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La Festa del Perdono di Assisi… ad Alessandria

Martedì 1 e mercoledì 2 agosto nel Santuario Sacro Cuore di Gesù

Martedì 1 e mercoledì 2 agosto nel Santuario Sacro Cuore di Gesù, in via San Francesco 13 ad Alessandria (l’ex convento dei frati cappuccini), si celebrerà la Festa del Perdono di Assisi. Si tratta, per l’ordine francescano (e non solo), di un momento importante e solenne: «La Festa del Perdono di Assisi nasce da un’esperienza che Francesco visse nella chiesetta della Porziuncola, quando si sentì ispirato dal Signore a chiedere al Papa il privilegio dell’indulgenza plenaria per tutti coloro che, confessati, avessero pregato proprio in quel luogo. Il Papa, seppur meravigliato, concesse la possibilità di ricevere l’indulgenza pensandola per un tempo limitato. Ma Francesco gli disse: “Santità, non chiedo giorni, ma anime”. Da allora, l’indulgenza plenaria nella chiesetta della Porziuncola è quotidiana. Con il tempo, si è estesa a tutte le chiese francescane e, soltanto ultimamente, anche alle chiese parrocchiali» racconta padre Giorgio Noè (nella foto qui sotto), al quale abbiamo chiesto di spiegarci che cosa accadrà nella nostra Diocesi.

Padre Giorgio, Alessandria come vivrà questa Festa?

«Anche nella nostra Chiesa locale manterremo viva questa tradizione particolarmente sentita dalla famiglia francescana. L’indulgenza inizia a mezzogiorno di martedì 1° agosto e si conclude a mezzanotte di mercoledì 2, il giorno in cui si celebra la festa della Madonna degli Angeli. È possibile vivere questa esperienza alle condizioni richieste dalla Chiesa (il programma completo è alla locandina di pag. 12, ndr)».

Perché è una esperienza così importante?

«Il frutto dell’indulgenza sta nella remissione della pena. Forse non tutti sanno che nel sacramento della Confessione ci vengono rimessi i peccati, ma rimane comunque da scontare la pena dovuta per gli stessi peccati. L’indulgenza plenaria, invece, ci fa ottenere anche la remissione della pena, e questo dono lo possiamo ottenere per noi e per le anime dei defunti. Ecco perché è una occasione che desideriamo vivere con intensità: è una grazia per la vita spirituale, l’occasione per approfondire il grande dono della Misericordia di Dio di cui la Chiesa è depositaria. Non dobbiamo avere una visione “materiale” di questo dono, che va collocato dentro il grande tesoro spirituale che Dio ci offre per il cammino della nostra conversione. Non si tratta di una “amnistia generale”, una specie di colpo di spugna con cui cancello il male dalla mia vita, ma si tratta piuttosto della possibilità di rinascere grazie all’amore di Dio e all’azione del suo Spirito. L’indulgenza non è automatica, ma richiede l’apertura del cuore all’azione trasformante dello Spirito Santo».

Il pensiero e le azioni del Santo di Assisi erano “moderne”, per la sua epoca.

«Sì, perché Francesco “sgancia” dall’indulgenza l’aspetto materiale, tanto è vero che non richiede nessuna donazione. Ciò che a lui sta veramente a cuore è la possibilità che l’uomo possa rinnovarsi di fronte a Dio e fare esperienza del Suo amore che salva. Inoltre, al tempo di Francesco le indulgenze erano per lo più unite ai grandi pellegrinaggi: Gerusalemme, Roma, Santiago… ma non tutti erano nelle condizioni fisiche e soprattutto economiche per poterli fare; ecco allora una meta pensata in particolare per i poveri e gli emarginati che a Francesco stavano tanto a cuore. Ed è ciò che sta a cuore anche a noi: riproporre il perdono di Assisi oggi non significa fare un salto nel Medioevo, ma riprendere l’esperienza della Misericordia di Dio che desidera raggiungere ogni uomo in ogni tempo e in ogni luogo. Ciò implica anche la riflessione sulla necessità del perdono e, di conseguenza, del sacramento della riconciliazione che in questa epoca è profondamente in crisi».

Perché oggi molti fedeli faticano ad avvicinarsi alla riconciliazione?

«L’uomo di oggi fa fatica a confessarsi perché ha perso il senso del peccato. E quindi fatica a riconoscere le proprie colpe e a chiederne perdono. Tuttavia, il fatto di non riconoscere i propri peccati non significa che essi non esistano o non producano i loro effetti negativi nel cuore dell’uomo. Di fronte a questo male spirituale solo Cristo è la risposta e la soluzione, solo Lui può guarire il cuore dell’uomo. Nella nostra chiesa desideriamo offrire questo incontro con la Misericordia di Dio anche attraverso il sacramento della riconciliazione, offerto in tutti i giorni dell’anno».

E per te che esperienza è confessare gli altri?

«Per noi sacerdoti, chiamati a “incontrare” la povertà e il peccato della gente, è l’occasione per ringraziare il Signore della sua Misericordia e del suo amore. Molte volte ci capita di raccogliere non solo i peccati ma anche i pesi e i problemi di chi si rivolge a noi. La confessione diventa allora occasione per un dialogo di conforto e di guida. E poi credo che il Signore ci faccia incontrare nella confessione le persone che vuole farci portare nel cuore per sostenerle con la nostra preghiera. Nel sacramento ci incontriamo con la realtà più fragile e malata del cuore dell’uomo, laddove il peccato produce i suoi effetti distruttivi: è come entrare in una ferita infetta dell’anima, sapendo che il Signore non ci chiede di giudicare, ma di portare l’unguento della sua Misericordia. Celebrare il sacramento della confessione significa portare la salvezza alle anime, portare guarigione ai cuori, sostenere con la grazia di Dio la fragilità del cammino della fede. Possiamo solo ringraziare il Signore che ha messo nelle nostre mani la possibilità del Suo perdono».

Un invito, per i fedeli alessandrini, a partecipare a questo momento.

«Il sacramento della riconciliazione produce un cambiamento del cuore proprio a motivo della grazia che viene conferita. È necessario però che, come per l’Eucarestia, anche la confessione abbia una certa regolarità. Questi due sacramenti ci sostengono nel cammino della vita spirituale. La loro frequenza determina la crescita e la conversione dei nostri cuori proprio perché sono un incontro vivo con il Signore che ci salva. Invitandovi per il Perdono di Assisi, ci auguriamo di poter sentire il bisogno di continuare a vivere l’incontro con la Misericordia attraverso la confessione periodica. Per riscoprire la bellezza di questo sacramento e la sua forza spirituale».

Alessandro Venticinque

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