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La testa e la pancia – Gli schemi di Mister Marcolini

Quale configurazione per l’Alessandria?

Molti anni fa, una trentina all’incirca, quando impazzava il Milan dei tre olandesi e Arrigo Sacchi sembrava una sorta di profeta (anche se, in realtà, non aveva inventato nulla, vedi l’Olanda di Cruyff degli anni ‘70) disquisivo con un compagno di scuola calciofilo, che sarebbe poi diventato Ingegnere, secondo il quale, per giocare a zona come voleva Arrigo Sacchi, occorrevano gli uomini. Di contro, circa un anno fa, imbattendomi in un’intervista del “Mago di Fusignano”, lessi che, secondo il suo credo calcistico, i campioni possono anche essere costruiti, ergo, puoi adattare gli uomini al modulo. Chi aveva ragione tra i due? Il mio ex compagno di scuola divenuto Ingegnere o Arrigo Sacchi? Oggi, rileggendo gli ultimi trent’anni di calcio italiano, mi viene da dire che il grande Arrigo, forse, aveva torto. Certo, perché i giocatori hanno le loro caratteristiche e, per quanto un rigoroso allenamento e un’impeccabile abnegazione possano consentire anche a un galoppatore di diventare un buon trottatore, o viceversa, Ribot non sarà mai Varenne e Varenne non sarà mai Ribot. Credo quindi che sia un grave errore l’atteggiamento degli Allenatori che adottano un modulo di gioco alla stregua del Vangelo e ritengono che gli uomini vi si debbano adattare e che il successo arriverà sempre, ed in misura inevitabilmente maggiore, a coloro i quali sapranno invece adeguarsi ai tempi ed agli uomini. Ecco quindi che, al di là delle scelte dell’Allenatore, credo che Marcolini dovrà fare i conti con una formazione che, fi no ad ora, ha mostrato di avere pochi giocatori propensi al gioco di fascia e quindi, verosimilmente, non molto adatti ad un modello alla 4-4-2 che pure, le poche volte che stato adottato, ha dato buoni risultati. Chi vivrà, dunque vedrà.

Silvio Bolloli

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