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L’InterVista a don Ivo Piccinini.

Don Ivo Piccinini nasce a Cingoli di Macerata il 24 luglio 1944, nel 1953 si stabilisce a Fiondi, la più piccola parrocchia della diocesi di Alessandria. Nel 1955 entra nel seminario di via Vochieri, al tempo del vescovo Giuseppe Gagnor. Oggi è parroco a San Michele e direttore di Radio Voce Spazio.

Don Ivo, ma come ti è venuto in mente di entrare in seminario a 11 anni?

«Ho avuto la fortuna di vivere in una famiglia cattolica e praticante, sia da parte del papà che della mamma. Non andavo ancora a scuola e ogni tanto vedevo passare delle file di seminaristi con il loro vestito e il cappello nero. Allora chiedevo a mamma chi fossero questi personaggi, e lei mi rispondeva: “Sono quelli che sostituiranno i nostri sacerdoti anziani”. Mi ricordo anche che il parroco di quando ero bambino, ancora nelle Marche, si chiamava don Primo. Venivo accompagnato a servire Messa alle 6 del mattino anche nei giorni feriali e d’inverno, avvolto nella mantellina militare che papà aveva portato a casa dalla guerra in Albania. Don Primo ha lasciato una grande traccia nella mia vita di bambino».

Che genere di traccia?

«Grande uomo, grande sacerdote! Tutti i parrocchiani, per qualunque problema, compreso quello sanitario, facevano riferimento a lui. Curava in un modo straordinario le funzioni, organizzava il servizio chierichetti, il catechismo, la visita costante a ogni famiglia. Nessuno in quella parrocchia poteva fare a meno di questa presenza provvidenziale: era uno che c’era sempre. E allora, quando sono venuto qui in Piemonte, finita la quinta elementare, ho chiesto a don Sergio Berta, parroco di Fiondi, dove si doveva andare per studiare da prete. E lui mi indirizzò al seminario in via Vochieri, allora al numero civico 14, mentre adesso è al 59. Chiusa parentesi… Era l’8 ottobre del 1955. Alla fine della quinta elementare ho proprio sentito un impulso, il desiderio di conoscere la realtà del seminario. Andai con mio papà il primo giorno e mi accettarono anche se non avevo fatto l’esame di ammissione alle medie. Da lì tutto è iniziato. Nel corso degli anni ci sono stati momenti di riflessione, e anche di difficoltà. Ma dal giorno dell’ordinazione, il 9 giugno del 1968 a Bassignana con l’allora vescovo monsignor Almici, non ho mai più nutrito alcun dubbio sulla scelta».

In famiglia come hanno reagito?

«Da loro sempre massima libertà. Mi hanno raccomandato da una parte di fare con serietà la mia scelta, e dall’altra mi hanno assicurato sempre il loro aiuto, qualunque fosse la mia decisione. E hanno fatto per me tanti, tanti sacrifici. Teniamo conto che la retta del seminario era di 6.000 lire al mese, quasi un terzo di uno stipendio medio. A quei tempi non pagare anche solo un mese la retta del seminario era considerato segno di non vocazione. Ma posso dire che i miei genitori onorarono sempre gli impegni. E io li aiutavo, in estate, andando a vendemmiare o a trebbiare. Ma adesso vorrei raccontarti un aneddoto…».

Prego.

«Dal 1955 i seminaristi di prima media vestivano in borghese, a differenza delle classi superiori, con pantaloni alla zuava. Il mio primo vestito “alla zuava” la mamma mi portò a comprarlo addirittura in via dei Martiri da Ferrari! Ti racconto un altro episodio: noi chierici, io avevo 14 anni, ogni tanto sfidavamo la squadra dei salesiani di piazza Santa Maria di Castello. Nei salesiani giocava un certo Gianni Rivera… l’accordo, siglato dal nostro “allenatore” Maurilio Guasco, prevedeva che Rivera, troppo forte per noi, giocasse solo un tempo e poi facesse l’arbitro. In una partita giocata nel cortile del Santa Chiara, dopo il primo tempo il risultato era ancora in parità, malgrado Rivera. Nel secondo tempo il campione dei salesiani ritornò in campo: Guasco prese allora la decisione di ritirare la squadra. Ancora adesso con Maurilio ce ne ricordiamo e ridiamo insieme di questo episodio. Ma se lo ricorda bene anche Gianni Rivera!».

In seminario qui ad Alessandria quali maestri hai avuto?

«Il rettore monsignor Luigi Martinengo, innanzitutto; poi monsignor Paolo Ivaldi, come insegnante di latino e greco, e don Dalmo Ferraris per storia della filosofia. Mi piaceva tantissimo il suo modo di spiegare».

Come sei arrivato a essere parroco di San Michele?

«Dopo l’ordinazione ho fatto un anno in Pista con monsignor Demartini. Poi sono andato a Castelceriolo, dal ‘69 al ‘76. E nel 1976, alla Novena di Natale, il vescovo Almici mi disse: “Per le celebrazioni del periodo natalizio vai a San Michele, parrocchia rimasta senza sacerdoti”. E il 20 febbraio del 1977, durante la Messa domenicale a San Michele, Almici mi fece un bello scherzo: davanti a tutti i fedeli mi confermò parroco… venni a saperlo anch’io in quel preciso momento!».

Sono trascorsi 40 anni: facciamo un bilancio?

«Partiamo dalle cose che si vedono, in oltre 40 anni di costruzioni e ristrutturazioni. Tra le altre: chiesa e canonica rivisitate alle radici, praticamente rifatte tutte; poi alloggio del custode, saloncino per il catechismo, quattro studi radiofonici, oratorio con sala polifunzionale agibile per 400 persone; piazzale ex novo, due campi da calcio, di cui uno con illuminazione. Aggiungo anche la nuova chiesa dell’Annunziata, con relativa canonica e oratorio. E molto altro ancora, aiutato e sostenuto dalle persone meravigliose che ho incontrato in questi anni. Tra queste, un tal Giuseppe Bodrati, che poi è diventato “don”…».

Parliamo della radio.

«Nel febbraio del 1977 nasce Radio Voce Spazio in via Vescovado 3, nel soppalco, proprio dove adesso c’è Voce. Venne fondata da una cooperativa guidata da don Luigi Riccardi, don Franco Torti, don Remigio Cavanna, Chiaffredo Astori, Luigi Visconti, Lilia Testa, Piero Genovese, Carlo Re, le suore della Michel e del Sacro Cuore e altri ancora. Chiedo scusa se dimentico qualcuno, ma io non c’ero ancora! Nel 1982 le trasmissioni cessano e nel 1985 al vescovo Ferdinando Maggioni giunge all’orecchio che il sottoscritto vuole fare una radio parrocchiale per raggiungere con la Messa tutte le cascine e le abitazioni sparse su ben 17 chilometri quadrati. Allora mi chiama e mi dice: “Don Ivo, c’è già tutto. Questa è la chiave, porta a San Michele Radio Voce Spazio”. E così ho fatto».

E dunque?

«Siamo ripartiti con un mixer a due uscite e un microfono. Da lì, un po’ di strada ne abbiamo fatta… La svolta è avvenuta nel 2013, quando è arrivato il nostro direttore artistico Federico Pieri. Guarda che se non lo citi, non ti do il permesso di pubblicare questa intervista!» (ride).

Raccontaci un po’ di strada, allora…

«In poche parole: una nuova postazione a Betania con nuove antenne, quattro studi a San Michele, di cui anche radiotelevisivo, una quarantina di collaboratori, uno studio mobile attrezzato per le partite e gli eventi, un sistema completamente digitalizzato, alla pari con emittenti ben più grandi e importanti. E adesso, nel 2018, un nuovo progetto con le Comunicazioni sociali della diocesi, che ci vede entusiasticamente in prima linea con la Voce Alessandrina. Ne vedremo delle belle!».

E c’è anche una trasmissione “principe” a Radio Voce Spazio, “Tutto per tutti”, condotta ogni mattina da un certo don Ivo.

«Ma va là… (sorride) Ne parliamo la prossima volta!».

A cura di Andrea Antonuccio

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