«Vi auguro di saper vedere la piccolezza di Dio, unica in grado di attirare lo sguardo del cuore»
Eccellenza, siamo arrivati a celebrare il Natale. Ci dica un “punto” bello su cui far memoria, qualcosa che ci aiuti a recuperare il rapporto con questo bambino che nasce.
«A me, in questi giorni, appare come immagine davanti al cuore questo bambino che è nato in una grotta. È l’unica volta nella Storia che Dio si fa uomo, pensiamoci bene. Anziché presentarsi come adulto, fatto e finito, si è presentato come un bambino. Anziché manifestarsi dentro a una reggia, viene al mondo in una grotta. Non ha nemmeno le “cautele” basilari di una vita umana: ha un padre falegname e non ha una culla, tant’è che lo mettono in una mangiatoia. Un essere piccolo e indifeso… un bambino che è Dio, ma non viene riconosciuto come Dio. E questo bimbo, che è Dio, fa una vita sconcertante. Cresce in un paesucolo della periferia di Israele, alla periferia dell’Impero romano, e in questa condizione si mette a fare il falegname. Dio si fa uomo e fa il falegname (sorride). Mi viene ancora in mente, in questa scelta dell’essere piccolo da parte di Dio, l’adorazione eucaristica di Tor Vergata, vicino a Roma, l’estate scorsa al Giubileo dei Giovani. Mentre facevamo adorazione mi sono voltato, in quel silenzio surreale, e ho visto dietro di me un milione di ragazze e ragazzi. Eravamo lì, insieme, a guardare la Persona che aveva le dimensioni più piccole di tutti: Gesù nell’Eucarestia. Ecco, Dio ha scelto questa modalità, l’essere piccolo, ed è una modalità straordinariamente efficace. Dio ha salvato l’uomo in questo modo, consentendo di farsi maltrattare, processare, condannare, crocifiggere: una follia, dal punto di vista umano. Ma è stata proprio questa “follia” ad aver salvato l’uomo».
Come facciamo a tenere presente nella nostra giornata questo bambino, così piccolo eppure così potente?
«Dobbiamo metterci davanti al presepe, guardarlo e chiederci che cosa vediamo. Vediamo forse l’imperatore di Roma? “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re!” (Mt 11,7-8). Se ci mettiamo davanti al presepe vediamo che sì, ci sono gli angeli, ma soprattutto ci sono i pastori».
Il presepe guardato come segno?
«Come segno, proprio così. Il “riscaldamento” è un bue e un asinello, c’è una mangiatoia, c’è un bambino. “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2,12). Un segno poverissimo».
Un segno poverissimo, va bene. Però il nostro Natale poverissimo non è…
«C’è il Natale della festa pagana, ma il Natale vero, quello cristiano, è diverso. Ti metti davanti al presepe e dici: “Allora, che è successo?”. Vedi un bambino in una mangiatoia, vedi della gente semplice, povera, e ti chiedi qual è il modello davvero vincente. E lo segui. “Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori»” (Lc 2,34-35)».
Usciamo un attimo dal presepe… Questo è un Natale pesante, con pochi spiragli positivi, ma con ancora tante guerre nel mondo.
«È un Natale pesante perché noi uomini siamo pesanti. Perché non ci mettiamo davanti a quel presepe, a guardare quel Bambino. Preferiamo distrarci con mille cose: spese, impegni e tutte le varie considerazioni che questo mondo ci induce a fare. Sono scelte: come quella, molto diffusa, di non reagire a questo essere menati per il naso e portati via dal senso vero del Natale. Più o meno consapevolmente».
Veniamo a lei, Eccellenza. Quando si riunirà con la sua famiglia, che cosa dirà?
«Non ho pensato a niente di particolare. Natale è una festa familiare, dove ci si scambiano comunque dei contenuti. E ci si racconta un po’ la vita, ed è sempre un momento significativo. Pensa che mio fratello mi ha mandato la fotografia della capanna con le statuine di quando eravamo bambini… adesso è a casa di una mia nipote che si è sposata. E quindi, in qualche modo, il Natale si trasmette».
Dove dirà Messa?
«Il 24 dicembre, a mezzanotte, celebrerò in Cattedrale. Il 25, alle 9 del mattino sarò alla Michel, e alle 10.30 in Cattedrale».
Un augurio ai lettori di Voce.
«Ai lettori di Voce auguro di saper vedere la piccolezza, che è l’unica in grado di attirare lo sguardo del cuore. La piccolezza di Dio, perché Dio per attirare il nostro sguardo si fa piccolo, contrariamente a quello che faremmo noi, che invece occuperemo tutto il campo del visibile. Dio, invece, si fa piccolo e attira il nostro sguardo dal suo farsi piccolo, dal suo farsi bambino indifeso, dal suo farsi uomo dei dolori che è reietto dagli uomini, dal suo farsi Eucarestia».
Eccellenza, com’è stato quest’anno per lei?
«Bellissimo. Perché il Signore sta portando avanti il suo disegno, e lo porterà ancora avanti».
“Bellissimo” significa che è andato tutto bene?
«Certo che no. Vuol dire che, dentro le contraddizioni di questo mondo, dentro le guerre, dentro le difficoltà, dentro i problemi economici, dentro il lavoro che va male, dentro le persone che faticano a portare avanti la loro vita c’è comunque una forza di Dio che si sta dispiegando e che sta accudendo, nel suo amore, i piccoli, le persone semplici. Se ne sta prendendo cura e dona loro pace. “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore”».
In mezzo alle tempeste della vita, che cosa mi può aiutare a vedere questo disegno che il Signore ha per noi?
«Il presepe (sorride)».
Però se ho un problema grande, come per esempio un figlio che sta male, cosa cambia se mi metto a guardare il presepe?
«Dipende da come lo guardi. Io dico che cambia tutto, perché quando tu sei lì e dici: “Signore, io sono in questa sofferenza, e tu di fronte a questo mi hai risposto facendoti uomo e vivendo la sofferenza più atroce, per essermi vicino, per dirmi che ci sei, sei qui per me”. Il male e il dolore ci sono perché il male è entrato nel mondo, ma Lui è qui per me e mi dona un mondo nuovo».
E dove lo dice?
«Nel presepe».
Andiamo, Eccellenza… il presepe non parla.
«Parla al tuo cuore».
E se il cuore è duro?
«Nel Giubileo dicevamo: “Qualsiasi sia la tua condizione, tu devi solo preoccuparti di fare una cosa, tenere aperto il cuore alla salvezza di Dio”. È solo un atto di fede: fidarsi di Dio».
Fidarsi di Dio: che cosa significa?
«Fidarsi di Dio è l’atto di fede, perché quello che ci salva non sono le opere, ma la fede. Attraverso la porta della fede, Dio compie cose straordinarie. Ma da parte nostra ci deve essere una apertura».
Mi dica un modo per coltivare questa apertura.
«Torno al Giubileo. Le persone che hanno deposto nel Percorso giubilare in Cattedrale la loro tenebra e il loro fallimento ai piedi di Dio, e quelle che hanno deposto il loro grazie per le opere di Dio nella loro vita sono un numero impressionante. Con questo semplice gesto di apertura hanno affidato tutto al Signore».
E basta quello? Basta un gesto semplice?
«Basta un gesto semplice».
Oggi che non ho più quel cesto con i bigliettini del Percorso giubilare in Cattedrale, il mio fallimento dove lo metto?
«Davanti al presepe».
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
