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Una frugarolese al Congresso di Washington

Convegno internazionale per la storia della farmacia

Giulia Bovone ha parlato di “Bioplastina serono”, farmaco usato in passato contro la malnutrizione

Dal 5 al 8 settembre al Capital Hilton di Washington si è svolto il “44° Congresso internazionale per la storia della farmacia”. Quest’anno sul palco dei relatori era presente anche la frugarolese Giulia Bovone (nella foto in copertina), 30 anni laureata in biologia all’Università del Piemonte orientale di Alessandria e appassionata di storia del farmaco. Sul palco del Congresso la giovane ha parlato di un farmaco dello scorso secolo, la contattiamo per farci raccontare questa esperienza.

Giulia, come ci sei finita in America?
«In America ci sono finita perché dal 2017 sono riuscita a far parte dell’Accademia italiana della storia della farmacia. Dal 2010 ho iniziato a raccogliere vecchi farmaci e vecchie confezioni risalenti al ‘900 che trovavo nei mercatini. È il primo congresso che faccio ed è stato una grande emozione, perché questo mondo è per me una passione. Non mi sarei mai aspettata di parlare davanti ad altri congressisti molto più importanti di me».

Parliamo di storia del farmaco: in Italia è un tema conosciuto?
«Assolutamente no, a livello italiano è quasi sconosciuta. Per mettermi divulgare e mettermi in contatto con l’Accademia ho dovuto aprire e scrivere nel mio Blog “La farmacia d’epoca”. A livello internazionale la storia della farmaci e molto più importante, soprattutto in Germania e negli Stai Uniti».

Al Congresso di che cosa hai parlato?
«Ho parlato di un farmaco opoterapico, chiamato bioplastina serono. Questo era un ricostituente utilizzato nel fine ‘800 e inizio ‘900 contro la malnutrizione. La curiosità è che ho ritrovato tantissime scatole di questo farmaco nei mercatini dell’antiquariato, perché all’epoca era molto efficace ed è stato venduto tantissimo. Nel 1911 sono arrivati a vendere oltre due milioni di fiale, parliamo di numeri importantissimi. Ed era così tanto efficace da essere rimasto nel mercato fino agli anni Cinquanta».

Cosa ti ha colpito di più di questa tua esperienza?
«Se devo essere sincera mi sono stupita dello spazio che mi è stato dato, non so se in Italia avrei ricevuto lo stesso trattamento. Nonostante sia giovane mi ha colpita in maniera positiva il fatto che fossero disposti ad ascoltarmi con grande interesse, considerando che la storia della farmacia italiana non viene molto studiata».

Ti piacerebbe proseguire questa tua passione?
«Certo. Anche se ora mi occupo di sicurezza alimentare negli ambienti del lavoro, per me la storia della farmacia è un hobby che mi dà tante soddisfazioni. Mi piacerebbe arrivare a una carica universitaria, ma devo dire che per questo tema l’Italia deve fare ancora grandi passi avanti».

È notizia di questi giorni lo scandalo sui farmaci contenenti ranitidina. Un commento?
«È stato tra l’altro un argomento trattato al Congresso. Succede che spesso che le grandi industrie farmaceutiche non producano tutte le molecole dei principi attivi, ma utilizzino altre aziende in parti del mondo per approvvigionarsi. Quindi il problema magari non nasce principalmente dalle aziende farmaceutiche, ma dalla zona e in che modo i principi attivi vengono prodotti. Tutte le aziende si forniscono in un unico punto, quindi se questo ha dei problemi ci vanno di mezzo tutte le produttrici di quel farmaco».

Alessandro Venticinque

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