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La Chiesa nella città

“La recensione” di Fabrizio Casazza

«La parrocchia oggi è messa di fronte a una scelta. Può rimanere in posizione comoda entro il proprio ambito di relazioni, circoscritte per lo più agli atti sacramentali, oppure abbandonare il recinto rassicurante e andare a gettare il seme della Parola negli ambiti dove la gente vive, perché il Vangelo li irradi di luce e in essi si possa dare di nuovo corpo e sangue al Vangelo annunziato» (p. 5). Fin dalle prime parole il nuovo libro del vescovo Paolo Selvadagi, ausiliare della diocesi di Roma, lancia un chiaro programma.

Il fatto che dichiaratamente il raggio d’azione della prospettiva sia quello delle grandi città non sminuisce l’importanza e la pertinenza delle questioni sollevate e delle proposte avanzate anche per le comunità più piccole. La Chiesa nella città, appena pubblicato dalle edizioni San Paolo (pp 186, euro 16), invita innanzi tutto a pensare la parrocchia come «intreccio di sacramenti della fede, di Parola di Dio e di impegni attivi a favore delle persone, soprattutto quelle in difficoltà» (p. 16).

Di qui deriva una verifica sull’azione ecclesiale a partire dai suoi presupposti fondamentali: «La parrocchia ha Gesù Cristo al centro? Lo cerca, lo prega, lo serve? Senza conoscenza orante del Vangelo, senza accoglienza del dono di Dio nel sacramento del perdono e nel sacramento della sua presenza reale, senza il servizio ai deboli, ai fragili, poveri ed emarginati, è possibile trovare solo tracce di vita cristiana, dove invece occorrerebbe sentire palpitare la presenza amabile, a volte esigente, in ogni caso salvatrice del Signore Gesù» (p. 136). Quindi si tratta di ripensare la parrocchia attraverso «il cambiamento della consapevolezza ecclesiale e il rinnovamento del paradigma dell’agire pastorale» (p. 157).

Il testo non vuole indugiare al pessimismo né indurre al ripiegamento, sollecitando anzi ripetutamente la parrocchia a essere presenza pubblica, visibile, operativa di bene nella società, riconoscendo senza paura quanto di positivo sussiste in questa, anche se non di matrice esplicitamente cattolica. Tuttavia bisognerebbe ricalibrare la mira, per esempio nell’aiuto ai poveri, troppo sbilanciato sul lato dell’assistenza «più che orientare con decisione i singoli fedeli e le intere comunità verso la logica comune e condivisa dell’accoglienza di ogni persona, soprattutto dei più deboli» (p. 163).

I problemi sono molti ma con l’impegno di tutti il rinnovamento sollecitato dal Papa, a partire da un cammino sinodale che parta da un vero ascolto delle comunità locali, potrà concretizzarsi in un rilancio di un incontro con Cristo risorto che, come insegna il concilio Vaticano II (1962-1965), «è sempre presente nella sua Chiesa».

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