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Il Sinodo minore, un cammino di ascolto

Vita della Diocesi

Nel “percorso sinodale” che anche la nostra Diocesi, come tutte le Chiese del mondo, sta vivendo in questo tempo, il nostro camminare insieme assume la forma particolare di un Sinodo diocesano.
Sollecitati dal vescovo Guido, infatti, tutti i membri delle nostre comunità saranno chiamati a meditare e pregare, a ragionare (ovvero fare discernimento) e discutere insieme sulla vita delle nostre comunità parrocchiali, che verranno raggruppare tra loro in “unità pastorali”.

Come ha scritto il vescovo nella lettera pastorale di quest’anno, tutti i battezzati, Popolo di Sacerdoti, sono chiamati a fare la loro parte e assumersi responsabilità in prima persona, lasciandosi coinvolgere in questo “cammino” e facendo sentire la propria voce.

Questa ricchezza è stata valorizzata proprio dal Concilio Vaticano II, che ha messo in rilievo che «è piaciuto a Dio di santificare e salvare gli uomini non separatamente e senza alcun legame tra di loro, ma ha voluto costituirli in un popolo che lo riconoscesse nella verità e lo servisse nella santità» (Lumen gentium 9). I membri del Popolo di Dio, infatti, sono tutti accomunati dal Battesimo e «anche se per volontà di Cristo alcuni sono costituiti dottori, dispensatori dei misteri e pastori a vantaggio degli altri, fra tutti però vige vera uguaglianza quanto alla dignità e all’azione nell’edificare il corpo di Cristo, che è comune a tutti i Fedeli» (Lg 32). Per questo tutti i battezzati, partecipi della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo, sono soggetti attivi dell’evangelizzazione, sia singolarmente sia come gruppi. A partire così dall’assemblea sinodale del 16 gennaio prossimo, il nostro Sinodo incomincerà dall’ascolto di tutti: del vescovo e della sua proposta pastorale, dei presbiteri, dei diaconi, dei religiosi e di tutti i battezzati chiamati ad immaginare insieme il futuro della nostra Chiesa.

In questo primo momento diocesano in Cattedrale, nel primo pomeriggio di domenica 16 gennaio, verranno definiti i punti essenziali della nuova impostazione: naturalmente nella nostra diocesi le parrocchie non smetteranno di esistere, ma saranno appunto “unite” tra loro dal punto di vista pastorale e saranno guidate da più preti tutti ugualmente parroci e responsabili di tutte le comunità (“parroci in solido”).

Il percorso di ascolto vorrà poi essere anche un percorso di “racconto”: le comunità e i singoli fedeli, infatti, sono chiamati a raccontare se stessi, la propria vita e le diverse attività pastorali, in vista di alcune scelte da compiere a livello di zone pastorali (febbraio) e poi delle singole unità pastorali (marzo/aprile), nel momento in cui si dovranno mettere in pratica le scelte fatte e darne un volto concreto (quali i momenti centrali della vita spirituale, quali le attività essenziali, chi sono i parroci, chi i responsabili laici delle diverse aree, ecc.).

Nel nostro riunirci dei prossimi mesi, tuttavia, dovremo metterci al riparo dal rischio di celebrare solo eventi isolati o realizzare un “parlamento cattolico”, ma piuttosto cercare di fare nostro uno stile di essere e di presenza, capace ancora di annunciare il Vangelo e di valorizzare il fatto che la Chiesa è un “noi”, è il “Popolo di Dio” in cammino.

don Stefano Tessaglia
Responsabile della fase sinodale

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