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Rifiuti radioattivi: scatta l’allarme

Sei aree e nove Comuni nell’alessandrino “candidati” ad accogliere il deposito nazionale di rifiuti radioattivi

La notizia è arrivata, e da subito ha fatto discutere. Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio, Sogin, la società nazionale delle bonifiche, ha pubblicato la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad accogliere il Deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi. La provincia di Alessandria è, a suo malgrado, al centro di questo progetto. Fra i 67 siti, potenzialmente idonei, ve ne sono 12 classificati come “molto buoni” e inseriti in classe A1. Di questi 12 siti, cinque sono stati individuati nel territorio della nostra provincia e per la precisione nelle seguenti aree: Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento; Fubine-Quargnento; Alessandria-Oviglio; Bosco Marengo-Frugarolo, e Bosco Marengo-Novi Ligure. A questi cinque siti ne va aggiunto un altro nei comuni di Sezzadio e Castelnuovo Bormida, inserito in classe A2. Sei aree e nove Comuni interessati.

Dalle cifre di Sogin, nel nuovo deposito nazionale, realizzato su una superficie di 110 ettari, saranno stoccati in totale 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi: 17 mila “a media e alta attività” e 78 mila “a molto bassa e bassa attività”. Circa 50 mila metri cubi derivano dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, 28 mila metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria. Di questi 78 mila metri cubi, 33 mila sono già stati prodotti (45 mila metri cubi verranno prodotti) e vanno custoditi in sicurezza, almeno per i prossimi 300 anni.

Ma dove sono attualmente questi rifiuti? In Italia i centri che producono o custodiscono rifiuti radioattivi sono le ex centrali nucleari, attive fino a fine Anni Ottanta, di Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta). Ci sono poi il “nostro” impianto di “Fabbricazioni Nucleari” a Bosco Marengo (Alessandria) e tre impianti di ricerca sul ciclo del combustibile di Saluggia (Vercelli), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera). A questi va aggiunto anche lo smantellamento del reattore Ispra-1 nel Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea di Ispra, in provincia di Varese.

I “nostri” Comuni interessati non ci stanno e si sono già messi al lavoro. «Si prova tanta rabbia e incredulità» ci racconta al telefono il sindaco di Oviglio, Antonio Armano (in foto qui sotto). «Come Comune siamo già in lotta per lo smaltimento dei fanghi nella zona di Carentino. Adesso ci troviamo con una proposta di deposito di rifiuti nucleari a un chilometro da Oviglio. Interesserebbe una piccola porzione del nostro paese, ma ce lo avremmo comunque in casa. Non capisco come mai siano stati individuati dei siti idonei solo nella nostra provincia. Alessandria ha già dato e continua a dare. È ora di finirla».

La paura aumenta anche tra i cittadini. «Stiamo parlando di un progetto che potenzialmente può essere pericoloso. Ma la paura tra i cittadini c’è sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista lavorativo. Si prevedono ricadute dal punto di vista economico per l’agricoltura, ma anche per le case. Chi verrebbe a comprare una casa a Oviglio con questo deposito? Se il sito si farà, sicuramente sarà in sicurezza, ma la ricaduta economica sarà pesante» prosegue Armano.

Lunedì 11 gennaio si sono riunite Regione Piemonte, la Provincia di Alessandria e una rappresentanza dei nove Comuni interessati. Per prima cosa i Comuni hanno chiesto una proroga per presentare delle controdeduzioni, non bastano i 60 giorni, vista anche l’impossibilità (o quasi) di fare delle assemblee pubbliche, causa Covid. «Adesso andiamo avanti a step. Sicuramente contatteremo le associazioni di categoria, in particolare quelle agricole. Abbiamo dei terreni coinvolti di notevole valore, quindi chiediamo alle associazioni che ci diano un sostegno anche a livello nazionale. Abbiamo deciso di uscire con alcuni comunicati unici, validi per tutti i Comuni. È già nato, da privati, il comitato “No grazie”. Mentre noi stiamo iniziando a pensare a una racconta di firme. In questo cercheremo di sensibilizzare anche la popolazione alessandrina, perché abbiamo bisogno di far sentire il più possibile la nostra voce» conclude il primo cittadino ovigliese.

«La Regione appoggerà la nostra protesta. Gli uffici saranno a disposizione dei Comuni e della Provincia per fornire le competenze necessarie a presentare le osservazioni tecniche. Formeremo una cabina di regia per un’azione coesa, a tamburo battente» commenta rientrando da Torino il sindaco di Bosco Marengo, Gianfranco Gazzaniga. Già al lavoro anche il sindaco di Frugarolo, Martino Valdenassi: «Saranno necessari spostamenti e sopralluoghi, confronti tecnici. Basti pensare che la Cnapi si basa su dati territoriali che risalgono al 2014 e vanno aggiornati. Aggiornerò subito la commissione comunale ambiente, dopo l’incontro di Frugarolo avvenuto sabato scorso con le associazioni e i comitati locali».

Tutt’altra risposta arriva da Sogin. Visitando il sito depositonazionale.it, l’azienda si sofferma sulla totale sicurezza del progetto, aggiungendo che «la struttura sarà monitorata per assicurare la massima efficienza delle barriere», anche tramite «una rete di monitoraggio ambientale e radiologico nei dintorni del sito».

L’ombra dei rifiuti nucleari si è posata sulla nostra provincia. I Comuni si interrogano, rimboccandosi le maniche per garantire sicurezza ai propri cittadini. Nell’attesa di una soluzione che non affossi completamente un territorio che, come è ben noto, non gode di una grande salute ambientale.

Alessandro Venticinque
ha collaborato Daniela Terragni

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