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Commento al Vangelo secondo Giovanni

“La recensione” di Fabrizio Casazza

«Un gigante del pensiero, un genio forse irripetibile». Così nel 1994 san Giovanni Paolo II definì Tommaso d’Aquino. La definizione non è assolutamente esagerata, come illustrò anche Benedetto XVI nel 2010 in una catechesi a lui dedicata. Per far conoscere le sue innumerevoli opere le Edizioni San Clemente e le Edizioni Studio Domenicano hanno pubblicato in due volumi il suo Commento al Vangelo secondo Giovanni (ogni tomo 1663 pagine e 49 euro).

Egli nacque tra il 1224 e il 1225 a Roccasecca, vicino all’arciabbazia di Montecassino dove fu inviato dai genitori per ricevere i primi elementi della sua istruzione. Cresciuto, si trasferì a Napoli, dove il re Federico II aveva fondato una prestigiosa Università in cui veniva insegnato, senza le limitazioni vigenti altrove, il pensiero del filosofo greco Aristotele, al quale il giovane Tommaso venne introdotto e di cui intuì subito il grande valore. In quegli anni trascorsi a Napoli nacque in lui la vocazione domenicana: fu infatti attratto dall’ideale dell’Ordine fondato non molti anni prima da san Domenico, di cui quest’anno ricorre l’ottavo centenario della morte. Tuttavia, quando rivestì l’abito domenicano la sua famiglia si oppose a questa scelta, ma nel 1245, ormai maggiorenne, poté riprendere il suo cammino di risposta alla chiamata di Dio.

I superiori lo inviarono a Parigi per studiare teologia sotto la guida di sant’Alberto Magno, che lo volle suo discepolo anche a Colonia. Dopo anni e anni di docenza accademica, predicazione popolare e vita consacrata morì nel 1274 presso l’abbazia cistercense di Fossanova mentre era in viaggio verso Lione, dove si stava recando per prendere parte al Concilio Ecumenico. La vita e l’insegnamento di san Tommaso d’Aquino si potrebbero riassumere in un episodio tramandato dagli antichi biografi. Mentre il Santo, come suo solito, era in preghiera davanti al Crocifisso al mattino presto nella Cappella di San Nicola a Napoli, Domenico da Caserta, il sacrestano della chiesa, sentì svolgersi un dialogo.

Tommaso chiedeva, preoccupato, se quanto aveva scritto sui misteri della fede cristiana era giusto. Il Crocifisso rispose: «Tu hai parlato bene di me, Tommaso. Quale sarà la tua ricompensa?». E la sua risposta fu: «Nient’altro che Te, Signore!». Questo dialogo sintetizza perfettamente il senso della ricerca teologica: non una pura indagine intellettuale ma una condivisione per grazia della natura divina. Per usare le parole dello stesso Tommaso nel Commento al Vangelo secondo Giovanni, si può affermare che «per la parola di Dio l’uomo ottiene una certa partecipazione della virtù e della purezza di Dio, […], per la partecipazione della parola […] uno diventa dio per partecipazione» (vol. 2, IV, n. 1460).

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