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La pace: un’utopia dei nostri tempi

“Il mondo a 13 anni” di Sara Piscopello

Come sono entrata in classe, quella mattina, avevo subito capito che sarebbe stata una giornata diversa. La professoressa di italiano aveva esordito dicendoci che la tematica di quella lezione sarebbe stata il senso e il valore della parola “Pace“.

All’inizio siamo rimasti in silenzio, ci guardavamo e per la prima volta nessuno diceva stupidate o faceva strani versi, parlare di Pace sembrava una cosa scontata in un Paese come il nostro che non ha conosciuto conflitti dopo la Seconda Guerra Mondiale. I miei compagni hanno iniziato dicendo che qualche volta litighiamo tra di noi e anche in casa molte volte ci si scontra con mamma, papà e fratelli, ma subito si trova l’armonia. Sì, perché per noi pace significa quello, litigare con gli amici e con i parenti. Oggi abbiamo scoperto che il termine “Pace” è immenso e molto complesso.

La professoressa ha cominciato così: «Oggi parleremo di persone che con la loro parola hanno cambiato le cose. Il 2 ottobre del 1869 nasce a Porbandar, in India, il Mahatma Gandhi (nella foto qui accanto). Un uomo che ha lottato per la pace e per i nostri diritti. Lui è stato uno dei pionieri e dei teorici del Satyagraha (teoria etica e politica), la resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l’India all’indipendenza. Con le sue azioni, ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili e personalità quali Martin Luther King. Per lui il digiuno era la preghiera più pura, diceva che con il suo digiuno poteva parlare faccia a faccia con Dio. Con queste parole ha fatto capire quando fosse grande e forte la sua fede. Proprio per la sua volontà di cambiare le cose, migliorandole, venne ucciso a colpi d’arma da fuoco il 30 gennaio del 1948. Ma la sua parola ha lasciato il segno anche dopo 70 anni».

Io ero profondamente colpita dalla sua volontà, che fa capire come ogni cosa si possa fare ma solo se ci crediamo veramente. Poi l’insegnante ha continuato con la vita e la storia di una grande donna, Madre Teresa di Calcutta (nella foto). «Nata il 26 agosto del 1910 a Skopje in Macedonia, Madre Teresa ha dedicato tutta la sua vita ai bisognosi della sua città. Nel settembre del 1928, all’età di 18 anni, andò via di casa per entrare nell’istituto della Beata Vergine Maria. Lì divenne suor Maria Teresa. Negli ultimi anni di vita, anche se non era in salute, Maria dedicava le sue intere giornate ai poveri e ai bisognosi. Nel 1979 le è stato assegnato il Premio Nobel della Pace. Morì nel 1997. È stata proclamata Beata da papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 e, invece, Santa da papa Francesco il 4 settembre 2016».

Questi sono solo due dei tanti protagonisti della lotta alla non violenza e all’amore fraterno che hanno saputo concretizzare la parola “Pace“. Queste storie colpiscono profondamente con i loro semplici, ma così immensi, atti d’amore e rinunce in nome di qualcosa di più grande di loro stessi. Questo fa pensare, ogni giorno, quanto siamo piccoli, ma anche immensamente grandi se sappiamo credere e proclamare la pace ai fini di un bene comune.

Sino a oggi ho sentito dare diversi significati alla parola “Pace”, ma nessuno di questi era usato correttamente e soprattutto sinceramente. La pace ha tanti significati per come viene usata nei diversi momenti, come quando si litiga con gli amici. Quando litigo con la mia amica per stupidate le dico sempre “Pace?”, con le braccia spalancate aspettando che ricopra il vuoto che, anche se per scemenze, si è creato in me. Tutti dobbiamo lottare per la Pace, per creare un mondo migliore di questo in cui ognuno di noi si senta a Casa.

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