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Una nuova immaginazione sociale – l’editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici, cari lettori,

mi ha colpito molto quello che papa Francesco ha detto nella sua omelia alla Messa di Natale del 24 dicembre, nella Basilica di San Pietro: “La fede di questa notte ci porta a riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente e ci spinge a dare spazio a una nuova immaginazione sociale, a non avere paura di sperimentare nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”. E ancora: “È Gesù che dà a tutti noi il documento di cittadinanza”. Parole chiare, che almeno per un momento ci spostano dalle logiche “pro o contro” con cui solitamente affrontiamo i problemi quotidiani. Non solo quelli legati all’immigrazione. Il punto mi sembra proprio questo: la fede in un Dio presente (non in un devoto ricordo) deve esprimere un giudizio non solo “politico” (le elezioni incombono, ricordiamocelo) o, peggio ancora, manicheo (“Io ho ragione, lui ha torto”). Credo che il Papa ci stia invitando a renderci conto che il cambiamento d’epoca (da lui spesso evocato) richiede un cambiamento nell’approccio dei problemi, enormi, con cui stiamo iniziando ad avere a che fare. Un cambiamento dettato dalla presenza viva di Cristo, non da una dialettica o da un ragionamento. Una nuova immaginazione sociale, nuove forme di relazione, ha detto Francesco: aiutiamoci, anche qui su Voce, a comprendere meglio di che cosa si tratta, e a seguire il papa che la Provvidenza ci ha donato per cogliere i segni dei tempi. Che altro non sono che il modo con cui il Padreterno traccia la strada della nostra vita.

Andrea Antonuccio

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