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I Frati nel Convento di via San Francesco

Spostamenti in Diocesi: parla il Vescovo

In vista delle nuove Unità pastorali, che sostituiranno le singole parrocchie e partiranno dopo l’estate (le date precise le troverete sul prossimo numero di Voce), vi raccontiamo alcuni importanti spostamenti di sacerdoti e religiosi nella nostra Diocesi. A partire dai “fraticelli di Spinetta“, ossia padre GiorgioNoè, padre Daniele Noè e padre Lorenzo Tarletti, che prima dell’Avvento si trasferiranno ad Alessandria nel convento di via S. Francesco per sostituire i Frati Cappuccini che dai primi di ottobre lasceranno la nostra città. Non solo: nell’Unità pastorale Fraschetta-Marengo andrà don Mauro Bruscaini, già rettore del seminario diocesano e parroco del Centro. Abbiamo chiesto al nostro Vescovo, monsignor Gallese, di spiegarci le motivazioni di questi cambiamenti.

Eccellenza, partiamo dalla sua scelta di spostare i frati da Spinetta al Convento dei Cappuccini di Alessandria. Era proprio necessario?

«Con il Consiglio permanente diocesano abbiamo discusso degli assetti finali delle Unità pastorali, e ci è sembrato opportuno chiedere ai fraticelli di Spinetta di lasciare il loro impegno pastorale per andare in Centro, nel Convento dei Cappuccini. Non come unica presenza, ma per continuare una spiritualità francescana. Da una parte, infatti, c’è il Convento, da sempre un luogo caro agli alessandrini e, storicamente, promotore di vita, cultura e formazione cristiana. Dall’altra, una comunità francescana che sta cercando di trovare la forma di un carisma con l’associazione “Santa Montagna”, tenendo come punto forte il rapporto con i laici. Ecco, trovo che questi due eventi richiedano l’uno la continuità dell’altro. Mi dispiace per i fedeli di Spinetta, con i quali i fraticelli hanno avviato una pastorale seria e profonda, ampiamente ricambiata da un grande affetto, ma la scelta era inevitabile. Daremo continuità a tutto, compresa la mensa che proseguirà ad accogliere proprio con lo stile francescano».

Cosa vuole dire ai Frati Cappuccini che a breve lasceranno la città?

«Li ringrazio per quello che hanno fatto: un lavoro che, nei secoli, per Alessandria è stato veramente straordinario. Cercheremo di coprire questo “buco” che rimane, e continueremo con l’aiuto del Signore. Anche un aiuto vocazionale, perché spero che la presenza francescana non si spenga in Diocesi. Da Vescovo, la considero una ricchezza che non dovrebbe mai mancare».

I laici che in tanti modi aiutano il Convento si troveranno spiazzati, almeno all’inizio…

«Mi ha fermato una signora, l’altro giorno, dicendomi: “Mi dispiace che la chiesa dei Frati chiuda, sono addolorata. Per me è una sofferenza”. E io l’ho rassicurata: “Guardi, la chiesa dei Frati non chiuderà, i Cappuccini daranno comunque un’assistenza spirituale all’Associazione San Francesco e ci sarà una vita nel Santuario del Sacro Cuore”. Ci siamo già visti con l’Associazione, le attività proseguiranno. E la nostra presenza dentro il Convento sarà più numerosa».

Più numerosa? Perché?

«Per prima cosa, perché lì ci sarà il nostro Seminario, e quindi si dovrà creare un ambiente idoneo. In secondo luogo, il Convento diventerà il fulcro della comunità delle Sette Chiese, lì risiederanno tutti i sacerdoti dell’Unità pastorale del Centro. E ripeto: la mensa andrà assolutamente avanti».

A Spinetta, al posto dei Frati, lei ha pensato a don Mauro Bruscaini. Le piace cambiare spesso le carte in tavola… la sua non è proprio la Chiesa dell’ordine e della tranquillità.

«Lo so, ma i tempi in cui i vescovi avevano a disposizione parroci e viceparroci sono finiti. Se in una parrocchia mancava un sacerdote, un viceparroco veniva “promosso” e lo si mandava lì. Adesso, invece, il venir meno di un prete è un grosso problema. A cui le Unità pastorali possono rispondere».

A proposito: cos’è che dobbiamo ancora capire delle Unità pastorali?

«Il vantaggio delle Unità pastorali è che ogni parrocchia vedrà alternarsi due sacerdoti, nelle Messe e durante la settimana: è un cambio strutturale, che ci obbligherà anche a cambiare una pastorale che da decenni è ingessata e non dà più frutti. Si è ridotta a qualcosa di istituzionale, e mostra tutti i suoi limiti quando è chiamata a toccare la vita delle persone. La pastorale è una storia di relazioni, dove la relazione principale è quella con Dio. Perché, in fondo, la comunità si relaziona a Dio attraverso un atto di fede, cioè di fiducia, attraverso il quale avviene la salvezza all’uomo: una vita nuova, da risorti già su questa terra, che si completerà con la resurrezione dei corpi, alla fine dei tempi».

Eppure non a tutti è gradita questa sua “impostazione”, Eccellenza…

«La mia impostazione non è, come dire, “dittatoriale”, ma tiene presente le situazioni del mondo di oggi e i problemi che abbiamo in Diocesi. Ne ho parlato spesso con i sacerdoti, ma alternative serie alle Unità pastorali non ne sono emerse. Emerge, invece, il disagio di cambiare, che è anche comprensibile. Questa è una svolta, e sarà faticosa, perché è un cambiare mentalità dopo tanti secoli di “si è sempre fatto così”».

Torniamo agli spostamenti dei tre frati. Cosa dice ai fedeli di Spinetta?

«Dico che mi dispiace, ma è un passaggio necessario per il bene della Chiesa locale. Io potrei anche lasciare andare le cose come sono, per non crearmi grattacapi… ma talvolta devo prendere delle decisioni per il bene della comunità nel suo insieme. Anche se comprendo il dispiacere, è successo anche a me».

Ce lo racconta?

«Quando mi hanno spostato da dov’ero per farmi Vescovo di Alessandria, ai giovani della Pastorale giovanile, che avevo seguito fino a quel momento, ho detto: “Non vorrei che la prendeste come se vi fossi stato sottratto”. Perché, quando si toglie un prete, ai parrocchiani sembra che venga tolto qualcosa. Poi ho aggiunto: “Io vorrei che aveste la fede di capire che il Signore, quando fa queste cose, lo fa anche il per il vostro bene. Solo che è difficile da capire”. Devo dire che, qualche tempo dopo, alcuni sono venuti a confidarsi: “Quella cosa che avevi detto, l’ho capita”. Il Signore arricchisce con nuove esperienze, soprattutto quando toglie. Ti costringe a essere responsabile di un orientamento che hai vissuto interiormente e che, in fondo, andava a rimorchio. Tu invece devi ripensarlo personalmente, per viverlo».

Andrea Antonuccio

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