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L’avventura di Angelo Firpo, un alessandrino nel mondo

Le storie di Voce

De Barbieri, ci racconta chi era Angelo Firpo?

«Angelo Firpo, fratello di mio nonno materno Enrico, era nato ad Alessandria nel 1882. Nel 1900 aveva iniziato, giovanissimo, a lavorare in una nota pasticceria della città, Boratto, in piazza della Libertà angolo via Ferrara, dove impara a fare il pasticciere. Dopo qualche anno si trasferisce a Genova, probabilmente spinto da una sana ambizione, e comincia a lavorare come cameriere all’Hotel Miramare, all’epoca molto rinomato e posizionato sopra il porto. All’epoca era uno dei primi alberghi della Liguria, se non d’Italia, e annoverava tra i suoi clienti personaggi come Guglielmo Marconi. Conosce i fratelli Castellazzo, due italiani che si erano affermati come imprenditori nel settore della ristorazione a Calcutta. Angelo si fa notare per la sua bravura, il modo di fare e la volontà, e allora questi due fratelli gli propongono di andare con loro in India. Prima, però, prima gli chiedono di perfezionarsi in Inghilterra, dove lo mandano con una lettera di raccomandazione al Savoy di Londra. Lì, oltre a imparare l’inglese, affina le sue qualità di pasticciere e fornaio: impara a fare un ottimo pane, che diventerà uno dei suoi “punti forti” a Calcutta. Città in cui sbarcherà nel 1905».

Che cosa fece Angelo Firpo in India di così “sconvolgente”?

«Calcutta all’epoca era la capitale dell’India, o meglio, dell’Impero anglo-indiano, che come estensione era grande come l’Europa. La città era seconda solo a Londra… A Calcutta Angelo inizia a lavorare in un albergo con ristorante annesso, dove rafforza la sua competenza. Comincia a frequentare il “bel mondo” di quegli anni, e negli anni successivi diventa il braccio destro di Federico Peliti, un noto imprenditore della ristorazione in India. Poi, nel 1917, fonda la “A. Firpo Ltd”, che sarà la capogruppo, diremmo oggi, di tutte le attività che Angelo svilupperà in India e che lo hanno reso celebre in tutto il mondo: ristorazione, catering, pasticceria, il “bakery”, ossia il forno a livello industriale che cuoceva il pane per tutta Calcutta. Sfornava 4.000 pagnotte al giorno, in 30 tipi di pane, per tutta l’alta società indiana e per gli inglesi presenti in India, diventando anche il fornitore ufficiale di diversi governatori e viceré dell’India, e come clienti aveva, tra gli altri, l’Aga Khan III e il Principe del Galles. Insomma, era diventato un’icona dell’ospitalità italiana all’estero».

Quali motivazioni potevano spingere un alessandrino di quell’epoca a cercare una vita così avventurosa?

«Credo che lui abbia colto al volo le opportunità che gli sono state offerte. Ha avuto il coraggio di investire su se stesso, e ha portato all’estero il Made in Italy… che allora non esisteva ancora!».

È vero che fu un uomo di grande generosità?

«Angelo Firpo ha condiviso i suoi averi con chi è stato meno fortunato di lui. Per esempio, è stato molto generoso con Madre Michel, che aveva anche conosciuto. La stessa Madre lo ringraziò pubblicamente per una importante somma di denaro che le aveva donato. È stato un uomo di fede, molto vicino ai poveri: nel suo testamento ha lasciato diverse elargizioni a vari enti religiosi e caritativi».

Ha voluto farsi seppellire in città, «sotto il manto della Salve e presso i genitori». Dunque amava Alessandria?

«Angelo Firpo muore nel febbraio del 1948 a Londra. Negli Anni 20 era diventato cittadino inglese, insignito della carica di “Officer of the British Empire”, a riconoscenza del suo operato e del suo stile. Ma le sue spoglie non si trovano in Inghilterra: sono ad Alessandria, come da sua richiesta nel testamento. Ha voluto ritornare nella sua città natale, che amava. E sotto il manto della Salve».

De Barbieri, lei oggi sta cercando di “recuperare” l’eredità di Angelo Firpo. Che cosa ha in mente?

«Quest’anno cadono i 65 anni dalla morte di Angelo Firpo. Dunque ho registrato il marchio “Firpo’s 1917” e ho aperto una società con lo stesso nome che si occupa di promuovere in tutto il mondo l’eccellenza enogastronomica del Made in Italy. Ripercorrendo le orme e lo stile di eccellenza dello zio Angelo».

Di cosa vi occuperete?

«Attualmente abbiamo quattro partner che hanno subito creduto a questa iniziativa: Roberto Panizza, produttore di un pesto meraviglioso e di tutto ciò che a esso è legato (pasta, olio e così via); Marco Percivale, della storica Torrefazione Ronchese; Fabio Barisone, che fa una delle migliori focacce di Genova; e Fulvio Borra, presidente dell’Acqua Gaverina. L’obiettivo è promuovere prodotti di altissima qualità attraverso il sito internet firpos1917.it e grazie alle mie numerose relazioni internazionali, che mi consentono di far conoscere questo progetto facendo rivivere il mito di Angelo Firpo».

I legami con Alessandria sono evidenti. Vuole rivolgere un appello agli amministratori locali?

«Sono affezionato ad Alessandria, ci vengo volentieri! A chi amministra la città chiedo innanzitutto di ricordarlo, con una via o un giardino, così come è stato fatto per altri “grandi” personaggi che hanno dato lustro ad Alessandria. Mi piacerebbe creare un legame con Genova, proprio nel nome di Angelo Firpo, e portare il nome di Alessandria nel mondo. A questo proposito, vorrei ancora dire una cosa: sono aperto ad accogliere in questo progetto le numerose eccellenze enogastronomiche alessandrine che volessero proporsi per collaborare. I miei recapiti sono sul sito firpos1917.it. Fatevi avanti!».

I PERSONAGGI

Angelo Firpo

Angelo Firpo è nato ad Alessandria nel 1882. Trasferitosi precocemente a Genova e successivamente in India, è stato il capostipite di un brand di ristorazione, “Firpo’s”, diventato sinonimo di eccellenza italiana nel mondo per oltre 60 anni. Delegato dell’Enit a Calcutta per numerosi anni, fu soprannominato il “Maxim’s dell’Oriente”. E qui avviò celebri ristoranti, una magnifica sala da tè che era il ritrovo dell’alta società, una rinomata pasticceria e un richiestissimo catering. La raffinatezza delle sue preparazioni gastronomiche l’ha reso noto in tutto il mondo, procurandogli prestigiosi premi e numerosi articoli, nonché in diversi bestseller fra cui “La città della gioia” e “Stanotte la libertà” di Dominique Lapierre, “Segreto Tibet” e “Pellegrino in Asia” di Fosco Maraini, “Probabilità zero” di Rolf Magener. Angelo Firpo muore nel febbraio del 1948 a Londra, ma viene sepolto ad Alessandria.

Enrico De Barbieri

Nato a Genova nel 1966, Enrico De Barbieri è pronipote di Angelo Firpo (fratello del nonno materno).Imprenditore del turismo e del commercio, console onorario del Sudafrica a Genova (2003-2019), dal 2018 è Ambasciatore di Genova nel Mondo e dal 2022 presiede l’Istituto del Nastro Azzurro e l’Associazione nazionale volontari di guerra di Genova. Figlio del grande violinista Renato De Barbieri, tramanda e mantiene viva l’opera del padre così strettamente legata a quella di Paganini e del premio omonimo. Dal 2022 è Paganini Ambassador, con Amyn Aga Khan, Gianni Letta, Giovanni Malagò, Alberto II di Monaco, Renzo Piano e altri esponenti del mondo culturale, politico e imprenditoriale. Anima del progetto di rinascita di “Firpo’s” (è amministratore unico della Firpo’s 1917 Srl), Enrico De Barbieri vanta un’esperienza trentennale nel settore assicurativo e bancario, nella consulenza aziendale e nelle relazioni internazionali.

 

Andrea Antonuccio

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