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Tre gesti simbolici nell’Anno della Misericordia

XXVI CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE
a Genova – dal 15 al 18 settembre 2016

Nell’Anno Santo della Misericordia anche il Congresso eucaristico nazionale ha voluto mettere in evidenza la dimensione dell’accoglienza e dell’ascolto, nel desiderio – per tutti – di essere realmente “Chiesa in uscita”, secondo l’ormai nota espressione di papa Francesco.

Così il programma del Congresso genovese è stato caratterizzato dalla visita dei delegati delle diocesi italiane a diversi luoghi simbolici (circa cinquanta esperienze differenti), dove le opere di misericordia spirituale e corporale vengono esercitate quotidianamente: carceri, ospedali, centri di accoglienza e di ascolto nelle parrocchie, scuole, mense per i poveri.

In questo contesto tre gesti simbolici hanno colpito profondamente per il loro significato profondo.

Particolarmente suggestivo è stato l’appuntamento principale di sabato 17 settembre con la solenne Adorazione eucaristica nella cornice del porto antico. In quell’occasione il Santissimo Sacramento è stato portato dal mare a bordo di una motovedetta della Capitaneria di porto che in questi tre anni è stata impegnata in missioni di soccorso ai profughi e ha portato in salvo circa 1500 migranti nelle operazioni nel Mediterraneo, in particolare a largo di Lampedusa. Il gesto ha voluto proprio sottolineare l’identità che lega il Corpo di Cristo presente nell’Eucarestia con la “Carne di Cristo” presente nell’umanità sofferente, negli esclusi, nei migranti e nei rifugiati.

Il secondo gesto ricco di valore, è stata la scelta, dello stesso cardinale Bagnasco, di far portare l’ostensorio con il Santissimo Sacramento sulle spalle dei lavoratori genovesi, dal mare alla cattedrale di San Lorenzo. È stata questa una decisione che ha voluto mettere in relazione la comunità e l’Eucaristia con l’attenzione che la Chiesa ha sempre avuto verso il mondo del lavoro, un segno della vicinanza ai lavoratori, specialmente a quelli in difficoltà.

Infine l’ultimo gesto, che tocca nel profondo l’Eucarestia stessa, è stato quello richiesto ai detenuti del carcere di Opera, alcuni dei quali stanno scontando condanne anche pesanti per omicidio. Sono stati loro, infatti, ad aver prodotto e donato al Congresso eucaristico di Genova oltre 16mila ostie, preparate artigianalmente nel laboratorio allestito all’interno dell’istituto penitenziario milanese, e che sono state consacrate durante tutte le celebrazioni dell’evento.

“Grazie al progetto ‘Il senso del pane’, hanno dichiarato i detenuti, abbiamo capito il significato di redenzione e misericordia dell’Eucaristia. Per noi che viviamo in carcere, tale valore è visibile concretamente, grazie al percorso di conversione che compiamo nel laboratorio. Ma, con la nostra testimonianza, siamo certi che anche a Genova, dove tutta la Chiesa italiana riflette sull’Eucaristia, faremo arrivare il nostro messaggio, perché abbiamo potuto sperimentare la misericordia di Dio, che si fa cibo di salvezza per tutti”.

don Stefano Tessaglia

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