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Solero – Il cardinale Severino Poletto onora il Patrono San Bruno

«Oh Dio, che in tempi di cili per la Chiesa hai animato il vescovo San Bruno a difenderne la libertà e ad a ermarne la dottrina, concedi a noi con la sua protezione di imi- tarne le grandi virtù per l’avvento del Tuo regno».

Così la colletta dell’Ufficio del Santo, e proprio sulle sue grandi virtù il Card. Poletto che presiedeva le solenni celebrazioni, svoltesi martedì 18 luglio a Solero, ha incentrato la sua omelia tralasciando i consueti cenni biografici, sicuro che tutti i Solerini li abbiano ormai nella mente e nel cuore quando inneggiano a voce spiegata al bel ore sbocciato a Solero. San Bruno, uomo di vastissima cultura oltre che di fede profonda, era appassionato agli studi classici dei quali si trovano evidenti tracce nei commenti alle Sacre Scritture. Un esempio probante si riscontra nel Commento al Cantico dei Cantici dove si legge il verso omnia vincit dilectio (l’amore vince tutto) nel quale è chiaro il richiamo a quello più famoso Virgiliano omnia vincit amor, con la differenza che il termine generico amore per San Bruno si deve leggere con la connotazione cristiana di carità.

È trascorso quasi un millennio dalla nascita di questo grande esegeta della Parola di Dio, ma la carità resta sempre il fondamento della vita del vero cristiano ed il Cardinale ha più volte sottolineato questa virtù che ha caratterizzato l’azione pastorale del vescovo segnino, sollecitando tutti a manifestarla senza pregiudizi e senza vergogna, orgogliosi di essere portatori del messaggio di Cristo, dentro e soprattutto fuori dalle chiese.

A questo proposito è stato calzante il riferimento al grandissimo problema dei migranti che cercano rifugio in Europa nella speranza di trovare condizioni di vita più sicure e decorose. I sentimenti che animano un vero cristiano dovrebbero essere prima di tutto di fraterna accoglienza e nello stesso tempo di ricerca di soluzioni umanitarie e politiche che ne regolino i flussi e l’integrazione.

La fedeltà al messaggio di Cristo e l’amore per il prossimo valsero qualche dispiacere a San Bruno presso la Curia Romana, ma forse gli salvarono la vita quando, come raccontano le cronache del tempo, se la vide minacciata da malfattori che lo affrontarono per derubarlo, al ritorno da una missione in Francia.

In quell’occasione San Bruno rivestiva il ruolo di Legato Pontificio e quella veste fu associata a grande disponibilità di denaro, ma il personaggio era ricco di altre virtù che convinsero i suoi assalitori a desistere dal loro delittuoso progetto e a convertirsi.

Solero lo annoverò fra i suoi cittadini residenti per pochi anni poiché l’attitudine spiccatissima allo studio dimostrata presso il locale cenobio dei monaci martiniani, lo portò ben presto presso lontane e più prestigiose istituzioni.

Giovanissimo (cum adhuc adule- scentulum essem, come egli scrive) gli fu richiesta da un certo abate Pellegrino (probabilmente del convento benedettino dei Santi Apostoli di Asti) una esposizione del Salterio che egli fece nella “traslazione gallicana” e dedicò al vescovo astigiano Ingone.

Forse gli anni di vita solerina di San Bruno furono pochi, ma il profumo di quel ore sbocciato a Solero salì al Cielo e da allora avvolge quanti ne chiedono l’intercessione presso il Padre Celeste.

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