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I luoghi di San Paolo della Croce/3

“Mi ricordo…” a cura di Flavio Ambrosetti

Oltre all’istruzione che Paolo della Croce ha avuto a Ovada e Cremolino, non dimentichiamo l’influsso che su Paolo ha avuto l’ambiente naturale dove ha trascorso infanzia e adolescenza: l’ambiente dell’Orba e dello Stura. Sull’argomento non possiamo che rimandare il lettore o la lettrice alla trattazione fatta sull’importanza del territorio nella spiritualità nel volume di ricerche e di studi sulla Passionista alessandrina Madre Leonarda Boidi, limitandoci a riferire un aneddoto.

Nel 1775 parecchi ovadesi si recarono a Roma per l’acquisto dell’indulgenza dell’Anno Santo. Fatte le devozioni andarono al Celio per salutare il concittadino Paolo della Croce. Egli si informò come stesse andando la stagione dell’uva…I presenti si meravigliarono che un Paolo della Croce, tanto virtuoso e nell’imminenza della morte, parlasse di vino. Egli si accorse della meraviglia e seppe giustificarsi. In una missione sentì dire dal parroco parlare del vino.

Riconobbe che il vino era eccellente ed «era da capirsi», disse lui, «perché la gente beveva qualche bicchiere in più»! Ovada, Cremolino, Tagliolo, dove abitavano parenti, erano zone di ottimo vino, allora e oggi, come del resto tutto l’Alto Monferrato. A questo proposito cito il mio ricordo della vendemmia dell’uva dolcetto di Villa Botteri, frazione di Trisobbio (AL). I Passionisti del Santuario N.S. delle Rocche di Molare venivano a raccogliere uva per il vino del Convento “Rocche”. I coltivatori erano generosi coi Passionisti.

Il 18 ottobre 1958, festa patronale di S. Paolo, a Ovada veniva il Vescovo di Acqui Terme, monsignor Giuseppe Dell’Omo, che al mattino amministrava la Cresima: fui cresimato, mio padrino lo zio materno Amelio Badano. Al pomeriggio, in parrocchia la Santa Messa del Vescovo e subito dopo processione con la statua del Santo, per le vie cittadine. Commovente la sosta presso Casa San Paolo, nella via omonima. La Casa era addobbata a festa, la banda musicale “Antonio Rebora“, ovadese, prestava servizio. Il parroco don Fiorello Cavanna fu figura di “defensor civitatis” nei tragici giorni dell’aprile 1945, quando trattò coi nazisti a rischio della sua vita e salvò Ovada. Al termine della guerra, per un voto cittadino, fece costruire il Centro di Addestramento Professionale, oratorio votivo con i campi sportivi. Fu una figura indimenticabile. Il 18 ottobre di quest’anno, senza processione (per il Covid-19) si è tenuta comunque la festa del santo patrono. Alle 17.30 c’è stata la Messa del Vescovo di Acqui, monsignor Luigi Testore.

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