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L’interVista a Marco Caramagna

Caro Marco, che cosa hanno rappresentato per te 50 anni a Voce, di cui 33 al timone di comando?

Sono una parte della mia esperienza professionale, da condividere con gli altri 26 anni da capo ufficio stampa della Provincia di Alessandria. Due modi diversi di fare informazione, che mi hanno permesso però di conoscere le due facce della medaglia della comunicazione.

Approfondiamo: quali sono queste due facce?

Una è l’informazione istituzionale, asettica; l’altra, quella di Voce, è l’informazione che richiede una partecipazione integrale del giornalista.

Integrale, perché?

Perché si tratta di elaborare l’informazione sia secondo canoni deontologici, ma soprattutto attraverso le proprie conoscenze e i propri convincimenti interiori.

Andiamo più sul personale. C’è qualcuno, in questi anni di Voce, che ti ha lasciato qualcosa in più?

Sicuramente don Luigi Riccardi, direttore storico di Voce alessandrina e mio predecessore. Da lui ho imparato l’importanza di un settimanale diocesano, che fra l’altro, è più difficile da realizzare di un settimanale per così dire ordinario. Perché il diocesano deve tener conto di tutte le componenti della comunità dei credenti, e nello stesso tempo rispettare i principi evangelici. C’è una definizione che amo richiamare ed è quella coniata dalla federazione dei settimanali cattolici: “Pulpiti di carta”.

Hai parlato di “importanza” del settimanale diocesano. Ma ha ancora un senso uno strumento di questo genere?

Oggi ancora più di ieri. Il settimanale diocesano deve sapere fare sinergia con tutti gli strumenti che si sono presentati sulla scena dell’informazione e della comunicazione. E’ una voce fuori dal coro che si va a leggere, anche quando si fa finta di ignorarla. Per questo è importante dare determinati contenuti che altrove non sono rintracciabili. Non è un’accusa, ma una constatazione.

In questi 50 anni di Voce, hai qualche rimpianto? Qualcosa che avresti potuto fare o scrivere, o altro?

Per il fare, avrei voluto offrire maggiori opportunità di lavoro a chi si affacciava alla porta del giornale. Per quanto riguarda lo scrivere, non so se ho corrisposto all’invito evangelico: “Quello che vi viene detto in un orecchio, gridatelo sui tetti”.

Hai mai avuto qualche contrasto con i tuoi editori (ossia i vescovi)?

Contrasti mai. Con monsignor Charrier avrei voluto corrispondere alla sua richiesta di una maggiore incisività della cronaca locale su Voce.

La tua maggiore soddisfazione, da direttore?

Ne ho avute diverse, sicuramente. Una in particolare riguarda i numerosi giovani che hanno mosso i primi passi nella redazione, raggiungendo poi obiettivi professionali importanti.

La tua famiglia come ti ha supportato in questa lunga avventura?

Devo sicuramente ringraziare mia moglie e mia figlia che mi hanno sempre aiutato, soprattutto nei momenti in cui rientrando a casa raccontavo le problematiche, non sempre serene, che avevo vissuto durante la giornata.

Facendo un bilancio, l’esperienza a Voce è stata utile per la tua fede?

Sicuramente sì. In primo luogo, mi ha quasi costretto ad aggiornarmi continuamente, attraverso testi e documenti, sulla vita della Chiesa e ad approfondire i temi biblici. La vita di molti sacerdoti e laici mi ha aiutato a capire quali devono essere i comportamenti autentici di un credente. E’ stata una formazione, umana e cristiana, per la mia vita.

In questi giorni di cambiamento stai ricevendo molte telefonate di stima e di affetto. Ti sei commosso?

Sono in difficoltà…

Cioè?

Quello di Voce per me è sempre stato un servizio, e ritengo che non abbia bisogno di riconoscimenti. Ho imparato il volontariato, da molti sacerdoti e laici, e l’ho sposato senza alcuna difficoltà per tutta la vita. Quindi non credo di meritare un ringraziamento.

Come occuperai il tempo libero? Non ti ci vedo su una panchina ai giardinetti…

Sono ancora consigliere nazionale dell’ordine dei giornalisti, che in questa fase sarà chiamato a valutare e a esprimere il proprio parere sui decreti attuativi della riforma dell’ordine proposti dal Governo. E poi sono anche impegnato come presidente del Circolo della stampa provinciale. Il maggior tempo libero mi consentirà di dedicarmi con crescente impegno a queste attività. Sempre però con un occhio di riguardo a Voce, ovviamente, su cui continuerò a scrivere. Per questo ringrazio il nuovo direttore (ride, ndr)!

Che cosa auguri a chi raccoglierà il tuo testimone?

Di ottenere le stesse soddisfazioni che ho avuto io attraverso un diverso modo di realizzare il settimanale, capace di corrispondere alle nuove esigenze di informazione che provengono da una società in rapida e continua trasformazione. E un augurio particolare glielo rivolgo per quanto riguarda l’accoglienza del giornale da parte dei giovani, che sono il nostro presente e futuro. Nello stesso tempo gli ricordo che tutto questo non è facile!

Schermata 2017-01-27 alle 11.01.30Una vita dedicata al giornalismo

Marco Caramagna, 68 anni, sposato con Pinuccia e padre di Claudia, ha lavorato per 26 anni come capo ufficio stampa della Provincia di Alessandria. Si è occupato di Voce per soli 50 anni, diventando direttore del settimanale nel 1983. Ha conosciuto e ha collaborato con cinque vescovi: Almici, Maggioni, Charrier, Versaldi e Gallese. E’ un grande appassionato di cinema, e in età giovanile è stato segretario della redazione romana di Cineforum, diretto allora da Giovanbattista Cavallaro. È stato direttore di A+, trimestrale di promozione culturale della Provincia, e di Valenza Gioielli, riviste diffuse in diversi Paesi del mondo. Ha vinto il premio nazionale Addetto stampa dell’anno per la pubblica amministrazione nel 2010. è consigliere nazionale dell’ordine dei giornalisti (dal 1996) e segretario della commissione cultura.

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