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L’economia che fa vivere

“La recensione” di Fabrizio Casazza

Si è celebrato la scorsa settimana a Napoli il XXIX congresso nazionale dell’Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale, dedicato al tema Il fascino (in)discreto del denaro: itinerari interdisciplinari per un’etica economica-finanziaria.

Nel corso del convegno si sono anche tenute le elezioni per il rinnovo delle cariche direttive dell’associazione per il prossimo quadriennio. Sono stati confermati rispettivamente come presidente e come vice il sacerdote novarese Pier Davide Guenzi e il medico siciliano Salvino Leone. Nuovo segretario è don Alessandro Rovello della diocesi di Caltanissetta.

Come delegati regionali risultano la docente milanese Gaia De Vecchi per il Nord, il canonico Alessandro Picchiarelli di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino per il Centro, il cappuccino Michele Mazzeo per il Sud, l’insegnante palermitano Pietro Cognato per la Sicilia. Tra i numerosi e qualificati relatori dell’assise c’è stato anche Luigino Bruni (nella foto), Ordinario nel dipartimento di giurisprudenza, economia, politica e lingue moderne della Lumsa a Roma, che ha appena pubblicato con Edizioni Messaggero Padova L’economia che fa vivere (pp 169, euro 16).

Il libro nasce dai testi preparati per il mensile Messaggero di Sant’Antonio dal 2018 al 2020. Un’esperienza singolare di quel lasso di tempo è stata la pandemia, che ha portato a riscoprire un aspetto dell’esistenza a volte considerato puro dovere: «Quando una forma di morte ci minaccia, il lavoro diventa un potente antidoto» (p. 6). Non solo: «la solitudine forzata ci ha insegnato il valore e il prezzo delle relazioni umane» (p. 7).

Il cristianesimo deve perciò tornare a parlare delle realtà quotidiane, tra cui l’economia occupa un posto cruciale. Occorre però un nuovo modello d’impresa e «una nuova classe dirigente, meno esperta di tecniche e di strumenti, e più esperta in umanità; meno occupata in infinite riunioni e più presente n mezzo ai lavoratori, per vederli lavorare e quindi conoscerli» (p. 35). Non si può non ripensare anche la struttura sociale: il Covid ha mostrato «che il mercato funziona bene per le cose semplici, mae per quelle complicate, malissimo per le grandi crisi» (p. 112).

Insomma, occorre costruire un nuovo paradigma economico con al centro la persona umana e la sua capacità generativa di beni relazionali che, mentre migliorano la vita di chi li produce, elevano l’intera società.

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