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Quarant’anni fa, a febbraio

Il Vangelo e la biro

“Non dubito che si possa contestare per amore. Ma penso che la contestazione violenta, il gridare, non facilita mai la comunione. Il parlare sì, anche con chiarezza, quando è necessario, ma il gridare non credo…”. Ho riletto queste parole pronunciate da Vittorio Bachelet (nella foto qui sotto), all’indomani di una campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria caratterizzata da eccessi verbali e comportamentali a tratti volgari. Bachelet, giurista cattolico, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana nei difficili anni della transizione post-conciliare, ucciso 40 anni fa dalle Brigate Rosse, ci ha lasciato un’eredità da custodire fatta di mitezza, coraggio, giustizia e senso delle istituzioni. Un patrimonio indispensabile per mantenere alta la coscienza civile del nostro Paese.

«Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà – disse il figlio Giovanni dall’altare nel giorno dei funerali – perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri». Questa lezione, appresa più dall’esempio quotidiano che dalle parole del padre, quel giorno scosse molte coscienze suscitando emozione in chi le ascoltò. In questo tempo in cui, soprattutto i giovani, hanno bisogno di testimoni la storia di Bachelet, come quella di tante altre vittime innocenti dell’odio e della follia umana, andrebbe ancora raccontata e affidata a loro per non essere dimenticata.

Roberto Massaro

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