Monsignor Gallese è stato nominato assistente spirituale del Collegamento nazionale santuari. Nuovo amministratore apostolico sarà monsignor Luigi Testore, Vescovo di Acqui
Eccellenza, partiamo dalle ultime notizie: la sua nomina ad assistente spirituale del Collegamento nazionale santuari e, contestualmente, le sue dimissioni dal governo della diocesi di Alessandria. Commentiamo la prima notizia, la nomina ad assistente spirituale. Di che si tratta?
«Accolgo questa nomina con profonda gratitudine. È un servizio a favore dei santuari italiani che tocca le corde più intime della mia storia: la mia vocazione è nata proprio in un luogo di pellegrinaggio, Medjugorje, e nel mio stemma episcopale ho voluto richiamare due santuari mariani: Nostra Signora di Soviore, con la ghianda, e Santa Maria delle Vigne a Genova, con il grappolo d’uva. Potermi spendere per questi luoghi di grazia mi riempie di entusiasmo pastorale. Oggi il santuario si rivela uno snodo strategico irrinunciabile: è un approdo a cui le persone si accostano con il cuore aperto per cercare Dio».
Quindi il suo sarà un ruolo missionario…
«Un ruolo missionario, certo. E infatti la nomina viene dal Dicastero per la Nuova evangelizzazione».
Non dal Dicastero per i Vescovi, a cui lei però ha contestualmente presentato la rinuncia.
«Sì, ho presentato la rinuncia al governo della diocesi, notificata al Dicastero per i Vescovi e accettata dal Santo Padre».
Questi cambiamenti derivano dalla visita apostolica di gennaio scorso?
«La visita apostolica è scaturita da una serie di fatiche e tensioni che la diocesi ha attraversato. Nonostante il clamore mediatico sul sottoscritto scatenato dai media, la visita ha avuto un suo percorso di discernimento al termine del quale non ho ricevuto neppure una riga scritta e nessuna sanzione. Tuttavia, il clima generale e le circostanze che si sono create hanno evidenziato il bisogno di voltare pagina, per tutti. Quando ti accorgi di questo, potersi dedicare a un nuovo servizio per la Chiesa diventa un dono».
Non le dispiace andarsene, Eccellenza?
«”Partire è un po’ morire”… almeno in parte. Ho fatto otto “traslochi” nella mia vita e adesso sto per fare il nono. Non me ne ricordo uno che sia stato indolore. Alessandria è stata la mia casa per quasi 14 anni, la famiglia con cui ho condiviso gioie, fatiche, preghiere e volti che porto nel cuore. Dentro di me c’è comunque la pace e la serenità di ripartire».
Veniamo alla diocesi. Ha fatto un bilancio di questi anni?
«Chiaramente sì. Sono molto contento di questi anni alessandrini, un’esperienza straordinaria in cui abbiamo camminato e faticato fianco a fianco: sacerdoti, religiosi e religiose, diaconi e laici. Custodisco nel cuore i momenti più vivi di comunione con la nostra gente, come i grandi pellegrinaggi diocesani, i passi compiuti insieme durante il Giubileo della Misericordia e quello degli 850 anni con il percorso giubilare in Cattedrale, gli incontri nelle comunità e il lungo lavoro del sinodo sulle unità pastorali, con oltre 150 sessioni di ascolto e confronto. E poi i giovani, le Giornate Mondiali della Gioventù, i cammini in giro per l’Italia e il Collegio Santa Chiara, fino a Casa San Francesco e all’obiettivo di mantenere il Santuario e la mensa aperti in continuità con la storia della città. La Caritas, le associazioni, gli uffici pastorali e le molte feste ed eventi che abbiamo realizzato insieme rimarranno sempre con me. Senza dimenticare tutte le autorità che in questi anni ho incontrato, ho stimato e con le quali ho collaborato per il bene delle persone».
Quindi lei è soddisfatto…
«È stata un’esperienza bellissima, intensa. E ricordo con affetto perfino quegli aspetti più ordinari, organizzativi e di curia, parte integrante del mio servizio quotidiano. Se dovessi tornare indietro non eviterei nemmeno le sofferenze che ho vissuto e che stanno assumendo una colorazione particolare, convinto come sono che la sofferenza offerta diventi una grazia per i miei amici. Certo, il ministero episcopale non è mai perfetto. Assomiglia molto a quello di un papà o di una mamma: si procede a tentoni, chiedendo luce allo Spirito, soprattutto quando si affrontano questioni spirituali e sfide inedite come i grandi cambiamenti della nostra società. Ciò che resta, al di là di ogni prova, è il bene seminato e l’umanità di questa Chiesa alessandrina, che ho cercato di servire con tutto me stesso e che continuerò ad amare».
Come vede la situazione della Chiesa, oggi?
«Viviamo un tempo in cui la Chiesa sta affrontando una progressiva perdita di presenze che dura ormai da decenni. C’è chi si allontana, chi non trova la via per entrare o chi semplicemente non si accosta più ai sacramenti, come il battesimo, cercando risposte altrove. Lo vediamo tutti: preti, vescovi, laici. Ho sentito con dolore il lamento di persone che agli incontri sinodali mi hanno detto: “Sono rimasta sola a servire la mia parrocchia”. Con le lacrime agli occhi, con una sofferenza così viva e sincera da togliere il fiato. Sono cose che fanno stringere il cuore a un vescovo».
Lei ha proposto qualche soluzione?
«Sì, le unità pastorali. Non sono “immediate”, però: in questi anni ho capito che ci vogliono delicatezza e pazienza per camminare insieme, non sempre è facile rendersi conto della profondità della svolta a cui siamo chiamati, e quanto grande sia il lavoro che dobbiamo fare per cambiare l’assetto di una comun i t à cristiana ormai stanca, intrappolata in modelli di comportamento e di azione che non incontrano più l’uomo di oggi».
Per lei dunque le unità pastorali sono state un passo decisivo per la diocesi?
«La grande innovazione dell’unità pastorale è lavorare in comunione, tra parrocchie vicine: non una semplice scelta tecnica, ma un atto di premura verso le nostre comunità. Sappiamo bene quanto pesi la stanchezza di chi si spende ogni giorno nel servizio e quanto siano cambiate le esigenze educative e pastorali. Mettere in comune energie, cuori e competenze diverse è l’unico modo per sostenere chi fa più fatica e tornare a camminare con speranza. Senza contare che la comunione è l’elemento più essenziale per poter essere Chiesa. L’unità pastorale ha lo scopo di mettere insieme le competenze, le persone e lavorare in comunione, perché abbiamo bisogno di una comunità che educhi ed evangelizzi».
Eccellenza, parliamo del suo rapporto con il clero.
«Il rapporto con il clero è una dimensione complessa per tutti i vescovi, perché i sacerdoti sono la parte più esposta e ferita del popolo di Dio. Mi ci metto anch’io, in prima persona… Il peso grava tutto sul punto d’appoggio: quando una porta si apre o si chiude, è il cardine che ne sopporta lo scricchiolio e lo sforzo. Quel cardine, oggi, sono i nostri vescovi e i preti: a questi ultimi voglio profondamente bene e ne condivido appieno le fatiche quotidiane».
Si sente di dover chiedere perdono a qualcuno?
«Sì, mi sento con tutto il cuore di dover chiedere perdono a tutte le persone che non sono riuscito ad accompagnare e servire come avrei voluto. E sento anche il desiderio profondo di perdonare tutti coloro che mi hanno fatto un torto. Sono un uomo e sono stato imperfetto: chiedo sinceramente scusa a tutti coloro per i quali sono stato motivo di fatica, di disorientamento o di inciampo».
Cosa vuol dire ai fedeli, alla diocesi e a tutti noi?
«L’augurio più grande che porto nel cuore per tutti, per ciascuno dei nostri fedeli e per l’intera diocesi, è quello di continuare a camminare insieme verso il Regno di Dio, custodendo un bene prezioso: la comunione. Non stancatevi mai di cercarla, non stancatevi mai di volerla, anche quando costa fatica: è la cosa più importante di tutte, è il segno vero che siamo fratelli».
Ora per la nostra Chiesa locale inizia un nuovo tratto di strada. Con chi lo percorreremo?
«Verrà un amministratore apostolico, monsignor Luigi Testore, vescovo di Acqui, verso cui nutro profonda stima e vero affetto fraterno. Sono contento di questa scelta: monsignor Testore è una persona saggia, concreta, capace di prendersi cura della nostra situazione con grande paternità e di preparare il terreno per il futuro cammino della Chiesa alessandrina».
Quale sarà il suo rapporto con Alessandria, dal 12 settembre?
«Sarò vescovo emerito di Alessandria, e questo legame spirituale e affettivo non si spezzerà mai. Andrò ad abitare altrove: è una scelta che faccio anzitutto per amore e rispetto verso questa Chiesa, per lasciare piena libertà e serenità di azione a chi verrà dopo di me. A volte voler bene davvero a una comunità significa avere il coraggio e l’umiltà, quando si avverte una fatica comune, di fare un passo indietro per il bene di tutti. Ma Alessandria, la sua gente, i suoi volti e le sue storie rimarranno per sempre custoditi nella mia preghiera e nel mio cuore».
C’è una data in cui saluterà ufficialmente la diocesi?
«Sì, sarà il 4 ottobre. Luoghi e orari sono ancora da definire. Li leggerete su Voce!».
Andrea Antonuccio
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
