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«Abbiamo avuto ben 100 ragazzi e 50 animatori e nessuno si è ammalato: un vero miracolo!»

L’esperienza dell’Oratorio estivo delle parrocchie di Valenza

A Valenza quest’estate l’oratorio non si è fermato. Come i lettori di Voce già sanno, sotto l’ala del nuovo “oratorio estivo”, bambini e ragazzi si sono potuti divertire nel rispetto del norme anti Covid (leggi anche l’intervista durante l’oratorio estivo «Siamo chiamati a fare il bene per il bene, con serenità»). E a quanto ci racconta don Santiago Ortiz, responsabile dell’oratorio valenzano, diacono e prossimo sacerdote, è stato un successo davvero voluto da Dio.

Santiago, com’è andato l’oratorio estivo? Ci dai anche qualche numero?
«Innanzitutto, vorrei ringraziare il Signore perché è andato tutto bene. Abbiamo avuto ben 100 ragazzi e 50 animatori per 9 settimane, e nessuno si è ammalato: un vero miracolo! Ringrazio i volontari perché hanno dedicato la loro estate all’oratorio con tutti i rischi del caso, il tutto gratis, senza prendere un soldo. Si sono impegnati dalle 7 alle 18.30 tutti i giorni per 9 settimane. Ringrazio tutti i benefattori, tra cui anche alcuni genitori, che hanno permesso un oratorio estivo appositamente voluto gratuito per le famiglie, in modo da dare una mano a tutti in momento di pandemia. Ringrazio le fondazioni San Vincenzo, Lions Host e la Diocesi che, di fronte alle pesanti difficoltà normative e burocratiche, ci ha aiutato con i fondi per l’emergenza Covid-19, rendendo possibile questa attività formativa che era economicamente fuori della nostra portata. Durante l’oratorio estivo abbiamo dovuto inventarci spesso nuove attività e questo ci ha insegnato molto: a causa delle norme anti Covid-19, infatti, non abbiamo potuto svolgere giochi in cui non si potesse mantenere la distanza interpersonale. L’esperienza ci ha davvero segnato».

Qualche iniziativa di particolare rilievo fatta con i ragazzi?
«Intanto, abbiamo incentrato la nostra attività di animazione sulla figura di Carlo Acutis. Abbiamo preso spunto da lui per affrontare con i bambini i temi del corpo umano e del corpo spirituale della Chiesa. Ogni settimana poi c’è stata una sorpresa: la prima settimana sono venuti a trovarci gli scout, spiegandoci i loro metodi di vita insieme; la seconda settimana è venuta la Croce Rossa a tenere un breve corso; in seguito siamo andati nell’azienda “Le gocce d’oro” dal nostro amico Claudio per scoprire il mondo dell’apicoltura e degli animali. Inoltre, ha riscosso grande successo il nostro “Oratorio’s got talent”, in cui ogni ragazzo si esibiva in un’attività in cui si sentiva portato. Ha vinto una ragazza che ha inscenato un monologo di teatro portando come tema il bullismo».

Che risposte hai visto dalle famiglie?
«Molto positive. Il nostro è stato un modo per far vedere che la Chiesa non si era fermata e faceva qualcosa in un momento difficile offrendo gratis l’oratorio estivo, in cui, nel mio linguaggio, gratis significa Provvidenza (ride)».

Percepivate un po’ di paura all’inizio?
«Agli inizi sembrava quasi impossibile poter svolgere animazione per la paura del contagio e per non poche difficoltà burocratiche, ma piano piano ci siamo fidati e siamo andati avanti. La burocrazia, sfortunatamente, non ci ha fatto sfruttare i bonus di Governo e Comune. Qualcuno addirittura ci ha criticato perché eravamo troppo severi con le regole contro il contagio, ma era importante essere ligi. Proprio per questo ci tengo in modo particolare a ringraziare l’aiuto dei volontari della Croce Rossa, della Protezione Civile, dell’associazione Vigili del fuoco onlus e l’Avis: tutti i giorni dalle 7 del mattino alle 3 del pomeriggio si occupavano del triage».

Pochi giorni fa con i giovani dell’oratorio sei andato ad Assisi per assistere alla beatificazione di Carlo Acutis. Visto che è stato un personaggio chiave della vostra attività di animazione, si può dire che aver visto la sua beatificazione con i ragazzi sia stato il vero coronamento dell’oratorio estivo?
«Sì, si può dire: era anche nostro dovere ringraziarlo per la buona riuscita dell’oratorio estivo che è stato molto legato alla sua figura. Ci siamo ritrovati con un gruppo di 15 giovani dell’oratorio e abbiamo partecipato ad Assisi alla Veglia di preparazione e all’Adorazione Eucaristica in piazza Santa Maria degli Angeli. Abbiamo visitato la tomba con il corpo venerabile del beato, e sabato pomeriggio abbiamo assistito alla beatificazione nella piazza antistante la basilica di San Francesco, disposti secondo le norme anti Covid».

Tu stai per compiere un passo importante per la tua vita: il 31 ottobre sarai ordinato sacerdote. La beatificazione di Carlo Acutis ti è stata di ispirazione personale?
«Personalmente, sono voluto andare sia per ringraziare per lo svolgimento dell’oratorio sia per preparazione personale dell’ordinazione. Devo dire che sento un legame profondo con lui, era del mio stesso anno (1991, ndr) e del mio stesso mese (maggio, ndr). Spero di amare l’Eucarestia così come lui, da laico, l’ha amata. Gli ho chiesto la grazia di aiutarmi a diffondere l’Eucarestia e di essere un buon prete: non necessariamente bravo, ma buono sì. Mi ha colpito uno dei nostri giovani di 17 anni che, quando è stato svelato il volto di Acutis, era commosso e mi ha detto: “Questo era un grande”, ed era in lacrime. A dimostrazione del fatto che è un beato che sentiamo molto vicino a noi».

Marco Lovisolo

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