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La forza della memoria/3 – L’incontro con il Presidente Mattarella

Il viaggio a Cracovia e ad Auschwitz ha una coda qualche giorno dopo, al Quirinale: il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha invitato alla celebrazione del “Giorno della Memoria” i partecipanti alla due giorni polacca. Tra questi, la nostra delegazione del Csm: con il vicepresidente Legnini, i consiglieri Balducci, Cananzi, Fanfani e chi scrive, oltre ad alcuni magistrati e funzionari addetti al Consiglio stesso. Una celebrazione che è in realtà un percorso. I diversi interventi, quel mattino di gennaio nella Sala dei Corazzieri, permettono di capire la progressione verso la “soluzione finale”, come sia stato possibile arrivare a quell’orrore.  Dapprima la discriminazione insensata: espulsione degli ebrei dalle scuole e dal lavoro pubblico, proibizione di vacanze, limitazioni varie nella vita quotidiana. Il tutto motivato con il ricorso ad assurde, ma in quel momento non sempre e non subito screditate (quante firme anche illustri sotto il delirante “Manifesto della razza”!) fantasie sul mito della razza ariana e sulla sua presunta superiorità di sangue: rileggere oggi le pagine della rivista “La difesa della razza” (direttore Telesio Interlandi, segretario di redazione Giorgio Almirante) fa rabbrividere. Dopo la discriminazione, la marginalizzazione sociale, poi gli arresti, le deportazioni, infine la morte nei campi di sterminio. Il rabbino Di Segni invita all’esame di coscienza sulle responsabilità del fascismo, e non solo del nazismo; il ministro dell’istruzione Valeria Fedeli sottolinea con forza (l’aveva già fatto nel viaggio di andata in aereo) l’importanza della recente nomina a senatore a vita di Liliana Segre. Quattro ragazzi delle scuole che hanno partecipato al Viaggio intervistano la sen. Segre e un altro sopravvissuto ad Auschwitz, Piero Terracina (aveva 16 anni quando venne deportato, l’età di chi gli pone la domanda), in una sorta di passaggio di testimone tra le generazioni, concluso dalla neo-senatrice a vita con una frase folgorante: “lo Stato apre le porte del Senato della Repubblica a una bambina cui il Regno d’Italia aveva chiuso le porte della scuola”. L’incantevole voce di Noah, insieme alla forza della sua testimonianza di vita, scandisce i diversi momenti della mattinata.  Il cuore dell’incontro è, naturalmente, l’intervento del Presidente della Repubblica. Si era già diffusa la voce che non sarebbe stato un discorso d’occasione, protocollare, e non lo è. Già nel suo inizio, quando definisce il razzismo “un virus letale, che ha contagiato nazioni e popoli” e sottolinea “la connivenza, la complicità, l’indifferenza rispetto alle leggi razziali e razziste”. Ma anche quando ricorda, rovesciando uno dei capisaldi mussoliniani, che discriminare è già perseguitare, e che le leggi razziali e l’entrata in guerra non furono “errori”, ma diretta conseguenza del “credo” fascista. E quando conclude con un messaggio di speranza, che è anche un invito alla vigilanza: il nostro Paese e l’Unione europea hanno gli anticorpi necessari per combattere i focolai di odio e di razzismo. Ma questi focolai (ce ne siamo accorti proprio in questi giorni) non vanno sottovalutati. Un discorso forte, autorevole, utile anche fuori dal nostro Paese. Un invito a non rimuovere, ma a rielaborare: vale anche per noi italiani, a causa della macchia delle leggi razziali e razziste. Rielaborare, così da essere in grado di rispondere: chi sono gli ebrei di oggi? Chi è oggi perseguitato? Domande che tutti dovremmo porci, quali che siano il nostro credo religioso e le nostre convinzioni politico-sociali.  La nostra umanità si misurerà anche dal tenore delle risposte che sapremo dare a queste e a simili domande. a coda, al Quirinale. (3 – fine)

Renato Balduzzi

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