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Verso la Pasqua – Stavano presso la croce

«Tra i pii esercizi con cui i fedeli venerano la Passione del Signore pochi sono tanto amati quanto la Via Crucis. Attraverso il pio esercizio i fedeli ripercorrono con partecipe affetto il tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena: dal Monte degli Ulivi, dove nel podere chiamato Getsemani il Signore fu in preda all’angoscia, fino al Monte Calvario dove fu crocifisso tra due malfattori, al giardino dove fu deposto in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia». Così si esprime il Direttorio su pietà popolare e liturgia del 2002 (n.131) a proposito della preghiera quaresimale per eccellenza. Questa pia pratica porta a meditare sull’ultimo tratto del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena, un cammino fatto di passione e di dolore. Fin dall’inizio la Chiesa ha conservato memoria viva delle parole e degli avvenimenti degli ultimi giorni del Signore, specialmente attraverso i racconti della sua passione nei quattro Vangeli. Una memoria a cui si è aggiunto presto il ricordo specifico dei luoghi fisici in cui Cristo ha sofferto: le vie e le pietre bagnate dal suo sudore e dal suo sangue. La comunità di Gerusalemme manifestò molto presto la sua attenzione per i «luoghi santi» della vita terrena di Cristo e diversi ritrovamenti archeologici testimoniano, già nel II secolo, la presenza di un culto cristiano attorno all’area in cui era stato scavato il sepolcro di Cristo. Alla fine del IV secolo, l’importante testimonianza della pellegrina Eteria ricorda di edifici sacri eretti sulla cima del Golgota e ci informa di una processione che si snodava in quei luoghi. Non si trattava ancora della Via Crucis ma in qualche modo quella processione, con i suoi canti e con il suo legame concreto con i luoghi della passione, può essere ritenuta un inizio di questa pratica. Grandi santi come S. Bernardo, S. Francesco e S. Bonaventura, per la loro devozione affettuosa e piena di slancio, prepararono certamente il terreno per la diffusione di questa preghiera. Furono le Crociate ad aggiungere un tassello importante, con l’entusiasmo per il recupero del Santo Sepolcro, il rifiorire dei pellegrinaggi e la presenza stabile, dal 1233, dei frati francescani in Terra Santa. Lungo il medioevo, il fascino dei luoghi di Cristo suscitò il desiderio di riprodurli anche nella propria terra: alcuni pellegrini e crociati, al ritorno da Gerusalemme, li riproducevano nelle proprie città, sotto forma di edicole votive, santuari e sacri monti, con la meditazione dei luoghi della Passione del Signore. Sullo sfondo della devozione alla Passione di Gesù e con riferimento al cammino percorso da Gesù nella salita al Calvario, la Via Crucis nasce anche dalla fusione di tre devozioni che si diffusero a partire- dal XV secolo, soprattutto nei paesi del Nord, Germania e Paesi Bassi: la devozione alle «cadute» di Cristo sotto la croce (se ne contavano fi no a sette); il ricordo dei «cammini dolorosi» di Cristo (processioni da una chiesa all’altra, in memoria del percorso doloroso compiuto da Gesù durante la sua passione: dal Getsemani alla casa di Anna, da questa alla casa di Caifa, quindi al pretorio di Pilato, poi al palazzo di Erode…); la devozione alle «stazioni» di Cristo (momenti in cui Gesù si fermava lungo suo il cammino doloroso). Nel secolo XV regnava ancora una grande diversità nella scelta delle stazioni, nel loro numero e nell’ordine. Nei vari schemi di Via Crucis si trovano stazioni quali la cattura di Gesù, il rinnegamento di Pietro, la flagellazione e altre con un fondamento più o meno biblico. La forma attuale, con 14 stazioni fisse, è attestata in Spagna nella prima metà del XV secolo, soprattutto in ambienti francescani, per poi diffondersi specialmente in Italia. Qui incontrò un convinto ed efficace propagatore in S. Leonardo da Porto Maurizio, francescano, instancabile missionario, che costruì personalmente oltre 570 Via Crucis, delle quali è rimasta famosa quella eretta nel Colosseo su richiesta di Papa Benedetto XIV per il giubileo del 1750. Negli ultimi decenni, si è diffusa una forma «biblica» della Via Crucis, che rispetto al testo tradizionale presenta alcune varianti. Non vi figurano cioè le stazioni prive di un preciso riferimento nei Vangeli, come le tre cadute del Signore, l’incontro di Gesù con sua madre e con la Veronica, ecc. Sono presenti invece momenti raccontati dagli evangelisti come l’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi, il giudizio da Pilato, la promessa del paradiso al buon ladrone, la presenza della madre e di Giovanni sotto la croce. Questa nuova impostazione non intende certo mutare la preghiera tradizionale, che rimane valida, ma semplicemente evidenziare qualche importante momento del cammino doloroso di Cristo che nel testo tradizionale è assente o rimane nell’ombra. Viene così sottolineata la straordinaria ricchezza della Passione, che nessuna preghiera riesce ad esaurire o ad esprimere compiutamente. Partecipando alla Via Crucis, nella sua comunità o singolarmente, ogni discepolo di Gesù cerca così di seguire il Maestro: per piangere il proprio peccato con Pietro, per aprirsi nel buon ladrone alla fede in Gesù, per restare in silenzio presso la croce con la madre e con il discepolo amato.

Stefano Tessaglia

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