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Se non avessi toccato il fondo non mi sarei mai avvicinata a Dio

Cresime agli adulti in Cattedrale: parla Cinzia Vicini

Cinzia Vicini (in foto qui sotto) è un medico, ha 49 anni e da 15 abita a Litta Parodi anche se è di origini genovesi. Sposata, ha due figli: Andrea di 16 anni, e Sara di 13. Cinzia è uno dei 23 adulti che domenica scorsa hanno ricevuto il sacramento della Confermazione dal nostro vescovo, nella Cattedrale di Alessandria.

Cinzia, perché la Cresima a 49 anni?

«Mi ero allontanata dalla Chiesa dopo la morte di mio padre, che si è suicidato quando io ero una bimba di 7 anni. Sono cresciuta con mia nonna materna e mio zio prete: negli anni ho mantenuto un senso di rifiuto, una guerra aperta contro il cattolicesimo e la Chiesa. Mi ritenevo praticamente atea, vedevo solo sofferenza e morte, ero molto arrabbiata. E dunque i sacramenti sono saltati… Insomma, ho avuto una vita decisamente travagliata. Finché non è accaduto un miracolo».

Un miracolo? Ce lo racconta?

«Cinque anni fa, nella parrocchia di Spinetta Marengo, sono arrivati tre frati meravigliosi: padre Lorenzo Tarletti, padre Giorgio Noè e padre Daniele Noè. Mi hanno cambiato la vita, radicalmente. Dei tre, quello che mi ha preso per mano è stato padre Giorgio».

Come li ha conosciuti?

«Una domenica la catechista di mio figlio ha voluto presentarmi i tre frati. Quando li ho visti, Giorgio mi ha detto: “Dottoressa, lei avrebbe bisogno di parlare un po’ con me”. Io in quel momento non gli ho dato peso, la consideravo una perdita di tempo. Non sapevo ancora che stava cambiando tutto».

Cosa è successo dopo?

«Sono passate alcune settimane e io continuavo a stare male, con le mie crisi personali, la depressione e l’angoscia. Avevo strani sintomi, sentivo presenze estranee in casa: pensavo di essere impazzita, ho fatto anche una Tac, risonanze, elettroencefalogrammi notturni e tanti altri esami. In qualche momento ho anche pensato di farla finita. Non potevo più andare avanti in quel modo, e allora ho chiesto un colloquio a padre Giorgio. Lui mi ha detto: “Ti aspettavo, sapevo che saresti venuta”. Ci siamo dati un appuntamento settimanale, ed è iniziato un cammino. Subito è venuto fuori il peggio di me, il veleno che avevo dentro. Con il supporto di don Gianni Toriggia, è iniziato il mio percorso spirituale. È stato un cammino lunghissimo, durato quasi cinque anni, nel quale ho potuto vedere una realtà che non immaginavo. I miei figli e mio marito mi hanno accompagnato con affetto e rispetto».

Un momento decisivo di questo cammino?

«Nel 2018 ho potuto fare la Comunione per la prima volta, e mi sono commossa (piange)… è stata la cosa più bella della mia vita! Vibravo come se fossi innamorata, tremavo come una foglia, sentivo il cuore colmo, volevo dirlo al mondo, a tutti. Da lì il mio cammino è proseguito in modo spettacolare, pur con tante inevitabili difficoltà. Ma la vita è cambiata, ora “rubo” un’ora nella mia giornata e faccio la Comunione. Altrimenti non ho la forza per andare avanti».

Domenica scorsa lei ha ricevuto lo Spirito Santo.

«Non pensavo più di fare la Cresima, un po’ mi vergognavo alla mia età (sorride). Poi mia figlia è stata cresimata, e allora ho espresso a padre Giorgio il mio desiderio di farla. E lui mi ha risposto così: “Proviamo il 23 maggio”. Anche qui il Signore mi ha sorpreso… E così la cerimonia di domenica in Cattedrale è stata meravigliosa. Mi sono avvicinata all’altare con una sensazione di immenso, e ora mi sento sempre più forte. Quei quarant’anni di furore e odio, quel male che avevo dentro, si sono finalmente placati».

Vuole dire qualcosa a chi è “in lotta” con la propria fede?

«La fede non la puoi imporre, deve essere una tua volontà che nasce dal desiderio di conoscere qualcosa di più grande di te. Io mi sono avvicinata quando ho capito che male e sofferenza non si possono affrontare da soli. Esiste qualcosa di più grande che c’è, esiste. Lo dico io, che ero atea! Ma qualcosa è arrivato a cambiare le cose, Qualcuno mi ha sempre ripreso per i capelli nei momenti più tremendi della vita. Era proprio un disegno… Questa sofferenza è servita, come mi dice sempre padre Giorgio. Se non avessi toccato il fondo, non mi sarei mai avvicinata al Signore. Dico l’ultima cosa: quando siete in difficoltà, non abbandonatevi alla solitudine. Il Signore non ci lascia mai soli!».

Andrea Antonuccio

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