La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi.
Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini.
Commento del vescovo
Dopo aver guardato al cristiano come membro di un corpo, S. Paolo parla della carità che è ciò che congiunge le membra del corpo, il legame della perfetta unità (cfr Col 3,14). L’ipocrisia consiste nel non scegliere, nei fatti, il bene rispetto al male. In fondo tale scelta è l’inclinazione morale innata: fare il bene ed evitare il male (S. Tommaso d’Aquino la chiama sinderesi), per cui l’ipocrisia ci porta a vivere contro la nostra natura. La prima cosa che suggerisce S. Paolo parlando della carità (agape) è di amarci gli uni gli altri con affetto fraterno (filadelfìa) e di gareggiare nello stimarci a vicenda. Dunque essere Chiesa ci chiede una concreta incarnazione dell’amore affinché il corpo di Cristo non sia slegato, ovvero slogato. Il versetto 12 ci dà in poche parole un programma di vita arduo ed efficace. Siate lieti nella speranza: essa è la capacità di perseverare in ciò che la fede, che è lo sguardo nuovo sul mondo, ci presenta come meta, immediata o futura, tant’è vero che tradizionalmente è rappresentata con un’ancora; ebbene mentre tendiamo alla meta dobbiamo stare lieti. Costanti nella tribolazione: il consiglio dei maestri nello spirito di fronte all’aridità e alla tribolazione è di continuare come se niente fosse, con costanza. Perseveranti nella preghiera: non ha bisogno di spiegazioni. Questi tre passaggi meritano un tentativo di raggiungimento, non da soli (troppo faticoso), ma assieme a qualche fratello o sorella.
Preghiera
Dio, Padre di misericordia, donaci lo Spirito dell’amore, lo Spirito del tuo Figlio.
Fa’ che la Chiesa Alessandrina si rinnovi nella luce del Vangelo. Rafforza il vincolo dell’unità fra i laici e i presbiteri, fra i presbiteri e il nostro Vescovo Guido, fra i Vescovi e il nostro Papa Francesco; in un mondo lacerato da discordie la tua Chiesa risplenda segno profetico di unità e di pace.
Padre nostro, Ave o Maria, Gloria al Padre
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
