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Quei ragazzi che cercano la felicità

Un laboratorio-spettacolo che coinvolge gli studenti alessandrini:

«Da Leopardi a McCarthy, per domandarsi qual è il senso della vita»

 

“Cercatori di felicità” è il titolo dell’evento che si terrà sabato 23 marzo alle 17.15 al Teatro San Francesco di Alessandria. Si tratta di un laboratorio-spettacolo del “Pcto” (ovvero “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”) organizzato dalla Diocesi di Alessandria con la collaborazione di diversi uffici: scuola, pastorale giovanile e comunicazioni sociali. Quest’anno hanno aderito al progetto 25 studenti provenienti dal Liceo Scientifico “G. Galilei”, dall’Istituto “A. Volta”, dall’Istituto “U. Eco” e dalla “Alexandria International School”. A raccontarci di più è il professor Angelo Teruzzi, che coordina l’équipe di insegnanti del Pcto, formata dai professori Paolo Ravazzano, Mariangela Mazza, Tiziana Prigione e Daniele Di Franco.

Professor Teruzzi, che cos’è il Pcto?

«Questo acronimo rischia di nascondere, anziché chiarire, una novità nella scuola che è presente da alcuni anni, cioè la possibilità data agli studenti dell’ultimo triennio degli Istituti superiori di svolgere un’attività formativa esterna, in consonanza con il proprio percorso scolastico. Un tempo si parlava di “Alternanza scuola-lavoro”: ora si parla di acquisizione di competenze e di occasione di verifica del proprio orientamento, cioè della propria vocazione. La nostra Diocesi presenta alle scuole ogni anno progetti di partecipazione alle attività pastorali, calibrandoli sulle esigenze degli studenti».

Quest’anno che cosa avete proposto ai ragazzi?

«In parziale continuità con l’anno precedente, in cui fu realizzata una mostra sulla libertà, il progetto 2023-24 è dedicato all’esperienza della felicità. Lo scopo è la progettazione e la realizzazione di un evento dal titolo “Cercatori di felicità”, in cui verranno proposti al pubblico i risultati di una indagine sulle vicende di uomini che possiamo considerare come “esemplari” perché non hanno rinunciato a perseguire la felicità, pur in circostanze difficili o avendo preso strade sbagliate. I protagonisti dell’indagine sono quattro: Giacomo Leopardi, i ragazzi della “Rosa bianca”, il padre e il figlio del romanzo e film “La strada” di Cormac McCarthy, e Miguel Mañara, dall’omonimo dramma di Oscar Milosz».

Come sono state approfondite queste storie?

«Nella prima fase, per cinque venerdì consecutivi, dal 20 ottobre al 15 dicembre abbiamo ascoltato interventi di esperti e discusso le loro presentazioni. Abbiamo avuto con noi, oltre a Paolo Ravazzano che ha introdotto alla conoscenza di Leopardi, Beppe Musicco, giornalista cinematografico e presidente dell’associazione “Sentieri del cinema” di Milano, per un commento al film “La strada”; Maurizio Scagliotti, docente di filosofia e storia al “Balbo” di Casale, per la presentazione della storia degli studenti della “Rosa bianca”; Leonardo Macrobio, docente di religione del liceo “Umberto Eco” di Alessandria, per la presentazione del dramma “Miguel Mañara”. Al termine gli studenti hanno potuto condividere, discutere e porre delle ipotesi tra di loro. Infine, ognuno ha mandato ai coordinatori del progetto brevi commenti e riflessioni. Dopo questa fase è avvenuta la divisione in gruppi, da gennaio in poi, per la preparazione del laboratorio-spettacolo. Una fase in cui gli studenti hanno approfondito una delle quattro storie, con l’aggiunta di un gruppo che ha affrontato il tema in modo introduttivo».

Che cosa accadrà dunque sabato 23 marzo?

«I ragazzi nel laboratorio-spettacolo presenteranno ciò che questa esperienza ha permesso loro di acquisire. Ogni gruppo, attraverso immagini, racconti e dialoghi costruiti, inviterà il pubblico a entrare nelle problematiche proposte. Ci saranno quindi letture, recite, video, esibizioni musicali. E molto altro ancora».

Che cosa ha colpito gli studenti durante questo percorso?

«I ragazzi si sono appassionati a queste storie e alle domande che emergevano, e hanno spesso riconosciuto quegli interrogativi come propri. Fin dall’inizio, l’intenzione non è stata di tipo teorico-filosofico, che rischia di impantanarsi in discussioni sterili, ma quella di ritrovare in sé stessi un’esperienza caratterizzata dalle stesse preoccupazioni dei protagonisti esaminati: di capire quindi l’importanza e la serietà delle domande sollevate e di non lasciarsi prendere dallo scetticismo generale. Se l’uomo è caratterizzato da un desiderio incolmabile, forse il segreto della felicità sta nel non lasciar perdere il lavoro di ricerca e di attesa».

Alessandro Venticinque

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