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Amato e Habermas su Stato, libertà e solidarietà

“La recensione” di Fabrizio Casazza

Le edizioni del Mulino nella collana Voci hanno appena pubblicato due agili volumi di prestigiosi intellettuali europei circa la situazione politica e sociale. Giuliano Amato, presidente della Corte costituzionale, in Bentornato Stato, ma (pp 110, euro 12) osserva che davanti a cambiamenti d’epoca, come quelli che stiamo vivendo, serve un forte potere centrale che conti però «sulle responsabilità di cui è intrisa, e capace, la società nel suo interesse, con le sue istituzioni territoriali, le sue autonomie private, le sue aggregazioni di interessi collettivi e sociali» (p. 98).

Non si può pensare l’economia senza un intervento politico per il fatto che, appena il mercato supera le dimensioni del villaggio, i protagonisti dello scambio non possono basare il loro rapporto sulla fiducia reciproca poiché non si conoscono. «Il mercato, dunque, è già di per sé frutto delle istituzioni, che lo organizzano, che prepongono delle autorità al suo funzionamento, che fissano le regole per i documenti necessari a vendere e a comprare, che asseverano le modalità di pagamento non immediato (le cambiali), che mettono a disposizione un tribunale per dirimere le vertenze» (p. 12). Ecco perché nella conclusione viene completato il titolo: «Bentornato Stato, ma senza vecchi vizi e nuove esorbitanze» (p. 91).

Il filosofo tedesco Jürgen Habermas in Proteggere la vita (pp 118, euro 12) riflette sul rapporto, sperimentato soprattutto durante la fase più acuta della pandemia, tra i diritti di libertà individuale e i doveri di solidarietà sociale. Come spiega nella lunga introduzione il giurista Gustavo Zagrebelsky, «la durata dei poteri d’emergenza deve per principio essere calibrata sulla durata della situazione che li richiede; […]. Ma a chi spetta pronunciare la parola finale? […]. Ma l’emergenza senza termine configura il passaggio all’eccezione. Tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e la libertà possono altresì concordare con l’esigenza di stare all’erta» (p. 42).

L’adesione del singolo alle norme restrittive, che traduce operativamente uno spirito di solidarietà, si basa in ultima analisi, secondo Habermas, «sulla fiducia reciproca che l’altro sia disposto a comportarsi allo stesso modo in futuro, non appena si dovesse verificare una situazione analoga con ruoli rovesciati» (p. 101). Durante la pandemia è emerso il primato della tutela della salute dei più deboli, anche a scapito dell’esercizio delle libertà personali di una maggioranza di cittadini: da qui deve scaturire una riflessione sulla relazione tra politica e diritto. «Mentre il diritto è lo strumento per assicurare le libertà soggettive, la politica è il mezzo tramite il quale realizzare l’obiettivo collettivo che, in certi casi eccezionali, reclama la priorità» (p. 105). Vale la pena prendere sul serio le proposte dei due libri perché le questioni che essi sollevano toccano aspetti cruciali della vita di tutti.

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