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Ricevete lo Spirito Santo

Dal Vangelo secondo Giovanni

Commento alla prima lettura di Domenica 4 giugno 2017
Pentecoste

Il vangelo di questa domenica ci presenta il mistero della Pentecoste come viene raccontato da Giovanni, per il quale, il dono dello Spirito la sera di Pasqua, è strettamente collegato alla risurrezione di Gesù.

“Venne Gesù, stette in mezzo a loro”: il Risorto è sempre presente e “sta nel mezzo” della sua comunità. Nel cenacolo Gesù mostra “le mani e il fianco” a quella chiesa nascente, che non può e non deve dimenticare la vita del suo Signore, la sua storia, in particolare la sua passione e morte.

Viene infatti dato agli apostoli lo Spirito di Gesù, l’alito stesso di Gesù, il soffio vitale da lui reso al momento della morte ma anche lo stesso soffio di vita che il Signore Dio aveva immesso nell’uomo nel momento in cui lo plasmava con la polvere del suolo (Gn 2,7): con la risurrezione e con il dono dello Spirito, ci suggerisce il vangelo, la vita ricomincia, vi è una nuova creazione e nascono a vita nuova i figli di Dio.

La venuta dello Spirito è poi strettamente legata al dono della pace: non si tratta soltanto di un saluto, di un bell’augurio, ma del conferimento alla chiesa del dono della pace, quella che il Messia è venuto a portare, il segno per eccellenza della venuta dei tempi messianici, la vita e la salvezza che vengono da Dio, la giustizia per i poveri e la buona novella annunciate da Cristo.

Il dono dello Spirito Santo viene fatto da Cristo esplicitamente alla comunità dei suoi discepoli perché possa, a nome suo, continuare l’opera della salvezza e rimettere i peccati. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”: con il dono dello Spirito nella chiesa, è Gesù che, nei suoi discepoli, continua a sanare e beneficare, rinnovando e ricreando sempre il popolo che Dio gli ha dato.

È chiaro che questo “potere” di perdonare dato alla chiesa, non rappresenta un tesoro da custodire gelosamente o da elargire a pochi privilegiati “in regola” con le normative vigenti, ma tende essenzialmente a costruire, o a ricostruire, la vita degli uomini ferita dal peccato. Niente, infatti, più del peccato, disgrega la comunità dei credenti, chiude verso i fratelli e sfigura il volto di quella che è essenzialmente una casa di amore e di pace, perché custodita e sostenuta dalla forza dello Spirito di Dio.

A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati

Infine, il dono dello Spirito è direttamente legato ad un mandato affidato agli apostoli. Inviando lo Spirito alla sua chiesa, il Risorto la pone in un rapporto particolare, unico ed esclusivo con se stesso, facendola addirittura partecipare alla sua missione: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. L’alto compito della Chiesa è di portare Gesù Cristo, non altro, di far risplendere lui in ogni suo gesto e in ogni sua parola.

Gli effetti della presenza dello Spirito nella chiesa sono più chiari nel racconto degli Atti (1 lettura), ma Giovanni sottolinea già il cambiamento che esso opera: gli apostoli che stavano nel cenacolo “a porte chiuse”, pieni di timore, fanno l’esperienza della presenza di Cristo, che continuerà anche quando egli non sarà più visibile. Essi avevano paura, la morte di croce li aveva riempiti di tristezza ma ora, di fronte a lui risorto, sono pieni di gioia. Ad essi che avevano chiuso le porte e il cuore, Gesù dice: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” e davvero, dopo la Pentecoste, essi partiranno e cambieranno la propria vita e la vita del mondo.

don Stefano Tessaglia

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