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La testa e la pancia – L’occupazione dell’Alessandria

Le notizie delle ultime settimane non mi piacciono per nulla, perlomeno secondo una mia, personale, chiave di lettura: anzi, ad essere onesto, non mi piacciono quasi per nulla.

Cosa mi piace? Sicuramente i nomi di Marco Gatto e Luca Davini, due amici nonché persone per bene, che, oltre a portare una importante componente di alessandrinità nel Consiglio di Amministrazione della nuova Società potranno anche arricchirlo delle loro competenze ed onestà. Quello che mi piace di meno è la notizia della rimozione di alcune figure chiave, iniziata con i precedenti Allenatore e Direttore Sportivo Marco Bianchini e Umberto Quistelli (due che, secondo me, avevano lavorato nel complesso bene, forse anche molto bene) e proseguita con i giri di vite al settore giovanile.

La domanda, che sorge spontanea in casi del genere, è: perché cambiare tutto, anche ciò che funziona? La risposta è duplice: a voler pensare bene, perché si punta su persone di propria fiducia che si ritiene possano dare più di quanto non abbiano fatto i loro predecessori, ma vi è un’altra chiave di lettura, certamente più maliziosa e malpensante. Ed è che si vuole “eliminare” persone delle quali non si ha il pieno controllo per mettere nei posti chiave propri uomini, e ciò a prescindere dal fatto che siano meglio o peggio di chi li ha preceduti. Quale il fine ultimo di tutto ciò? Semplice: quello di voler mettere le mani sulla Società assicurandosi che le cose vadano come si vuole lasciando, magari soltanto in una fase iniziale, in secondo piano il risultato sportivo. Il tempo sarà buon giudice.

Silvio Bolloli

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