Legge, libertà e letizia – L’editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici,

cari lettori,

desidero ringraziarvi per la pazienza che avete dimostrato nei nostri confronti. Come avrete notato, il numero di Voce di giovedì scorso è uscito in ritardo: abbiamo dovuto attendere il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede che venerdì 11 settembre ha annunciato l’accettazione da parte del Santo Padre delle dimissioni presentate da monsignor Gallese e la contestuale nomina ad amministratore apostolico di monsignor Luigi Testore, Vescovo di Acqui.

Questa settimana, allora, proviamo a essere puntuali: apriamo Voce con il compleanno di papa Leone XIV, che il 14 settembre ha compiuto 71 anni, e nel Paginone vi presentiamo la seconda puntata del nostro approfondimento intitolato “Morte civile”. Dopo avervi raccontato che cosa è successo in Francia, ora parliamo della legge sulle “procedure di assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito” (si chiama così) approvata due settimane fa dalla Regione Veneto. Mi auguro che nel Paginone troviate gli elementi per esprimere un giudizio vero sulla questione. In questi anni a Voce ci siamo trovati davanti a tante situazioni che ci hanno spinto ad approfondire la “posta in gioco”: oggi, secondo me, ci troviamo di fronte a un cambiamento d’epoca, per usare l’immagine che il nostro amato papa Francesco utilizzò nel discorso ai partecipanti al Convegno nazionale della Chiesa italiana, il 10 novembre 2015 nella Cattedrale di Firenze (io c’ero, me lo ricordo bene). Sta cambiando (o è già cambiato) il valore che si attribuisce comunemente alla vita umana: da qualcosa di prezioso che ci viene “dato”, a un impiccio di cui possiamo disporre come più ci piace. E siccome nessuno si dà la vita da sé, l’illusione dell’uomo “libero” si sposta inevitabilmente sulla interruzione della medesima: non posso nascere da me, ma posso morire quando e come voglio. Non solo: pretendo anche che lo Stato mi dia tutti gli strumenti necessari per farlo. Basta schiacciare un bottone e il suicidio è servito. Chiediamoci, sinceramente, se questa è libertà o sconfitta. Non giudichiamo, però, chi si lascerà vincere dalla disperazione: preghiamo perché un attimo prima di fare “clic” possa incrociare uno sguardo diverso, veramente umano, e cambiare prospettiva. La legge ormai c’è: ma noi possiamo renderla inutile mostrando che “il” fine della vita non è “la” fine della vita. Torniamo a vivere da cristiani: lieti di stare al mondo. La sfida di ogni giorno per me è questa.

Andrea Antonuccio – direttore@lavocealessandrina.it

 

 

 

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