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Quando preti e laici parlano in pubblico

“La recensione” di Fabrizio Casazza

È un’esperienza che è capitata almeno una volta tutti: partecipare a una liturgia in cui l’omelia non finiva più, o come lunghezza o come noiosità. Il predicatore, non preparato, si infila in un cul de sac da cui a stento esce insieme ai suoi sfortunati uditori. Il chirurgo Didier Meillère, dopo essere stato primario e docente universitario, ha coordinato per diversi anni un organismo fondato a Parigi nel 2007, chiamato “Servizio per Ottimizzare le Omelie”, in cui alcuni laici, esperti del mondo delle comunicazioni, si pongono a disposizione per aiutare vescovi, presbiteri, diaconi, seminaristi, laici incaricati di presiedere le esequie, nel ministero della parola.

Da questa bella iniziativa è nato Quando preti e laici parlano in pubblico, pubblicato da Queriniana (pp 380, euro 35). Analizzando la predicazione di Gesù e attingendo al magistero pontificio il libro indica che bisogna innanzi tutto guardarsi da alcuni errori, come il ritenere che la tecnica sia indifferente rispetto alla comunicazione: il modo incide sulla trasmissione della fede quanto il contenuto. Occorre poi avere in mente un progetto chiaro e strutturato di discorso attraverso un’adeguata preparazione prossima (altro che andare al microfono pretendendo di essere ispirati al momento dallo Spirito Santo!) e davanti ai testi chiedersi: che cosa l’autore ha voluto trasmettere? Che cosa il testo dice a me? Che cosa devo trasmettere alla comunità? Attirare l’attenzione, convincere l’intelligenza, conquistare i cuori, aiutare a memorizzare, suscitare un agire cristiano: questo l’arduo ma necessario cammino che, in otto minuti al massimo, l’omileta deve far percorrere.

La seconda parte del volume contiene una serie di semplici esercizi, da effettuare da soli o, ancora meglio, in piccoli gruppi, per essere capiti da tutti, articolando bene le parole e i concetti, agganciando l’uditorio fin dall’inizio, toccando il cuore, intercettando le preoccupazioni degli ascoltatori, ponendo domande per suscitare la riflessione, evitando termini troppo teologici o ambivalenti.

Il senso ecclesiale (e non puramente tecnico) del contenuto del libro è ben sottolineato nella prefazione dall’arcivescovo Michel Aupetit, metropolita di Parigi: «Preoccuparsi della nobile dignità delle nostre celebrazioni, aver cura della qualità della nostra predicazione non può che concorrere alla crescita del popolo che ci è stato affidato». Preparare bene l’omelia e la catechesi è veramente un compito ministeriale che affonda nel dono e nel compito profetico che il battesimo (per tutti) e il sacramento dell’Ordine (per alcuni) ha affidato al cristiano.

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