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Seconda edizione di “Alla destra del Padre”

“La recensione” di Fabrizio Casazza

L’anno scorso Jaca Book pubblicò la seconda edizione di Alla destra del Padre (pp 195, euro 16), libro originariamente uscito nel 1970, di cui è autore Giacomo Biffi (nella foto qui sotto). Nato nel 1928, unì il ministero di pastore con quello di teologo. Sacerdote ambrosiano, fu sia rinomato professore di dogmatica sia zelante parroco a Legnano prima e a sant’Andrea in Milano poi. Canonico teologo del Capitolo metropolitano, nel 1975 venne scelto dal cardinale Giovanni Colombo come vicario episcopale per la cultura.

Dal 1976 al 1984 fu ausiliare nel capoluogo lombardo. Dal 1984 al 2003 fu arcivescovo di Bologna, essendo creato cardinale da san Giovanni Paolo II nel 1985. Morì nel 2015 ed è sepolto nella cripta della cattedrale della città emiliana. Fu da tutti riconosciuto come pensatore profondo e scrittore arguto, anche se le sue prese di posizioni a volte suscitarono qualche polemica.

Questo volume si configura, per usare le parole del sottotitolo, come una nuova sintesi di teologia sistematica che prende in esame temi complessi o aspetti attualmente non troppo enfatizzati nella predicazione. È il caso della fine del mondo e del giudizio finale, che non sarà un mero ritorno di Cristo «ma una manifestazione universale e necessaria della “venuta” di Gesù dal Padre al mondo» (p. 32).

Alla domanda se il Figlio di Dio, in quanto uomo, avesse autocoscienza della sua natura divina, il testo risponde che questa coscienza non era continuamente in atto ma era in stato di possesso abituale. Curiosa la similitudine per spiegarlo: è alla stregua di un professore di teologia, che continua a sapere i decreti del concilio di Trento… anche durante una partita a carte. Discutendo un’ipotesi di san Bernardo si chiarisce che il «giudizio non è […] tanto un episodio quanto una dimensione permanente della condizione eterna degli uomini» (p. 179). Per quanto riguarda il peccato, Biffi spiega che al fondo «c’è sempre anche un invito all’incredulità, un invito che non può essere ripetutamente rivolto, senza che finisca a un certo momento coll’essere ascoltato» (p. 115).

A proposito della Chiesa si dice che non è una massa uniforme, dove la differenza viene tacciata di mancanza di comunione: al contrario, «il popolo di Dio è un’assemblea di figli, ciascuno dei quali incarna a suo modo la somiglianza col Padre» (p. 159). Insomma, il rigore accademico, lo stile arguto e l’argomentare scorrevole rendono questo libro ancora meritevole di lettura attenta e meditata, anche cinquant’anni dopo la prima edizione.

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