Domenica 9 si è chiuso l’Anno giubilare con il sigillo alla Porta Santa
«Ho scoperto una Chiesa viva, fatta di persone che hanno voglia di immedesimarsi con Gesù»
Un anno fa il nostro Vescovo ha aperto la Porta Santa in Cattedrale, inaugurando così il Giubileo per gli 850 anni della Diocesi di Alessandria. Domenica scorsa, 9 novembre, la Porta è stata chiusa ed è terminata l’esperienza giubilare, con una Santa Messa a cui hanno partecipato tantissimi fedeli che hanno riempito la nostra Cattedrale, alla presenza del cardinal Roberto Repole, arcivescovo di Torino, che ha celebrato con l’arcivescovo metropolita di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, e con il nostro Vescovo, monsignor Guido Gallese. E a monsignor Gallese abbiamo chiesto di aiutarci a comprendere meglio che cosa è accaduto in questo tempo di Giubileo. Per non perdercelo…
Eccellenza, l’anno giubilare è terminato: che cosa è successo?
«Eh, sono accadute tantissime cose. È stato veramente un anno di grazia e di giubilo al di là di quello che io potessi pensare. Sin dall’inizio avevo detto che il Giubileo sarebbe stato un anno di gioia. Una gioia immensa: non credevo che in un solo anno avremmo potuto sperimentare questa gioia incarnata nelle tante attività che abbiamo fatto, che abbiamo vissuto insieme. Anche per questo la mia lettera pastorale dell’anno scorso si intitolava “La gioia di essere Chiesa”».
Un anno di giubilo, di grazia: ce lo può raccontare?
«Per me la grazia è l’aver fatto veramente tanti, tantissimi incontri giubilari, quasi da fare concorrenza al Vaticano (sorride). Ho incontrato le unità pastorali, i catechisti, il volontariato, le categorie professionali… Il percorso giubilare dentro la nostra Cattedrale è stato un’esperienza straordinaria: facendolo e rifacendolo, continuavo a vedere persone che affidavano al Signore le loro tenebre, le loro difficoltà, scrivendole su un cartoncino da attaccare sulla rete dei fallimenti. E poi c’era la rete che rappresentava la grandezza della generosità di Dio che compie il miracolo per Simone il pescatore: e proprio in quella rete c’era la possibilità di lasciare dei foglietti a forma di pesce e scrivere un “grazie” per qualcosa che ha colpito la nostra vita in modo particolare. Una quantità impressionante di foglietti: allora ho pensato che sarebbe bello pregare per chi ha vissuto il cammino e ha voluto lasciare un segno del suo passaggio, del suo fallimento e della grazia ricevuta. In molti mi hanno detto che il percorso è stato bellissimo e sorprendente. E devo dire che da alcuni proprio non me lo sarei mai aspettato…».
Da chi?
«I più “impensabili” per me sono stati il clero e i religiosi: in prima battuta sembravano i meno coinvolti. Tuttavia alcuni, ho in mente persone precise, mi hanno addirittura chiesto se il percorso giubilare poteva essere portato nella loro Diocesi, magari noleggiandolo come una mostra».
La sua risposta, Eccellenza?
«Io dico di sì, assolutamente. Dobbiamo realizzarne una versione trasportabile, che possa girare ovunque».
Questo anno di grazia come ha cambiato il suo modo di vedere cose e persone?
«Innanzitutto, ogni volta che ho guidato il percorso giubilare sono cambiato un po’ dentro. Mi sono trovato a rivivere la storia di Simone in prima persona, mi sono immedesimato con lui: anch’io mi sforzavo nel segreto del mio cuore di presentare al Signore il fallimento o la tenebra che stavo vivendo, e anch’io rivivevo con l’apostolo la grazia incredibile, inaspettata, del Signore che passa ed entra nella tua vita. Tu sei lì, stai soccombendo, non te ne va bene una… ma Gesù arriva e fa della tua tenebra, del tuo fallimento qualcosa di diverso. E ti toglie la tristezza».
Magari questo è accaduto solo a lei, Eccellenza…
«Anche don Luigi Maria Epicoco (che ha tenuto la catechesi di sabato 8 in Cattedrale, ndr) è rimasto molto colpito da questo percorso giubilare. Ma non è stato il solo: ho visto persone che si commuovevano, piangevano, e alla fine si avvicinavano e mi dicevano all’orecchio: “Grazie, è stata veramente un’esperienza straordinaria”. Alcune, tra l’altro, mi hanno dato testimonianza di grazie che il Signore ha fatto loro e che non avevano mai raccontato a nessuno. Io dico che queste cose invece dobbiamo dircele! Sembra che nella nostra Chiesa non accada mai nulla, che sia sterile… mentre invece le grazie accadono, eccome, ma noi non le testimoniamo. Nella Chiesa primitiva si raccontavano, si condividevano, si dava lode a Dio per le grandezze che operava. Sant’Agostino, per esempio, ogni settimana affiggeva sulla porta della cattedrale il racconto delle meraviglie che il Signore aveva fatto nella sua comunità. Veramente dovremmo chiedere al Signore di essere più fedeli nel ringraziare».
Che tipo di Chiesa ha visto, in questo anno giubilare appena terminato?
«Ho scoperto una Chiesa bella, viva, fatta di persone che hanno voglia di farsi toccare il cuore, di immedesimarsi nella vicenda di Gesù con i suoi Apostoli sapendo di poterla rivivere, comprendendo che nelle tenebre c’è bisogno di un incontro con Lui, che può fare grandi cose nella loro vita. Non solo: mi ha colpito anche l’afflusso fuori dell’ordinario a questo percorso giubilare, e all’attenzione nei confronti dei santi alessandrini. I foglietti con il racconto della loro vita che abbiamo messo a disposizione sono andati via come il pane… una cosa impressionante!».
Abbiamo celebrato gli 850 anni dalla fondazione della nostra Diocesi. Perché è così importante questo appuntamento?
«Per me raccontare la storia della fondazione di Alessandria e della Diocesi è stato molto interessante. Se ci pensiamo bene, Alessandria è nata per volontà della Chiesa e della società: è una città legata al Papa, ad Alessandro III, porta il suo nome, ha una cattedrale intitolata a San Pietro… Si può vedere un disegno, insomma. Dio è entrato allora dentro la nostra storia, ed entra ancora nella storia della città così com’è oggi. Egli continua a benedire il suo popolo e offre grazie là dove questo popolo cammina».
Una città benedetta, la nostra.
«Siamo affidati a Dio, oppure no? Se siamo affidati a Dio, c’è un disegno luminoso che ci attende, che ci aspetta e farà meraviglie. Ecco, questo Giubileo per me è stato uno squarcio di speranza, di serenità, di tranquillità, di pace, perché il Signore, attraverso le vicende che viviamo, sgradevoli e non, sta realizzando un suo disegno. E se il disegno è suo, la vittoria non potrà che essere sua».
Si spieghi meglio, Eccellenza.
«Dio è onnipotente: questo per me è un messaggio straordinario e mi fa dire che il Signore farà delle cose straordinarie. Certo, noi dobbiamo essere saldi nella speranza, è vero, questo bisogna farlo… però in fondo non è impossibile, è una cosa che possiamo fare. Lui ci mette il resto. La speranza è uno sguardo diverso sulla nostra città e sulla nostra Diocesi, sulla nostra Chiesa e sulla vita. Uno sguardo che scaccia la tristezza, le tenebre, le nuvole dal tuo cuore e ti fa dire di sì. Certo, si patisce tanto, si soffre, si fatica, ma Dio è fedele. Dio è fedele».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
