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L’interVista ad Andrea Antonuccio

Quando ti è nata l’idea e la passione di fare il giornalista?

Ho mosso i primi passi nel 2008 nel quotidiano online “CorriereAl” grazie al mio carissimo amico Ettore Grassano, grande giornalista, che mi ha insegnato davvero molte cose. Pensa che, come apprendistato, mi mandò subito a fare la cronaca “in diretta” dei lavori delle Commissioni consiliari del Comune di Alessandria, che postavo sul sito del giornale al loro termine. E’ stato, sicuramente, un avvio importante e coinvolgente verso la professione.

Quali difficoltà hai incontrato?

Le difficoltà di tutti gli inizi lavorativi, compensate dall’entusiasmo e dal desiderio di confrontarmi con una professione nuova.

Come è maturata l’idea di impegnarti a Voce?

L’idea è stata del Vescovo. L’avevo intervistato per “CorriereAl” e lui mi propose di impegnarmi nella comunicazione sociale della Diocesi. Poi, con la sua intenzione di rinnovare il settimanale diocesano, venne la proposta di impegnarmi a Voce.

Ritieni che un settimanale diocesano, con le precise caratteristiche che ha, abbia ancora motivo di esistere?

Certamente. Ci sono fiumi di notizie che ci sommergono quotidianamente con il loro flusso veloce. Fra quelle notizie ve ne sono molte da approfondire perché i lettori lo ritengono opportuno e necessario. Il settimanale diocesano ha proprio questo compito.

Quali saranno le linee editoriali sulle quali attuerai il tuo programma?

Innanzitutto, valorizzare le realtà positive e propositive della diocesi. Anche, anzi soprattutto, quelle che stanno meno “sotto i riflettori”. E poi vorrei fare un giornale che si inserisca nel dibattito sulle cose importanti per la nostra città con una posizione originale: la posizione della fede, vissuta come esperienza umana conveniente nella vita di tutti i giorni. Non vorrei fare un giornale di partito, né di parte; ma un giornale che provi a dire la verità su quello che accade.

Il mondo cattolico è composito. Come pensi di dare voce a tutte le sue componenti?

Come sai io appartengo a Comunione e liberazione, un movimento di educazione alla fede che ha segnato, e segna tuttora, profondamente la mia vita. Questa appartenenza non mi ha mai “chiuso” alle altre realtà. Anzi, mi ha educato a riconoscere e apprezzare il bello e il buono di tutti.

La verità di un’esperienza cristiana consiste proprio in questo: nell’aprirsi agli altri. Spero che anche per me possa essere così, qui a Voce: dare voce a tutti, perché siamo membra dello stesso corpo. Saranno i lettori a giudicare il mio tentativo. Lettori a cui chiedo preventivamente scusa per tutti gli errori che sicuramente commetterò. Posso assicurare che saranno in buona fede.

Pensi che sia facile, o no, rivolgersi ai giovani, che sono il nostro presente e futuro, con uno strumento “vecchio” come il giornale cartaceo?

Cercherò di realizzare un giornale che tenga conto dell’informazione in sé e di tutte le possibili richieste e attenzioni dei lettori. Penso che ci siano giovani “vecchi” e vecchi “giovani”: e il giornale deve essere, comunque attento alla realtà e non a “categorie”.

Le nuove tecnologie, in continuo mutamento, possono aiutare “Voce”?

Certamente. Il mondo in sé, e quello dell’informazione in particolare, sono in continua evoluzione. Le nuove tecnologie, da anni stanno aiutando l’informazione e lo faranno sempre di più. Anche per quanto concerne la carta.

Consiglieresti a un giovane di intraprendere la professione di giornalista?

Ai giovani dico di studiare e di ricercare la professione e il mestiere che li appassiona di più. Se si svolge un lavoro piacevole non si arriverà mai stanchi o frustrati alla fine della giornata.

Come ha accolto la tua famiglia il nuovo incarico?

Con curiosità. Ho la fortuna di avere due figli ormai grandicelli (Riccardo 18 anni e Giacomo 16) che mi permettono una maggiore libertà di movimento. E una moglie che mi comprende.

Cercherò di contemperare famiglia e impegno professionale con l’aiuto che il Signore vorrà concedermi. E, ovviamente, con l’aiuto di tutti i collaboratori del settimanale.

antonuccio03Un po’ giornalista, un po’ mago…
Andrea Antonuccio, alessandrino, classe 1968, dopo la laurea in Scienze Politiche all’Università Cattolica di Milano entra nel mondo del marketing e della comunicazione, in una società di consulenza prima, e in aziende del gruppo Fiat e Ibm poi. Grande appassionato di magia, nel 2007 lascia il posto fisso e si mette in proprio creando “Bimbomagia”, realtà che organizza eventi e spettacoli nel mondo dell’intrattenimento per l’infanzia. Spettacoli che lui stesso esegue, con il nome d’arte di “Mago Pancione”. Giornalista pubblicista, dal 2008 collabora con CorriereAL.info e, dal 2014, con la Arnoldo Mondadori Editore per i mensili “Sorrisi e Canzoni” e “Il mio Papa”. Sposato dal 1996 con Lucia Arlandini, Andrea è papà di Riccardo e Giacomo.

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