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«Creativi e in cammino con Cristo»

Il 12 luglio scorso papa Francesco ha indirizzato un suo messaggio a tutti i catechisti, in occasione di un incontro internazionale che si è tenuto nella sua città, Buenos Aires.
Il pontefice nelle sue prime parole ha ricordato S. Francesco d’Assisi, che a uno dei suoi compagni che insisteva nel chiedergli di insegnargli a predicare, rispose così: «Fratello, quando visitiamo i malati, aiutiamo i bambini e diamo da mangiare ai poveri, stiamo già predicando».
In questa bella lezione, sottolinea il papa, sono racchiuse la vocazione e il compito del catechista.
In primo luogo, «la catechesi non è un “lavoro” o un compito esterno alla persona del catechista, ma si “è” catechisti e tutta la vita gira attorno a questa missione. Di fatto, “essere” catechista è una vocazione di servizio nella Chiesa: ciò che è stato ricevuto come dono da parte del Signore si deve a sua volta trasmettere. Pertanto il catechista deve tornare costantemente a quel primo annuncio o “kerygma” che è il dono che gli ha cambiato la vita. È l’annuncio fondamentale che deve risuonare di continuo nella vita del cristiano, ancor di più in chi è chiamato ad annunciare e insegnare la fede». Per questo, sottolinea con forza il messaggio, la catechesi «è l’incontro costante con la Parola e con i Sacramenti, e non qualcosa di meramente occasionale, previo alla celebrazione dei sacramenti di iniziazione cristiana. Papa Francesco poi, con la sua bella capacità di creare immagini e concetti efficaci, riassume due caratteristiche del catechista. Il catechista cammina con Cristo, «non è una persona che parte dalle proprie idee e dai propri gusti, ma si lascia guardare da lui, da quello sguardo che fa ardere il cuore.
Quanto più Gesù occupa il centro della nostra vita, tanto più ci fa uscire da noi stessi, ci decentra e ci rende più vicini agli altri». Questa crescita nell’amore, ricorda il papa con un’immagine evocativa, «è come il movimento del cuore: “sistole e diastole”; si concentra per incontrare il Signore e subito si apre, uscendo da se stesso per amore, per rendere testimonianza a Gesù e parlare di Gesù, per predicare Gesù. L’esempio ce lo dà lui stesso: si ritirava per pregare il Padre e subito andava incontro agli affamati e agli assetati di Dio, per guarirli e salvarli».
La seconda prerogativa del catechista è l’essere creativo: egli «ricerca diversi mezzi e forme per annunciare Cristo. È bello credere in Gesù, perché lui è “la via, la verità e la vita” che colma la nostra esistenza di gioia e di allegria. Questa ricerca per far conoscere Gesù come somma bellezza ci porta a incontrare nuovi segni e forme per la trasmissione della fede». Questa caratteristica porta che annuncia il Vangelo, specialmente ai più piccoli, ad adattarsi continuamente a chi ascolta e ad aggiornarsi senza paura: «i mezzi possono essere diversi ma l’importante è tener presente lo stile di Gesù, che si adattava alle persone che aveva davanti a sé, per avvicinare loro l’amore di Dio. Bisogna saper “cambiare”, adattarsi, per rendere il messaggio più vicino, benché sia sempre lo stesso, perché Dio non cambia, ma rende nuove tutte le cose in lui. Nella ricerca creativa per far conoscere Gesù non dobbiamo provare paura perché lui ci precede in questo compito. Lui già è nell’uomo di oggi e ci attende lì».

 

S. T. 

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