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Lasciarsi abbracciare #editoriale

Care lettrici, cari lettori, questo numero di Voce è dedicato al padre, nelle sue diverse “declinazioni”. Pensando alla mia vita, mi rendo conto che c’è una persona a cui penso veramente tutti giorni. E quella persona è mio padre, che è andato in Cielo nel 2004. Il giorno della sua morte, il 18 dicembre, ero lì a tenergli la mano in ospedale mentre piangevo e imploravo un miracolo (che poi non è arrivato). In quel momento, quando il suo cuore ha smesso di battere, io sono diventato adulto. Non si possono avere i genitori a fianco per sempre, lo sappiamo tutti. Almeno non qui, sulla terra. Eppure, chi di noi può dire di essere pronto a restare senza papà e senza mamma? Qualche mese dopo, nel febbraio 2005, moriva anche il mio “secondo padre”, don Luigi Giussani, l’uomo che ha fatto rinascere la mia povera fede dalle macerie, facendomi appassionare di nuovo a Gesù Cristo. Ma il Padre di tutti, che vede più in là, quando toglie restituisce cento volte di più. E non mi ha lasciato orfano. Ho incontrato nuovi padri nella fede, anche qui in Diocesi. Oggi, quando penso al mio caro papà che è in paradiso, non sono più così triste come un tempo. “La vita è arcigna con chi le tiene il muso”, scriveva Emmanuel Mounier nel suo splendido libro “Lettere sul dolore”. Ma è benevola (anzi, bellissima) con chi le sorride.

E, come un figlio, si lascia abbracciare.

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