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Siamo tutti sacerdoti

La nuova Lettera pastorale del nostro Vescovo

«Come Vescovo, guardando alla Chiesa Alessandrina e alla situazione attuale, ravviso un’urgenza particolare, che è sopra le altre e che merita di essere attuata. Per questo scrivo a voi tutti e in particolare a coloro che hanno compiti di presidenza o responsabilità a diverso titolo nelle comunità parrocchiali o elettive della nostra Diocesi». Con queste parole introduttive il nostro Vescovo, monsignor Guido Gallese, apre la sua nuova Lettera pastorale, “Sarete per me un regno di sacerdoti“, che sarà presentata a tutta la Diocesi domenica 12 settembre, nel Santuario B. V. della Creta, a partire dalle ore 16. Di che cosa tratta questa nuova Lettera, che dà inizio al nuovo anno pastorale 2021-2022? Abbiamo chiesto a monsignor Gallese di darci qualche “istruzione per l’uso”, consapevoli che questa nuova Lettera sarà oggetto di lavoro e meditazione delle comunità diocesane per tutto l’anno.

Eccellenza, partiamo dal titolo della sua nuova Lettera pastorale: “Sarete per me un regno di sacerdoti”. Domanda: diventeremo tutti sacerdoti?

«Tutti, nessuno escluso. A parte chi non vuole, ovviamente».

Mi scusi, ma quando uno pensa al sacerdote pensa al sacerdote “ordinato”. E invece?

«E invece no (sorride). Perché già nell’Antico Testamento, quando per la prima volta viene presentato il sacerdozio (Es. 19,6) lo si dice in un modo che fa capire che è per tutti: “Voi sarete per me un regno di sacerdoti”. Il titolo della Lettera, appunto».

In quest’ultimo anno lei ha citato in diverse occasioni il tema del sacerdozio battesimale. È di questo che parla la sua Lettera?

«Sì, è di questo. Con il Battesimo accade che lo Spirito Santo trasforma l’uomo, e trasformando l’uomo (perché è una consacrazione) il cristiano viene abilitato all’esercizio del sacerdozio di Cristo».

E allora che differenza c’è tra il sacerdozio battesimale e quello ordinato?

«In realtà i Sacramenti che ci configurano a Cristo sacerdote sono tre: Battesimo, Cresima e Ordine. Nel primo caso siamo configurati a Cristo sacerdote per essere profeti e sacerdoti riguardo a noi stessi: cioè capaci di ascoltare e interpretare la Parola di Dio per la nostra vita, offrire sacrifici spirituali per la nostra vita e regnare sulla nostra vita. La Cresima, poi, è per gli altri: ci rende testimoni di Cristo, ma per gli altri».

E il sacramento dell’Ordine?

«È per la comunità. Il Ministro ordinato ha una relazione con la comunità, e fa tutto a beneficio della comunità. Che è un’entità diversa dalla somma delle persone che la compongono».

Nell’introduzione alla Lettera lei scrive che quello del sacerdozio battesimale è «un tema centrale ma passato (teologicamente) di moda, con il rischio di dimenticarlo o di lasciarlo in balìa di derive devozionali».

«Nella pastorale ordinaria non compare quasi mai».

Sembra quasi un’eresia: tutti sacerdoti, ordinati e non…

«Sì, a volte c’è un po’ questa paura di fraintendere. Ma è un timore infondato, perché il sacerdozio dei fedeli è rivolto innanzitutto a se stessi. È vero però che chi non sa esercitare il sacerdozio battesimale per sé non è in grado di esercitare il sacerdozio che deriva dalla Cresima a beneficio degli altri. Se non cominci a interpretare la Parola di Dio sulla tua vita, non potrai farlo sulla vita degli altri. E non potrai essere utile alla comunità».

Sempre nell’introduzione, lei scrive che la nostra grande tentazione è quella di «risolvere i problemi con il fare, concependo di conseguenza la vita moralisticamente; il rischio è quello di sentirci giustificati (buoni) in virtù delle opere che compiamo». Lei ce l’ha un po’ con le “cose da fare”, Eccellenza.

«Sì, anche Gesù ce l’aveva con le “cose da fare”! L’ho imparato da lui (sorride). Come ho scritto nella Lettera pastorale, alla gente che gli chiedeva che cosa si doveva “compiere per fare le opere di Dio”, Gesù rispondeva: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato” (Gv 6,28-29). E quando Pietro predica per la prima volta a Pentecoste, alla fine “si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?»”. Ancora una volta un “dobbiamo”! E Pietro risponde così: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo” (At 2,37-39). Queste non sono cose da fare, ma un cambiare sguardo: una conversione».

Fermiamoci qui, in attesa di avere tra le mani la sua nuova Lettera pastorale, che lei presenterà domenica 12 a Castellazzo. Dobbiamo (ecco, ci sono cascato anch’io…) proprio venire?

«Carissimi, non è necessario che veniate (sorride). Se avete tanto tempo da perdere, e volete metterci una vita a capire cosa voglia dire essere sacerdoti spirituali, allora state a casa. Ma se volete regnare nella vostra vita, lo potete fare solo attraverso il vostro sacerdozio. E regnare significa che l’esistenza acquista senso ovunque sia messa: anche in mezzo ai flutti, possiamo navigare senza essere in balìa delle onde».

Andrea Antonuccio

Per scoprire maggiori informazioni sulla presentazione di domenica 12 settembre 

vai al link sul sito della Diocesi di Alessandria

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