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«Sotto la Grotta mi sento pieno, in pace»: intervista a Umberto Creuso

La diocesi a lourdes dall’1 al 5 luglio

Parla Umberto Creuso, il responsabile tecnico che coordinerà i volontari durante il pellegrinaggio

Umberto Creuso (nella foto) 64 anni, valenzano da sempre, quest’anno è stato chiamato a svolgere il servizio di responsabile tecnico del pellegrinaggio diocesano a Lourdes, organizzato dall’Oftal, Opera federativa trasporto ammalati a Lourdes. Lo abbiamo intervistato per scoprire un po’ di più su questo ruolo. Ma non solo…

Umberto, di cosa ti occuperai quest’anno?

«Come responsabile tecnico, il mio compito è di coordinare tutti i volontari che parteciperanno al pellegrinaggio: da chi si occupa di accompagnare gli ammalati a chi se ne prende cura, da chi li aiuta nelle azioni quotidiane al refettorio, e a chi cura l’animazione dei pellegrini. Ma questo non lo faccio da solo: senza i responsabili dei diversi servizi e senza i volontari, io sarei inutile».

Questo servizio parte da lontano, non ci si può improvvisare.

«Certamente! È già da mesi che stiamo lavorando insieme con il consiglio dell’Oftal e la presidenza, perché tutto sia curato nei dettagli. C’è un grande lavoro che spesso non si vede, fatto di dedizione e di voglia di far vivere un’esperienza bella e completa. Non nego che, quando mi è stato chiesto, sono stato un po’ preso alla sprovvista: non sono nemmeno dieci anni che vado a Lourdes! Ero spaventato ma poi, grazie agli amici che conoscono bene me e l’ambiente di Lourdes, ho scelto di dire di sì a questo incarico. Ancora oggi sono un po’ titubante, ma sono certo che con l’aiuto di tutti faremo del nostro meglio».

Ma tu come ci sei finito a Lourdes?

«Fin da giovane mi sono speso per gli altri: con l’oratorio del Duomo di Valenza sono approdato alla realtà del Centro residenziale “Borra” e all’associazione “Vivere insieme”, scoprendo il mondo della disabilità. La fede ha un ruolo importante nella mia vita, ma non conoscevo affatto l’Oftal e non avevo mai approfondito la storia e il messaggio di Lourdes. Pensate che tutto è iniziato il giorno di Pasqua del 2016: uscendo da Messa trovo un banchetto con alcuni volontari dell’Oftal che propongono le ormai famose uova di cioccolato. Tra loro c’è un’amica, Arianna, che mi racconta e accende la mia curiosità. La conversazione finisce con un mio: “Iscrivimi al pellegrinaggio”. Un paio di mesi dopo Arianna mi chiama, dicendomi che dovevo passare in sede per finalizzare l’iscrizione. E lì trovo il presidente Andrea (Serra, ndr) e altri volontari. Io non avevo ben capito e, per star tranquillo, ho chiesto a mia moglie di accompagnarmi (sorride). Mi sembrava un mondo a sé stante, nuovo sotto tutti gli aspetti».

E poi?

«Arriva il giorno della partenza e mi presento in stazione con la valigia. Davanti a me, un treno lunghissimo, diverso dai soliti. E lì trovo tanti amici e conoscenti che non sapevo fossero legati all’Oftal: nel vederli accompagnare e prendersi cura degli ammalati, le lacrime hanno cominciato a scendere. Il mio primo pellegrinaggio è iniziato così, con grande curiosità e gioia nel cuore: in quei giorni ho dormito poche ore, curioso e con la voglia di non perdere nemmeno un istante di quell’esperienza. Arrivato davanti alla Grotta di Lourdes, non riuscivo più ad andare via: sono rimasto lì due ore, a contemplare quel clima di pace e serenità. Da allora ci torno più volte l’anno. Ho iniziato col pellegrinaggio annuale, poi si è aggiunto il servizio presso il Santuario con lo stage, diventando “Hospitalier”, e da qualche anno sono entrato anche nel consiglio della sezione di Alessandria. Se la Madonna lo vorrà, continuerò a servire».

Umberto, perché torni a Lourdes?

«Ci torno per pregare: lì, dicono, il Cielo tocca la terra. Ci torno per le persone ammalate e per chi ci torna con me. È un luogo surreale, sembra di essere davvero “a casa”. Ritrovo tanti amici, e tra loro molti ammalati che chiedono non tanto di guarire, quanto di poter tornare ancora una volta. Sotto la Grotta, insieme con loro, mi sento pieno, in pace. Che sia da pellegrino, come mi capita l’11 febbraio, con l’Hospitalité del Santuario o con il pellegrinaggio Oftal, poco importa: in qualche occasione ho più tempo per me, in altre più per gli altri. Tra tutti, però, preferisco il pellegrinaggio perché è un “fare insieme”, dedicarsi agli altri senza remore».

Un invito a chi non è mai partito.

«Posso solo dire: “È un posto bello. Strano, ma bellissimo. E se non vedi, non puoi capirlo appieno. Prova!”. Magari solo per un weekend, ma è contagioso: come io sono stato invitato, mi ritrovo a invitare amici e conoscenti. Ogni volta la storia di Bernadette e il messaggio di Lourdes mi stupiscono: varcati i cancelli del Santuario, il caos che c’è fuori finisce e inizia la Storia, anche la mia, la tua. Venite a Lourdes!».

Giorgio Ferrazzi

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