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Quarant’anni vissuti bene: don Biagio racconta il suo sacerdozio

Don Biagio, ricorda il giorno della sua ordinazione?
«Lo ricordo come fosse adesso! Era il 10 settembre del 1977, un sabato pomeriggio. Fui ordinato da Monsignor Giuseppe Almici nella cattedrale di Alessandria».
La prima Messa dove l’ha celebrata?
«A Monza, nella mia parrocchia, già il giorno dopo
essere stato ordinato».
Dove ha studiato?
«Medie e ginnasio al seminario minore di Seveso San Pietro, mentre liceo e teologia nel seminario maggiore di Venegono Inferiore».
Come è stato il suo percorso formativo?
«Molto tormentato! Negli Anni 70 ho subito l’influsso della contestazione giovanile del tempo e ho dato del filo da torcere ai miei superiori del seminario di allora».
I primi incarichi ricevuti?
«Quello di assistente scout in piazzetta Santa Lucia e di insegnante di religione al liceo classico».
E dopo?
«Ad Alessandria ho fatto per cinque anni il vice parroco nella parrocchia di San Lorenzo e per altri cinque nella Chiesa della
Madonna del Suffragio. Poi per 13 anni sono stato Parroco a Solero e per 11 a Valenza nella parrocchia Sacro Cuore. In seguito mi hanno trasferito a Bosco Marengo e Frugarolo, dove mi trovo tuttora».
Questi 40 anni di Ministero li sente?
«Li sento tutti! Ho 67 anni e sono subentrati vari acciacchi tra cui problemi al cuore e di pressione, entrambi legati all’età. Cerco
comunque di non essere di peso a nessuno.

Che cosa l’ha spinta a entrare in seminario?
«L’amicizia con i seminaristi della mia parrocchia e la figura del mio vice parroco di Monza, perché era una grande uomo e
desideravo seguire il suo esempio.
Sono subentrati altri moventi?
«Si, l’incontro con Comunione e Liberazione e i suoi sacerdoti mi hanno permesso di superare le fatiche del cammino seminaristico. Che non sono poche…».
La sua famiglia?
«Sono orfano di padre da quando avevo tre anni. Mia madre, morta qualche anno fa, mi ha sempre seguito in tutto. Mia sorella, 14 anni più grande di me, è orgogliosa di avere un fratello prete!
Che consiglio dà a chi vuol intraprendere la sua stessa strada?
Di farsi guidare da sacerdoti in gamba e avere una comunità giovanile di riferimento. La vocazione sacerdotale è sempre frutto
di un contesto comunitario cristiano».
Come riassumerebbe in breve il suo percorso?
«Con una frase di Czesław Miłosz, poeta e saggista polacco, che ho messo sull’immaginetta il giorno della mia ordinazione :
“Adesso sono in mezzo ai vivi come il ramo nudo il cui secco rumore fa paura al vento della sera. Ma il mio cuore è gioioso come il nido che ricorda e come la terra che spera sotto la neve. Perché so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il Cielo ne sia lodato) non è la nostra”».

 

Veronica Privitera 

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