Domenica 7 settembre il Santo Padre ha canonizzato due santi “giovani”
Papa Leone: «Pier Giorgio e Carlo sono un invito a non sciupare la vita»
«Oggi è una festa bellissima, per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo». Papa Leone XIV, poco prima di iniziare la liturgia di canonizzazione dei santi Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, domenica 7 settembre, ha rivolto queste parole agli oltre 80 mila fedeli in piazza San Pietro: «Prima di cominciare la solenne celebrazione della canonizzazione, volevo dire un saluto, una parola a tutti voi, perché se da una parte la celebrazione è molto solenne, è anche un giorno di molta gioia. E volevo salutare soprattutto tanti giovani, i tanti ragazzi che sono venuti per questa Santa Messa. Veramente è una benedizione del Signore trovarci insieme, voi che siete venuti da diversi Paesi».
Il Santo Padre ha celebrato la sua prima liturgia di canonizzazione insieme, tra gli altri, con il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino; monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano; monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana; monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e Foligno. E, tra i presenti, anche il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.
CARLO ACUTIS
Nato a Londra nel 1991 e cresciuto a Milano, Carlo Acutis è scomparso prematuramente il 12 ottobre 2006 a causa di una leucemia fulminante. Nonostante la giovane età, la vita di Carlo è stata intensa e ricca di impegno: il suo talento digitale messo al servizio dei compagni di scuola e della Chiesa, l’impegno verso i più poveri, la Messa e la preghiera quotidiana. È stato beatificato il 10 ottobre 2020 da papa Francesco che più volte ne aveva parlato come di «modello di santità dell’era digitale».
Nel 2022 è arrivato il miracolo che ha fatto partire la causa di canonizzazione. Valeria Valverde, 21 anni, studentessa costaricana, cade da una bici elettrica a Firenze, sbattendo violentemente la testa sul marciapiede. Viene ricoverata all’ospedale Careggi, ma resta in coma. Sua mamma decide di andare a pregare ad Assisi, sulla tomba del giovane beato, e resta in preghiera fino a sera. Torna al capezzale della figlia in serata e i medici la avvertono che sua figlia aveva iniziato a mostrare un miglioramento inspiegabile. La ragazza si è ripresa definitivamente e oggi vive a Milano, vicino alla chiesa di Santa Maria Segreta, frequentata da Carlo.
PIER GIORGIO FRASSATI
Pier Giorgio Frassati è nato a Torino il 6 aprile 1901, la sua famiglia era borghese e colta: il padre Alfredo dirigeva il quotidiano “La Stampa”, mentre la madre Adelaide Ametis era pittrice. La vita di Pier Giorgio è stata caratterizzata dall’impegno sociale: appassionato di montagna, sportivo e studente di ingegneria, ha speso la sua breve vita al servizio degli ultimi, soprattutto attraverso la Società di San Vincenzo de’ Paoli. Partecipò attivamente all’Azione cattolica e alla Fuci, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Convinto della necessità di giustizia sociale, entrò anche nel Partito Popolare Italiano, opponendosi con coraggio al fascismo nascente. È morto nel 1925, stroncato da una fulminante meningite virale. Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 20 maggio 1990.
Il miracolo attribuito a Frassati riguarda la guarigione del giovane seminarista statunitense, Juan Manuel Gutiérrez che nel 2018 subisce una lesione al tendine di Achille. I medici parlano di rottura completa. Gutiérrez, devoto a Frassati, prega incessantemente e chiede la sua intercessione: anche in questo caso, la guarigione è inspiegabile da un punto di vista medico.
«Oggi guardiamo a san Pier Giorgio Frassati e a san Carlo Acutis: un giovane dell’inizio del Novecento e un adolescente dei nostri giorni, tutti e due innamorati di Gesù e pronti a donare tutto per Lui» ha spiegato il Pontefice nell’omelia di canonizzazione.
«Pier Giorgio ha incontrato il Signore attraverso la scuola e i gruppi ecclesiali – l’Azione Cattolica, le Conferenze di San Vincenzo, la Fuci, il Terz’Ordine domenicano – e lo ha testimoniato con la sua gioia di vivere e di essere cristiano nella preghiera, nell’amicizia, nella carità. Al punto che, a forza di vederlo girare per le strade di Torino con carretti pieni di aiuti per i poveri, gli amici lo avevano ribattezzato “Frassati Impresa Trasporti”! Anche oggi, la vita di Pier Giorgio rappresenta una luce per la spiritualità laicale. Per lui la fede non è stata una devozione privata: spinto dalla forza del Vangelo e dall’appartenenza alle associazioni ecclesiali, si è impegnato generosamente nella società, ha dato il suo contributo alla vita politica, si è speso con ardore al servizio dei poveri».
Poi, Leone ha parlato di Acutis: «Carlo, da parte sua, ha incontrato Gesù in famiglia, grazie ai suoi genitori, Andrea e Antonia – presenti qui oggi con i due fratelli, Francesca e Michele – e poi a scuola, anche lui, e soprattutto nei Sacramenti, celebrati nella comunità parrocchiale. È cresciuto, così, integrando naturalmente nelle sue giornate di bambino e di ragazzo preghiera, sport, studio e carità. Entrambi, Pier Giorgio e Carlo, hanno coltivato l’amore per Dio e per i fratelli attraverso mezzi semplici, alla portata di tutti: la santa Messa quotidiana, la preghiera, specialmente l’Adorazione eucaristica. Carlo diceva: “Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!”, e ancora: “La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi”. Un’altra cosa essenziale per loro era la Confessione frequente. Carlo ha scritto: “L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato”; e si meravigliava perché – sono sempre parole sue – “gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima”. Tutti e due, infine, avevano una grande devozione per i Santi e per la Vergine Maria, e praticavano generosamente la carità. Pier Giorgio diceva: “Intorno ai poveri e agli ammalati io vedo una luce che noi non abbiamo”. Chiamava la carità “il fondamento della nostra religione” e, come Carlo, la esercitava soprattutto attraverso piccoli gesti concreti, spesso nascosti, vivendo quella che Papa Francesco ha chiamato “la santità della porta accanto” (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 7)».
Il Santo Padre, infine, ha aggiunto: «Perfino quando la malattia li ha colpiti e ha stroncato le loro giovani vite, nemmeno questo li ha fermati e ha impedito loro di amare, di offrirsi a Dio, di benedirlo e di pregarlo per sé e per tutti. Un giorno Pier Giorgio disse: “Il giorno della morte sarà il più bel giorno della mia vita”; e sull’ultima foto, che lo ritrae mentre scala una montagna della Val di Lanzo, col volto rivolto alla meta, aveva scritto: “Verso l’alto”. Del resto, ancora più giovane, Carlo amava dire che il Cielo ci aspetta da sempre, e che amare il domani è dare oggi il meglio del nostro frutto. Carissimi, i santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro. Ci incoraggiano con le loro parole: “Non io, ma Dio”, diceva Carlo. E Pier Giorgio: “Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine”. Questa è la formula semplice, ma vincente, della loro santità. Ed è pure la testimonianza che siamo chiamati a seguire, per gustare la vita fino in fondo e andare incontro al Signore nella festa del Cielo».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
