Quale sarà il suo approccio in questa fase?
«Sarà un approccio di ascolto e dialogo. Il mio è un ruolo temporaneo che durerà il tempo necessario per la nomina di un nuovo vescovo: normalmente si va dai cinque agli otto mesi. Adesso non ho la minima idea di quanto potrà essere lunga la mia amministrazione, ma immagino che i tempi siano più o meno questi».
Dal Dicastero dei Vescovi ha già avuto qualche indicazione?
«Sì, l’unica cosa che mi sembra di aver raccolto nel dialogo con il Dicastero è che, diversamente da quanto molti giornali hanno pubblicato, non sembra che ci sia alcuna intenzione di accorpare le diocesi di Alessandria e di Acqui. Con ogni probabilità continueranno a esserci due vescovi: uno ad Alessandria e uno ad Acqui».
Beh… ci sta dando una notizia!
«Certo. E lo dirò anche ai miei preti e ai fedeli acquesi, che un po’ si preoccupano… Alessandria e Acqui rimarranno due diocesi distinte».
Nella sua introduzione al Consiglio Permanente della Cei, riunitosi in questi giorni, il cardinal Zuppi ha detto: «L’Italia è un Paese da evangelizzare». Contestualmente, si sostiene che ormai i cattolici sono una minoranza, e quindi poco incidenti sulle questioni etico-sociali. È questo lo scenario che dobbiamo affrontare da qui ai prossimi anni?
«I cattolici, al momento, forse non sono ancora precisamente una minoranza, ma è evidente che non viviamo più in una “societas” cristiana. Non si può più pensare alla comunità cristiana come a un centro di riferimento per tutta la popolazione, come magari avveniva in passato. Oggi molte persone non hanno come riferimento la comunità cristiana, dobbiamo riconoscerlo. Noi cristiani però abbiamo un compito fondamentale: quello di annunciare il Vangelo e di essere pronti a vivere il nostro compito nel mondo, indipendentemente dall’essere maggioranza o minoranza».
Nel suo stemma, Eccellenza, lei ha voluto questa frase del Vangelo: “Surgens secutus est eum”.
«Sì, la frase del Vangelo è quella della chiamata di Matteo. Gesù chiama uno dei suoi discepoli e la risposta è: “Si alzò e lo seguì”. Indica l’immediatezza con cui quell’uomo si è alzato, chiamato da Gesù, e lo ha seguito. Mi piaceva questa idea di sentire la vita come una chiamata, come una vocazione in cui uno incontra in qualche modo Gesù e lo segue. Ed è stata anche la mia esperienza di vita».
Qui ad Alessandria lei ha nominato come “delegato ad omnia” il canonico Fabrizio Casazza. Che incarico è?
«Quando un vescovo si dimette, decadono automaticamente tutte le cariche precedenti: quindi i vicari episcopali, i vicari generali, e così via. In questa situazione è indispensabile che ci sia qualcuno con poteri di firma per la vita quotidiana della Curia, i cosiddetti “affari correnti”. Faccio un esempio: se una persona di Alessandria vuole celebrare il matrimonio in un’altra diocesi, ha bisogno di una vidimazione della Curia firmata da un soggetto che abbia il potere di farlo. In questo frangente non ci sarebbe stato nessuno con questa facoltà, e quindi teoricamente avrei dovuto firmare tutto io. È chiaro che questo non è possibile. Normalmente in questi casi si nomina una persona con la delega per la firma, per poter fare le azioni quotidiane della vita della Curia. Un incarico assolutamente temporaneo, che decade nel momento in cui arriva un nuovo vescovo».
Quando potremo incontrarla in diocesi, Eccellenza?
«Ho già preso più di un impegno. Martedì prossimo, il 29 settembre alle 11.30, celebrerò la Messa in Cattedrale per la Polizia in occasione di San Michele Arcangelo. La settimana successiva, il 7 ottobre, alle 18 in Cattedrale ci sarà la Messa in ricordo di monsignor Charrier. E poi ho anche fissato degli appuntamenti specifici per la fine di ottobre e l’inizio di novembre: per Ognissanti seguirò la tradizione della Celebrazione al cimitero di Alessandria, il pomeriggio del 1° novembre; e la Celebrazione alla Madonna del Suffragio il 2 novembre. Così come celebrerò la Santa Messa in Cattedrale, il 6 novembre alle 10.30, per la commemorazione delle vittime dell’alluvione del ‘94».
Il passaggio da Gallese a Testore ha fatto nascere qualche polemica. Vuole dire qualcosa su questo?
«Bisogna evitare qualunque polemica inutile. La vita della comunità cristiana è importante, ed è importante che essa trovi sempre la sua serenità e il suo cammino di comunione. Lo capisco bene: ogni passaggio è sempre difficile, ha le sue fatiche, ma poi bisogna guardare al bene complessivo della comunità e della Chiesa».
Ultima domanda: c’è un santo, o una santa, a cui lei affida questo suo nuovo mandato?
«(Sorride) A questo non ci ho pensato proprio… Ma devo dire che ho uno speciale legame con san Carlo Acutis, perché l’ho cresimato io. A questo punto, gli chiedo di darmi una mano».
LA BIOGRAFIA
Mons. Luigi Testore è nato a Costigliole d’Asti (AT) il 30 aprile 1952. Si è trasferito a Saronno (Va) dove ha ottenuto la maturità scientifica. Nel 1972 è stato accolto nel Seminario arcivescovile di Milano e, frequentato il regolare ciclo di studi, ha conseguito il baccalaureato in Teologia. È stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1977.
Mons. Testore ha ricoperto vari incarichi: insegnante di lingue nel Seminario minore di Seveso dal 1977 al 1980; segretario particolare del card. Carlo Maria Martini dal 1980 al 1986; vice-direttore dell’Ufficio amministrativo dal 1986 al 1988; responsabile dell’Ufficio contabilità unificata dal 1988 al 1995; direttore dell’Ufficio amministrativo dal 1990 al 1995; economo diocesano dal 1995 al 2012; vicario episcopale di Settore dal 1995 al 2012; presidente della Caritas Ambrosiana dal 2005 al 2013; parroco di San Marco in Milano dal 2012 al 2016; responsabile della comunità pastorale “Beato Paolo VI” dal 2017 a oggi. È stato membro di diversi Consigli e com-
missioni diocesane, e il 10 febbraio 1996
è stato nominato prelato d’onore di Sua Santità. Dal 19 gennaio 2018 è Vescovo eletto della Diocesi di Acqui e attualmente membro del Consiglio per gli Affari Economici della Cei. L’11 settembre 2026 il Santo Padre lo nomina Amministratore apostolico della Diocesi di Alessandria.
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria

