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Stile Juventus

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Un commentatore sportivo non dovrebbe mai lasciar trapelare per quale squadra fa il tifo, ma non ho alcuna difficoltà a rivelare la mia risalente passione per i colori bianconeri di marca juventina. Dovendo, tuttavia, addentrarmi in quello che è il cosiddetto “stile Juventus”, una sorta di fascino che aveva avuto nell’Avvocato Gianni Agnelli il più carismatico interprete, occorre far subito un distinguo: la Juventus dell’Avvocato non era soltanto la squadra elegante, mai polemica, avvezza a non esonerare alcun Allenatore (nemmeno Maifredi) senza avergli fatto terminare la stagione, ma anche quella Società-Stato che costrinse il capocannoniere del Mondiale Paolo Rossi a vendere la sua bella Alfa Spider, con cui aveva avuto giusto il tempo di farsi un giro in collina, perché non si trattava di un’auto del Gruppo Fiat.

Cinismo, poco spazio ai sentimenti e perseguimento del risultato erano dunque una costante già ai tempi dell’Avvocato e del mitico Giampiero Boniperti ma si associavano ad uno stile fatto, effettivamente, di eleganza e di correttezza formale (benché, già allora, le polemiche aventi ad oggetto presunti favoritismi arbitrali non mancassero). Da poco più di un ventennio a questa parte, però, qualcosa è cambiato: dapprima lo scandalo doping (e l’Avvocato era ancora al mondo), poi il trauma di Calciopoli, infine le recenti vicende che hanno gettato un’ombra inquietante sulla figura del Presidente più vincente della storia del sodalizio, perlomeno in Italia, Andrea Agnelli. Se, infatti, si eccettuano sporadici episodi come l’ingratitudine nei confronti di Alessandro Del Piero, la strana scalata alle gerarchie societarie di Pavel Nedved (che si stenta a comprendere che ruolo rivesta) e alcuni misteriosi addii (Antonio Conte e Beppe Marotta, ad esempio), i veri o presunti scandali risalgono agli ultimi due anni.

Ne furono apripista le infiltrazioni criminali in curva (in cui pure la società fu parte lesa) e l’esame di italiano di Luis Suárez e ne fece seguito la vicenda Superlega fino ad arrivare al recente affaire delle plusvalenze. Ed allora, se nell’eleganza e nella capacità di non mollare mai lo stile della Juventus è rimasto inalterato dai tempi dell’Avvocato, dal punto di vista della irreprensibilità gestionale (o, perlomeno, dell’apparenza della stessa) qualcosa appare mutata. Sarà dunque compito della attuale Dirigenza dimostrare, in modo inequivocabile, la piena correttezza d’ogni proprio operato ovvero, in caso contrario, segnare il passo sia pur dopo una stagione di trionfi irripetibili.

Guarda anche la terza puntata di Venticinquesimo minuto con ospite Riccardo Chiarello (clicca qui)

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